Gli investitori capitolano: inizio della fine o fine dell'inizio?

Gaetano Evangelista Gaetano Evangelista - 24/03/2026 20:05

Negli ultimi sei anni di bull market ciclico interrotto soltanto dalla “pausa” dei primi tre trimestri del 2022, gli investitori sono stati giustamente persuasi a comprare azioni, sulla base di una confortante dinamica dell'equazione di mercato P = EPS/i.

La capitolazione finora assente, e negli ultimi giorni quasi invocata, si manifesta all’unisono al termine della seduta di venerdì per un’ampia rosa di indici azionari: FTSE MIB, DAX, Eurostoxx50, S&P500, fra gli altri. Può essere il culmine, seppur temporaneo, della pressione in vendita, ma è pacifico per tutti che tale precondizione necessiti di convalida: sotto forma di chiusura oltre il picco massimo di venerdì mattina.

Gli investitori si chiedono se la crisi iraniana generi pressioni insostenibili e durature per i prezzi al consumo, o minaccino la crescita economica globale; o entrambi i fattori, o nessuno di essi. Va rilevato come l’inflazione stesse rialzando la testa ancor prima del conflitto in Medio Oriente, con il core PCE deflator in risalita al +3.2% dal +2.75% di aprile scorso già a fine gennaio, mentre alla fine del mese scorso, prima del fatidico 28 febbraio, ben 16 delle prime 17 economie al mondo vantavano un Composite Leading Indicator (CLI) in crescita su base annuale.

Il combinato disposto di questi due fenomeni rallenta il mercato azionario, mentre manda al tappeto il reddito fisso. Il rendimento medio a 10 anni dei bond governativi del G7 ex USA è schizzato la settimana scorsa al 3.58%: è il livello più sostenuto degli ultimi trentuno anni.

Negli ultimi sei anni di bull market ciclico interrotto soltanto dalla “pausa” dei primi tre trimestri del 2022, gli investitori sono stati giustamente persuasi a comprare azioni, sulla base di una confortante dinamica dell'equazione di mercato P = EPS/i, con il valore di borsa favorevolmente condizionato dalla costante crescita del numeratore, e dal calo o quanto meno dalla stabilità del denominatore. Ma è evidente sotto tale prospettiva che se i tassi di interesse sfuggono al controllo delle autorità monetarie, il paradigma su cui si lavora è destinato a cambiare.

Sotto questa prospettiva, quasi sorprende la decisione del nostro modello di asset allocation di mantenere inalterata l’esposizione in azioni, dopo la sforbiciata di una settimana fa, che ha definito pur sempre il livello di allocazione più contenuto degli ultimi dieci mesi: segnala la volontà di riflessione, dopo la citata capitolazione che può comportare il tentativo in atto di formare un minimo foss’anche provvisorio, con gli indici a ridosso degli argini strategici che ne sorreggono la crescita da diversi anni.

Il contesto esogeno certo mette a dura prova i nervi degli investitori. Gli hedge fund sono ai livelli di short più consistenti degli ultimi 5-6 anni. BCA Research ha raccomandato di ridurre l’Equity, Societe Generale ha tagliato l’esposizione di 5 punti e Goldman Sachs raccomanda una esposizione più difensiva. Questo, con lo S&P500 reduce da quattro settimane negative di fila. In simili condizioni, o si reagisce, o si affonda il coltello.

Gaetano Evangelista - https://www.ageitalia.net/

Le informazioni contenute in questo sito non costituiscono consigli né offerte di servizi di investimento. Leggi il Disclaimer »

La tendenza giornaliera