Tra nomine Fed e scosse su crypto e metalli, è difficile ignorare il rumore mediatico: i dati dimostrano che investire sull'emotività è fallimentare. Il 2026 richiede prudenza e analisi dei fondamentali, poiché il mercato sta mutando pelle verso una fase più difensiva e volatile.
La scelta del successore di Jerome Powell alla guida della Federal Reserve, lascia perplessi più di un operatore. Kevin Warsh sarebbe favorevole al taglio dei tassi di interesse, ma al tempo stesso stigmatizza le dimensioni raggiunte dal bilancio dell’istituto di emissione, con gli acquisti di titoli di Stato sotto i vari programmi di Quantitative Easing che avrebbero negli anni esasperato il problema dell’inflazione.
La nomina non deve essere risultata così pacifica, se è vero che pochi giorni prima dell’annuncio, il Tesoro ha convocato l’economista Judy Shelton: a quanto pare “le porte” potenzialmente in grado di aprirsi, erano ben cinque. Resta il fatto che la banca centrale USA si è evoluta, negli ultimi mesi, da organo monolitico a collegiale, sicché conta soprattutto il conseguimento di una maggioranza di 7 voti su 12 qualificati nel FOMC per assumere tutte le decisioni che verranno di politica monetaria. Anche le più controverse...
I mercati finanziari però sono scossi, come ormai sembra d’obbligo alla fine di gennaio. Un anno fa la rivelazione di DeepSeek scompaginava le carte delle società tecnologiche USA; oggi a fare notizia è la caduta dei metalli preziosi ed il persistente ridimensionamento da inizio anno del bitcoin e delle criptovalute: contesti dove si è annidata la speculazione più spinta.
Il rischio in questi frangenti è di assumere decisioni operative dettate dalla emotività, e destinate fatalmente ad errore. Ad un anno di distanza dal DeepSeek Day, i settori che performarono peggio hanno conseguito oggi i migliori guadagni, mentre di converso tutti i settori che quel giorno chiusero in rialzo dell’un percento, hanno ceduto almeno il 10% da allora.
Non bastasse, le 25 azioni USA migliori quella seduta hanno conseguito una performance mediana del 2.7%; le 25 che persero di più quel 27 gennaio, hanno generato un saldo medio/mediano del +23.3%!
Questo per ribadire ancora una volta un concetto: investire sulla scia delle notizie è raramente una strategia remunerativa. Il primo mese dell’anno si è chiuso con un saldo positivo, ma il miglior trimestre del calendario, a sua volta archiviato con un saldo soltanto nominalmente positivo, invita a moderare gli entusiasmi. È vero che a Wall Street ben 7 settori su 11 fanno meglio dell’indice, ma è altrettanto vero che fra questi primeggiano le società Consumer Staples, tipicamente difensive.
È un mercato azionario in evoluzione, che si preannuncia ben differente dal compianto 2025. Questo implica maggiore volatilità ed imprevedibilità: non un bear market, per il quale necessiterebbero marcatori per ora assenti. Come gli spread creditizi, che sul finire del 2021 puntavano risolutamente verso l’alto, mentre ora provvidenzialmente si muovono specularmente rispetto agli indici azionari.
Gaetano Evangelista - www.ageitalia.net