Il Resto del Mondo vuole assumere la leadership globale

Gaetano Evangelista Gaetano Evangelista - 17/02/2026 11:44

Ben il 65% delle società quotate a Wall Street che ha battuto l’indice negli ultimi tre mesi. Da un mercato azionario, ad un mercato di azioni, con spiccate possibilità ora concesso di generare alfa. Gestori ed investitori ringraziano.

L’atteso rapporto sull’inflazione di gennaio si rivela sorprendentemente benigno; migliore delle aspettative: cala l’inflazione headline, nonché quella core. Persino la variazione dei prezzi dei beni fisici si riduce di tre decimi, da +1.4 a +1.1%, a riprova del raffreddamento dell’impatto dei dazi doganali: ennesima sognata minaccia virtuale, disinnescata nel mondo reale.
Siamo di fronte a ciò che gli ottimisti sono soliti definire goldilock scenario: tasso di disoccupazione, e di inflazione, entrambi convergenti verso il basso. Sembra di rivivere la seconda metà degli anni Novanta, quando la Federal Reserve era costretta a tagliare i tassi di interesse, nonostante una vivace espansione, per effetto di un boom della produttività di matrice tecnologica che comprimeva i prezzi al consumo, sconfinando in deflazione.

In effetti le aspettative di taglio dei tassi hanno oscillato per tutta l’ottava, con il CPI di gennaio che riporta in auge la data di fine giugno come prima utile per una nuova limatura del costo del denaro, stando a quanto rileva il mercato a termine. 
Questa prospettiva, in uno con un contesto economico confortante, sta inducendo un mutamente epidermico sui listini: con ben il 65% delle società quotate a Wall Street che ha battuto l’indice negli ultimi tre mesi. Da un mercato azionario, ad un mercato di azioni, con spiccate possibilità ora concesso di generare alfa. Gestori ed investitori ringraziano.
La earnings season ha fatto il resto, con il monte utili in espansione a +12% rispetto ad un anno fa, quando i tre quarti delle trimestrali sono già stati rilasciati. Ad inizio stagione l’aspettativa dei sempre cauti analisti era per una crescita anno su anno del 7%.

Gli investitori hanno fornito una prova di maturità: con le turbolenze localizzate che hanno indotto non già il completo disimpegno, bensì la sostituzione dei temi di investimento che più hanno corso, con i settori Value: Materials, industriali ed Energy, affiancati da Consumer Staples.
Una dicotomia che si manifesta anche a livello geografico: con la seduta di venerdì Wall Street vede il saldo annuale tingersi nuovamente di rosso, ma è una delle sole 4 piazze al mondo nel G30 a denunciare un saldo negativo per il 2026. Un anno che vede l’87% dei listini mondiali guadagnare terreno; ben 9 su 30 già a doppia cifra percentuale. 
Mentre lo S&P500 osserva ancora dall’alto i primi supporti, in una settimana a dir poco cruciale per la stagionalità, il resto del mondo conferma la netta volontà di assumere la leadership globale. Un passaggio di consegne fra i tanti profetizzati nel 2026 Yearly Outlook rilasciato ad inizio anno.

Gaetano Evangelista - www.ageitalia.net/

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