Ai ribassisti concesse soltanto le briciole.

Gaetano Evangelista Gaetano Evangelista - 11/02/2026 09:16

Nuovi massimi storici del Dow Jones, dello S&P equiponderato, della Value Line Average e, clamorosamente, dell'indice delle banche regionali USA. Gli Stati Uniti però restano visibilmente attardati rispetto agli altri listini azionari mondiali.

È stata una settimana bizzarra per i mercati azionari, con gli indici che hanno ceduto nella parte centrale dell’ottava, salvo recuperare sul suono della campanella: chiudendo soltanto in marginale calo. Il MSCI All Country cede meno del 2.5% prima di rimbalzare: è tutto ciò che concede ai ribassisti, e ai titolisti dei media finanziari, sempre a caccia dello scoop circa un crollo che consenta di rimediare ad anni di grame figure.
Il Dow Jones, decano degli indici di Wall Street, sbeffeggia i diffidenti salendo sopra i 50 mila punti e chiudendo ad un nuovo massimo storico: imitato dallo S&P500 equiponderato, in cui si diluisce il peso considerevole delle grandi società tecnologiche; nonché dalla Value Line Index, espressione di un ampio paniere di 1.700 società quotate sui listini americani.

La borsa americana però resta relegata nelle posizioni di coda – al 25esimo posto – nel ranking per performance da inizio anno: in una classifica che vede i listini asiatici piazzarsi in ben 8 delle prime 12 posizioni per saldo da inizio anno. L’affermazione schiacciante del LDP alle elezioni anticipate in Giappone tenutesi nel fine settimana, con il conseguente nuovo massimo storico del Nikkei, finisce per catalizzare nuove attenzioni da parte degli investitori internazionali, già favorevolmente impressionati dall’accordo-quadro commerciale sottoscritto di recente dall’UE con l’India.
E dire che fino a venerdì mattina le liquidazioni in atto sulle criptovalute inducevano alcuni a profetizzare un “effetto contagio” e nuovo avvenire gramo per gli anelli più vulnerabili della catena finanziaria internazionale. A tal proposito le banche regionali USA, da tempo osservate speciali, a loro volto al termine della scorsa settimana hanno avuto la sfrontatezza di chiudere ad un nuovo massimo storico...

Economia radicalmente modificata nel suo DNA dagli eventi di inizio anni Venti, e mercati in continua metamorfosi, inducono un netto cambiamento di correlazioni e leadership a cui i più sono colpevolmente assuefatti. Negli Stati Uniti è il trionfo dell’azione mediana, quella ignorata dai più: con lo S&P500 equiponderato in vistosa sovraperformance dalla fine di ottobre, quando al contrario l’indice generale ha avviato un prolungato consolidamento. Come mostra il Rapporto Giornaliero di oggi, la forza relativa citata si trova in presenza di un crocevia essenziale.
Il 2026 Yearly Outlook, pubblicato un mese fa, formula le previsioni, delinea i percorsi più probabili e definisce le strategie più appropriate per gli investimento in un anno che non sarà la mera replica del trionfale triennio che ci siamo lasciati alle spalle.

Gaetano Evangelista - www.ageitalia.net

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