Mentre autorevoli testate annunciava l'imminenza di una recessione globale, gli investitori avveduti entravano in un mercato Toro che ha portato al raddoppio medio delle quotazioni. E probabilmente non è ancora finita...
Delle tre asset class di riferimento, il mercato azionario risulta tuttora quello che fornisce maggiori garanzie del ritorno sul capitale: con l’indice MSCI delle borse mondiali che resta a poco più dell’un percento di distanza dai massimi storici, dopo una annata ancora una volta a doppia cifra percentuale (e sarebbe la quarta volta di fila).
Certo dopo i massimi di fine primavera i listini hanno consolidato, tenendo comunque la buona intonazione di inizio anno: i due terzi delle prime trenta borse al mondo per capitalizzazione vantano una performance positiva in questo semestre teoricamente impegnativo come quello del “Sell in May” (maggio-ottobre), con Wall Street che sfrontatamente porta a casa un saldo provvisorio del +8.35%.
Indubbiamente è un problema la natura elitaria del rialzo sperimentato negli ultimi mesi, con il Nasdaq 100 reduce da quattro settimane positive consecutive. Ma qualche spiraglio si inizia a scorgere, con l’azione mediana che la settimana scorsa ha fatto meglio dello S&P500, e con alcuni settori in ritardo che hanno recuperato terreno relativo. E la stagionalità ora punta sul comparto finanziario.
Con il bull market che oggi entra ufficialmente nel quinto anno di anzianità, gli investitori hanno imparato a filtrare il pessimismo che trapela dai media “specializzati”. Tutti ricordano la celebre headline di quattro anni fa di Bloomberg, che chiamava una probabilità del 100% di recessione negli Stati Uniti nei dodici mesi successivi, atterrendo investitori che beninteso non volevano sentirsi dire altro.
Per inciso, mercati Toro che abbiano raggiunto una simile anzianità, nel 75% dei casi nel Dopoguerra sono durati ulteriori dodici mesi.
Il modello di asset allocation concede qualcosa, ma si mantiene cauto, con una esposizione tuttora inferiore al canonico benchmark “60-40”. Pesa fra le altre cose un rallentamento del ritmo di crescita atteso per il trimestre appena conclusosi, con il GDP Now della Fed di Atlanta che indica una crescita annualizzata al 3.6%, da un picco estivo superiore al +6.0%.
Sarà una settimana impegnativa sul fronte economico: macro, con il rilascio degli indici dei prezzi alla produzione (PPI) e al consumo (CPI); e micro, con l’avvio della stagione delle trimestrali. La volatilità contenuta, con il VIX sotto i 15 punti, segnala una condizione di rilassamento da parte degli operatori.
Gaetano Evangelista - www.ageitalia.net