A quale condizione iniziare a prendere profitto?

Gaetano Evangelista Gaetano Evangelista - 11/06/2026 09:20

I reali motivi del disagio del mercato azionario americano sono da rinvenire su prospettive differenti da quelle popolari: meno mediatiche, ma più sostanziali. Fra queste, la registrazione del decimo Hindenburg Omen in un mese.

Seduta turbolenta ieri negli Stati Uniti: con lo S&P500 che, dopo aver bucato venerdì il long stop giornaliero, arriva a cedere più del 2% prima di chiudere la seduta in marginale calo (-0.26%). La versione equiponderata al contrario termina gli scambi in progresso dello 0.76%, confermando che la natura concentrata delle vendite nelle ore passate.
In effetti per ogni 10 azioni in declino al NYSE, si contano quasi 18 azioni in rialzo. Ben 9 settori su 11 dello S&P500 hanno guadagnato ieri terreno. Hanno steccato invece l’Energy, zavorrato dal ridimensionamento del petrolio; e il Tech, arrivato a cedere il 6.5%, prima di un furioso rally di quasi il 4 percento che ha condotto ad una contrazione molto meno impressionante.
Le motivazioni addotte dalla stampa specializzate sono le solite, riciclate per l’occasione: la presunta sopravvalutazione del Tech, confusa con l’effettiva concentrazione del settore; il conflitto in Iran, che però dopo 14 settimane ha generato una performance netta positiva, e la prospettiva che la Fed possa aumentare (a settembre) i tassi, in risposta all’aumento del CPI.

In effetti ieri oro e argento hanno perso visibilmente terreno, penalizzati dal timore che un maggiore costo del denaro possa penalizzare un asset che per definizione non fornisce remunerazione periodica; ma è da più di quattro mesi che i metalli preziosi subiscono un costante sacrificio.
Secondo la Taylor Rule ad essere generosi il tasso di riferimento negli USA dovrebbe attestarsi al 4.25%; ma anche in questo caso, nulla di nuovo sotto il sole. Se il costo del denaro fosse un problema, non si spiegherebbe perché i migliori settori ieri sera siano risultati l’Immobiliare e il Real Estate: quasi per definizione poco inclini a salutare con favore un rialzo dei tassi di interesse.

Le motivazioni del disagio di mercato vanno rinvenute altrove, anche se risultano poco spendibili mediaticamente: 1) ieri è stato rilevato il decimo Hindenburg Omen nell’ultimo mese; 2) la crescita economica globale ha raggiunto una coralità partecipativa dalla quale non può che deteriorarsi; 3) i rendimenti dei bond a due anni si sono spinti di oltre 50 punti base sopra il Fed Funds rate (ultimo precedente analogo: 3 gennaio 2022); 4) come denunciato la scorsa settimana, il Growth ha raggiunto un picco ciclico di rilievo rispetto al Value americano.
Sono condizioni di contorno, facilmente neutralizzate dalle prescrizioni dei modelli previsionali; che lo S&P500 però sta in questi giorni disattendendo: arrivando ieri a cedere quasi il 5% dal massimo assoluto. Una chiusura sotto i 7229 punti confermerebbe una condizione di vulnerabilità tale da dettare nel caso l’adozione di adeguate contromisure.

Gaetano Evangelista - www.ageitalia.net

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