Una performance di borsa per cui molti ucciderebbero

Gaetano Evangelista Gaetano Evangelista - 28/04/2026 11:20

Anche l'investitore più sfortunato che dovesse aver comprato il giorno prima del crollo da CoViD, a quest'ora avrebbe più che raddoppiato il capitale. Merito della eccezionale capacità delle società quotate di sfornare impressionanti profitti.

Sfidando una stagionalità storicamente negativa nella settimana successiva alle scadenze tecniche di aprile – lo S&P500 ha ceduto terreno in ben 9 casi su 10 negli anni di elezioni di midterm dal 1986 in poi – Wall Street ancora una volta migliora i massimi storici: grazie soprattutto alla straordinaria prestazione del settore tecnologico.
L’attenzione si sposta verso i soliti sospetti, ma nessuna delle compagnie delle Magnifiche Sette ha migliorato i rispettivi massimi, a differenza di quanto fatto da S&P500 e Nasdaq 100, per cui il merito è riconducibile ai restanti due terzi della capitalizzazione di mercato. In particolare ben 18 delle prime 50 società per performance da inizio anno, appartengono al settore tecnologico; le prime sei, e 10 delle prime 13 in particolare.

A pochi giorni dalla fine del mese, lo S&P500 certifica una performance prossima alla doppia cifra: dal 2000 il corrente +9.75% risulta il secondo miglior mese di aprile dopo il 2020 (+12.68%) e prima del 2009 (+9.39%) e del 2003 (+8.10%). La rilevanza storica di questi episodi fa riflettere...
Il bull market è prodigo di plusvalenze, ma sarebbe un errore ritenere che la borsa in questi anni sia stata facile. Nel decennio corrente sono stati già sperimentati due formali bear market ciclici (febbraio-marzo 2020 e gennaio-ottobre 2022) e un “quasi bear market” lo scorso anno; nel complesso, ben nove flessioni dai massimi di entità superiore al 9%, inclusa quella recente.
Ciononostante, lo "sfortunato" investitore che avesse comprato lo S&P500 proprio il 19 febbraio 2020 alla vigilia del drammatico crash pandemico, a questo punto si godrebbe ciononostante un guadagno del 112%, senza considerare i dividendi incassati; per una performance media annualizzata, del +12.9% in poco più di sei anni, per cui molti money manager sarebbero disposti a delinquere.

Il merito di questa prestazione è in larga misura riconducibile alla notevole capacità delle società quotate di generare profitti, anche in un contesto ambientale che puntualmente ogni anno ha proposto nuove minacce strategiche (figurarsi se il fattore esogeno dovesse rasserenarsi). Gli EPS del primo trimestre erano attesi in crescita del 12.8% ad inizio anno, del 13.2% a fine marzo, mentre ora c’è chi scommette su un clamoroso +15%, rispetto al quale la performance messa a segno dall’indice risulta ben poca cosa.

Eppure stiamo parlando di uno S&P500 riuscito ad inanellare una sequenza di ben quattro settimane positive di fila, venendo da un minimo a sei mesi. Un setup sperimentato soltanto cinque volte negli ultimi vent’anni: mai nei dodici mesi precedenti un massimo di rilievo, sempre prima di ulteriore rally nei mesi successivi. Ne riparleremo con maggiori dettagli nel Rapporto Giornaliero di domani.

Gaetano Evangelista - https://www.ageitalia.net

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