Inflazione Usa e Fed
Il dato più interessante, a mio avviso, non è tanto il valore assoluto del CPI, quanto il fatto che CPI e PPI abbiano raccontato la stessa storia: le pressioni inflazionistiche sembrano essersi attenuate contemporaneamente sia a livello di consumatore sia a livello di produttore.
Nel dettaglio:
- CPI di giugno: +0,4% mensile e +3,5% annuo, in rallentamento rispetto al +4,2% di maggio e leggermente migliore delle attese.
- PPI di giugno: sorprendentemente -0,3% su base mensile, contro attese di stabilità, con inflazione annua scesa al 5,5% dal 6,5% di maggio.
Perché il PPI è importante
Il PPI (Producer Price Index) misura i prezzi "all'ingrosso", cioè quelli sostenuti dai produttori.
In genere:
- se il PPI sale molto, dopo alcuni mesi parte di quell'aumento viene trasferito al consumatore (CPI);
- se invece il PPI rallenta o addirittura cala, diminuisce la pressione sui prezzi al consumo nei mesi successivi.
Per questo il PPI viene spesso considerato un indicatore anticipatore dell'inflazione.
Cosa ha fatto scendere il PPI
Il calo è stato trainato soprattutto dall'energia:
- prezzi energetici in forte diminuzione (circa -6,4%);
- prezzi dei beni finali in calo;
- servizi ancora moderatamente in aumento ma senza accelerazioni significative.
Questa dinamica suggerisce che una parte consistente dell'inflazione dei mesi precedenti era legata ai costi energetici.
Ma non è tutto rose e fiori
I dati "core" raccontano una storia meno rassicurante.
L'inflazione di fondo:
- nel PPI è comunque aumentata dello 0,1% mensile;
- resta sopra il 5% su base annua.
Inoltre diversi osservatori evidenziano che:
- i servizi continuano ad avere prezzi rigidi;
- alcuni comparti tecnologici e legati all'AI mantengono pressioni sui costi;
- la recente risalita del petrolio dovuta alle tensioni geopolitiche potrebbe riflettersi sui dati dei prossimi mesi.
Cosa significa per la Federal Reserve
Questi numeri sono stati accolti positivamente dai mercati perché riducono la probabilità di un irrigidimento immediato della politica monetaria.
Tuttavia la Fed difficilmente si considererà soddisfatta perché:
- l'obiettivo rimane un'inflazione del 2%;
- il CPI è ancora al 3,5%;
- il PPI resta al 5,5%.
In altre parole, il messaggio è: la direzione è quella giusta, ma la strada verso il target è ancora lunga.
Utili attesi in crescita del 23%
Secondo le elaborazioni di FactSet, la crescita degli utili dovrebbe attestarsi intorno al 23,3% su base annua, accompagnata da un incremento dei ricavi del 12,2%. Si tratterebbe del secondo trimestre consecutivo con un'espansione degli EPS superiore al 20%, un ritmo che non si osservava da diversi anni.
Revisioni degli utili in controtendenza
Uno degli aspetti più significativi evidenziati riguarda l'andamento delle revisioni delle stime.
Tradizionalmente, nelle settimane precedenti all'avvio della reporting season, gli analisti tendono a ridurre le aspettative sugli utili, consentendo alle aziende di registrare più facilmente risultati superiori al consenso. Nel secondo trimestre del 2026 si è invece osservato un fenomeno opposto: le stime aggregate sugli utili sono state riviste al rialzo.
Tecnologia ancora protagonista
Gran parte della crescita degli utili continua a dipendere dal comparto tecnologico.
Le principali società del settore stanno sostenendo investimenti senza precedenti nello sviluppo dell'intelligenza artificiale, destinando ingenti risorse alla costruzione di data center, infrastrutture cloud e capacità di calcolo. Il mercato guarda tuttavia con crescente attenzione non solo all'entità della spesa, ma soprattutto alla sua capacità di tradursi in ricavi aggiuntivi e in un'espansione sostenibile dei margini operativi.
Le conference call con il management saranno quindi osservate con particolare interesse per comprendere i tempi di monetizzazione degli investimenti effettuati negli ultimi trimestri.
L'attenzione sarà rivolta anche all'andamento del margine d'interesse, che potrebbe iniziare a risentire delle aspettative di un futuro allentamento della politica monetaria della Federal Reserve.
Guidance più importante dei risultati
Come spesso accade, il mercato potrebbe reagire più alle prospettive future che ai risultati del trimestre appena concluso.
Le valutazioni dell'azionario statunitense rimangono elevate e incorporano già uno scenario favorevole sia sul fronte macroeconomico sia su quello degli utili. Per questo motivo gli investitori analizzeranno con particolare attenzione le indicazioni fornite dal management sulle prospettive della seconda metà dell'anno.
Tra i principali fattori di rischio figurano il recente rialzo delle quotazioni energetiche, le persistenti tensioni geopolitiche, l'incertezza sulle politiche commerciali internazionali e l'evoluzione della domanda globale.
I numeri che il mercato monitorerà
Nel corso delle prossime settimane l'attenzione degli operatori si concentrerà su alcuni indicatori chiave:
- andamento dei margini operativi;
- crescita organica dei ricavi;
- livello degli investimenti in intelligenza artificiale e relativo ritorno economico;
- evoluzione della domanda dei consumatori;
- revisione delle guidance per il terzo e quarto trimestre;
- programmi di riacquisto di azioni proprie (buyback) e politiche di distribuzione dei dividendi.
Curiosità:
Le banche: benefattori dell’economia o macchine da profitto?
Le banche sono una delle istituzioni più controverse della società moderna. Per alcuni rappresentano un pilastro indispensabile dell’economia: finanziano imprese, sostengono famiglie e investimenti, custodiscono i risparmi dei cittadini e permettono al denaro di circolare. Per altri sono grandi macchine finanziarie il cui obiettivo principale rimane generare profitti, spesso enormi, anche quando il loro ruolo sociale viene messo in discussione.
Il volto sociale delle banche
Senza il sistema bancario, gran parte dell’economia moderna avrebbe difficoltà a funzionare. Un’impresa che vuole crescere spesso ha bisogno di un finanziamento, una famiglia che acquista una casa ricorre a un mutuo, un giovane imprenditore può avviare un’attività grazie all’accesso al credito (se ovviamente ha le garanzie).
Oltre alla loro attività tradizionale, molte banche hanno sviluppato programmi di responsabilità sociale: finanziano iniziative culturali, sostengono università e ricerca, promuovono progetti ambientali e investono nell’educazione finanziaria (in inutili rinfreschi). Attraverso fondazioni e programmi dedicati, restituiscono parte delle proprie risorse ai territori in cui operano (gli spiccioli).
Da questo punto di vista la banca non è solo un luogo dove depositare denaro, ma un attore che può contribuire allo sviluppo economico e sociale.
La domanda scomoda: altruismo o strategia?
Accanto a questo lato positivo emerge però una domanda inevitabile: quanto c’è di reale filantropia e quanto invece è una strategia per migliorare la propria reputazione?
Una banca può finanziare un progetto sociale, restaurare un monumento o sostenere una comunità locale, ma nello stesso periodo può registrare profitti miliardari. Questo crea un contrasto che alimenta il dibattito pubblico: una donazione di qualche milione di euro può sembrare significativa, ma assume un peso diverso se confrontata con utili annuali molto più grandi.
La responsabilità sociale può quindi essere vista in due modi: come un autentico contributo alla collettività oppure come uno strumento di comunicazione per costruire fiducia e consenso.
Il difficile equilibrio tra interesse pubblico e profitto
Il problema nasce dalla doppia natura delle banche. Da una parte svolgono un servizio essenziale per la società, dall’altra sono imprese che devono produrre utili.
I tassi applicati ai prestiti, le commissioni sui servizi, gli stipendi dei manager e i bonus dei dirigenti sono spesso al centro delle critiche perché mostrano la distanza tra il mondo finanziario e la percezione dei cittadini.
Allo stesso tempo, è necessario ricordare che una banca deve generare profitti per rimanere solida, proteggere i depositi dei clienti e continuare a finanziare l’economia. Una banca che non produce reddito non può svolgere efficacemente il proprio ruolo.
Conclusione
Sono istituzioni economiche complesse, con un potere enorme e una responsabilità altrettanto grande.
La vera questione non è chiedersi se una banca debba fare profitto, perché il profitto è parte della sua natura, in parte lo restituisce in dividendi a chi detiene le azioni o strumenti che detengono le azioni. La domanda più importante è quale equilibrio debba esistere tra il rendimento per gli azionisti e il valore restituito alla società o ai cittadini che non detengono risparmi ma debiti.
In fondo, la banca moderna vive proprio dentro questa contraddizione: può essere contemporaneamente un motore di crescita collettiva e una macchina capace di generare enormi ricchezze private. Ed è questa doppia anima a renderla una delle istituzioni più discusse del nostro tempo.
LA SETTIMANA IN BORSA
Settimana contraddistinta dalla guerra, la pace è ormai chiaramente una chimera e se il prezzo del greggio sale sembra essere più un aspetto tecnico, un rimbalzo dal calo di oltre 50 dollari dai massimi di aprile. Le parole di Trump sono ormai più una esternazione di frustrazione che gli investitori non ascoltano o quasi, con grande dispiacere di chi la guerra la vive veramente, non solo per notizie che non sono più lette. Intanto si attendono le trimestrali delle big tech e il futuro dell'AI, magari vendendo per poi ricomprare.
Specifica Europa
L'Europa esce dal suo torpore e chiede a Trump che vengano tolti i dazi per 150 mld di euro di merci ed in particolare il vino e tutti i prodotti alimentari perché tra inflazione e dazi l'americano è costretto a mangiare proprio male, la mia motivazione che proporrei all'amministrazione Usa. Anche questa dei dazi è ormai una notizia seguita da chi dai dazi è veramente colpito e fa fatica ad esportare verso il mercato più grande al mondo.
Performance settimanali degli indici europei
I principali listini europei hanno chiuso in ribasso, peggior listino è l'Italia:
- DAX (Germania): -1,13%
- CAC 40 (Francia): -0,31%
- FTSE MIB (Italia): -1,76%
- FTSE 100 (Regno Unito): +0,97%
- EURO STOXX 50: -0,64%
- MSCI Europe: -0,03%
- EURO STOXX 600: +0,08%
Specifica Usa
IPMorgan Chase, che ha registrato nel secondo trimestre un utile netto di 21,2 miliardi di dollari, in crescita del 41%, Bank of American 9,1 mld di dollari +27%, Goldman Sachs 6,6 miliardi +78%, Wells Fargo 6,1 +17% e City Group 5,8 +45% e come racconta un una "barzelletta" questi sono gli yachts dei banchieri e gli yachts dei clienti dove sono?
Performance settimanale degli indici Usa e mondo
Anche i listini americani chiudono in ribasso mentre salgono gli emergenti:
- S&P 500: -1,55%
- Nasdaq: -2,90%
- Russell 2000: -0,52%
- MSCI World: -1,23%
- MSCI Emerging Market: -4,14%
- MSCI China: +0,03%
Dati macro:
L'inflazione ai consumatori Usa di giugno: +0,4% mensile e +3,5% annuo, in rallentamento rispetto al +4,2% di maggio e leggermente migliore delle attese. Mentre l'inflazione ai produttori Usa di giugno: -0,3% su base mensile, contro attese di stabilità, con inflazione annua scesa al 5,5% dal 6,5% di maggio. I dati sono entrambi in calo, ma ancora distanti dai target obiettivo: la politica monetaria attesa rimane restrittiva.
Analisi tecnica e valutazioni:
Consolidamento sui massimi per tutti i principali indici mondiali, in particolare male quelli tecnologici trainati al ribasso dalle big tech. L'estate si sa è un periodo in cui i mercati finanziari non hanno una direzionalità precisa a causa degli investitori che alternano le ferie ai mercati.
Conclusioni
Quando l'offerta supera la domanda e i mercati scendono si cercano le motivazioni del giorno e ultimamente sono sempre le stesse: oggi scendiamo è colpa della guerra, domani saliamo è merito dell'AI. Le attese per le trimestrali questa volta sono molto alte e questo preoccupa gli investitori perché si sa che se invece del 22% si cresce del 21% è una apocalisse, gli investimenti in AI non sono remunerativi e nel futuro c'è la macchina da calcolo dell'Olivetti.
Prospettive per la prossima settimana
Volatilità, ma consiglio di guardare un pò più lontano delle 24 ore ragionare per la fine dell'anno perché quando i primi sei mesi sono stati positivi intorno al 10% poi anche i restanti sei mesi saranno positivi con una probabilità vicino al 90% e non ha senso scommettere per chi di probabilità ne ha soltanto il 10%.