Le ultime due settimane hanno confermato che il recupero messo a segno dal Bitcoin a partire dai minimi della seconda metà di agosto non fosse un fuoco di paglia destinato a spegnarsi rapidamente. Dopo essere salito a inizio settembre fin sopra gli 82.000 dollari, livello testato in precedenza lo scorso maggio, capace di respingere in quella occasione l'attacco della criptovaluta, i prezzi hanno consolidato per qualche settimana flettendo in area 75.000, prima di tornare a salire fin sopra quota 85.000. Un movimento che ha dunque permesso di lasciarsi alle spalle gli 82.500 dollari di maggio, in un contesto tecnico che si sta facendo interessante.
Il rialzo di per se ha comunque sorpreso, giungendo in un momento che di solito non è particolarmente favorevole al mercato delle criptovalute, con la politica monetaria statunitense che si è fatta restrittiva (aumento dei tassi di 25 punti base), il contestuale rafforzamento del dollaro e la crescita dei rendimenti obbligazionari, che hanno visto il Treasury decennale statunitense superare la soglia del 5%, da molti ritenuta "critica" nell'ottica di uno switch tra risk on e risk off.
Esistono delle spiegazioni a tutto ciò, prima tra tutte quella più semplice, ovvero che il mercato avesse già scontato le decisioni di politica monetaria ed il rialzo dei rendimenti al di sopra del 5%. Sicuramente il Bitcoin si conferma assett "rifugio" in grado di preservare il proprio valore quando cala la fiducia in altri contesti tradizionali, in questa circostanza tuttavia l'apprezzamento del Bitcoin si è verificato rapidamente in pochi giorni, molto probabilmente a causa del ritorno in massa dei fondi che in precedenza erano usciti dalla criptovaluta. In sole due giornate infatti, 18 settembre e 21 settembre, gli afflussi di capitale verso il Bitcoin sono stati superiori a 1,3 miliardi di dollari.
C'è da capire se questo comportamento anomalo da parte della criptovaluta rappresenti soltanto uno "sfasamento" temporaneo o se invece possa risultare qualcosa di più strutturale, tanto da aprire una nuova fase rialzista destinata a durare nel tempo. Ed in questa ottica non può non essere considerato un altro fattore determinante, come la capacità da parte del mercato di mantenere flussi costanti in ingresso che possano sostenere la crescita del Bitcoin.
Nel frattempo noi ci limitiamo ad approfondire un aspetto altrettanto importante quale è quello tecnico, per un mercato che ha sempre dimostrato di rispondere egregiamente alle regole dell'analisi grafica. Come anticipato, il superamento di area 82.500 ha rappresentato un primo importante segnale di ripresa per i corsi che sono poi riusciti a spingersi fin sopra 83.850, dove è posizionato il 38,2% di ritracciamento della discesa dai top di ottobre 2025 (area 126,000).
La flessione delle ultime sedute dovrà limitarsi al massimo al test a 82.500 per non compromettere la positiva impostazione grafica, i cui prossimi obiettivi sono ipotizzabili a 92.000 e 97.500 circa.
Sotto 82.500 primi segnali di cedimento e spazio per il test a 80.000, riferimento al di sotto del quale si tornerebbe a guardare al sostegno in area 75.000. Sotto a questo ultimo livello il recente segnale di forza verrebbe negato e lo scenario tecnico andrebbe rielaborato.
Alessandro Chini – www.ftaonline.com
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