Una cedola (dotata di effetto memoria) così elevata ha pochi precedenti: 4,775% mensile, sfruttando la volatilità dei semiconduttori.
Prima pausa in questa nuova fase rialzista per i titoli azionari legati ai semiconduttori, reduci da performance fuori dal comune tra inizio aprile e i massimi dell’11 maggio. A guidare il movimento è stata Intel, salita tra il primo aprile e l’11 maggio del 169,5% e protagonista di un netto cambio di passo dopo l’ingresso del governo americano nel capitale. Alle sue spalle AMD e Micron Technology, entrambe con rialzi a tripla cifra, rispettivamente pari al 118,25% e al 116,21%; nemmeno la nostra STM (+68%) è rimasta fuori dal rally, salendo in poco più di un mese ai massimi degli ultimi 25 anni. Il ritracciamento avviato dopo i massimi dell’11 maggio appare tuttavia ancora contenuto: per Intel, AMD e Micron Technology la correzione non ha raggiunto nemmeno il 38,2% di Fibonacci del precedente impulso rialzista, confermando per ora la natura di semplice pausa tecnica dopo un rally molto esteso, più che di inversione del trend. Il movimento dei prezzi si è riflesso anche sul mercato delle opzioni, dove le volatilità implicite restano su livelli particolarmente elevati. Sulle call ATM a 30 giorni, Micron Technology tratta in area 88,8%, Intel intorno all’80%, mentre AMD e STM si collocano poco sopra il 60%. Il dato evidenzia come il mercato continui a prezzare un’elevata volatilità attesa dei sottostanti nel breve periodo, soprattutto sui titoli che hanno guidato la fase più violenta del rally.
È proprio questo il punto di maggiore interesse per il mondo dei certificati. Livelli di volatilità implicita così elevati, a parità di altre condizioni, lasciano infatti un maggiore spazio di manovra per gli strutturatori, consentendogli di finanziare premi più generosi o barriere più profonde, pur riflettendo al tempo stesso un rischio atteso più alto sul sottostante. Inserendo questi titoli nella giusta struttura – durata breve (12-18 mesi) e step down molto accentuato (trigger che scende del 4% ogni mese), in linea con la tendenza dei certificati “fast” – è possibile osservare strutture dal rendimento cedolare strabiliante, conservando comunque una buona dose di protezione dai ribassi.
Uno degli ultimi esempi in tal senso è rappresentato dal Phoenix Memory Step Down (ISIN: IT0006775834), emesso da Marex e scritto su un basket worst of composto da Intel, AMD, Micron Technology e STM. Il prodotto prevede premi a memoria pari al 4,775% mensile (57,3% p.a., ossia il rendimento cedolare annuo più elevato attualmente disponibile sul secondario tra i certificati di tipo Phoenix/Cash Collect con effetto memoria), condizionati al trigger premio posto al 60% dei valori iniziali, durata massima pari ad un anno (scadenza maggio 2027). È prevista la possibilità, a partire dalla data di osservazione del 20 agosto 2026 e per le successive date a cadenza mensile, di rimborso anticipato del valore nominale, pari a 1.000 euro, qualora tutti i titoli rilevino al di sopra del 92% dei rispettivi valori di riferimento iniziali, con il trigger autocall che scende poi del 4% ogni mese, arrivando fino al 60% dell’ultima data di osservazione prima della scadenza. Il premio mensile particolarmente elevato, insieme alla durata breve e allo step down pronunciato contribuisce a mantenere sostenute le quotazioni del certificato: questo significa che, anche in presenza di fisiologiche flessioni del basket, è spesso possibile uscire dalla posizione a prezzi relativamente ordinati. Ma tale resilienza vale solo entro certi limiti, ossia finché i sottostanti restano a distanza di sicurezza dalla barriera. Per questo motivo si tratta di strumenti da seguire con attenzione, adatti a una gestione dinamica più che a un approccio passivo. Resta infatti un profilo di rischio significativo: in caso di movimenti ribassisti repentini su uno dei componenti del paniere, il tempo residuo limitato può non essere sufficiente a consentire un recupero delle barriere.
Qualora si giunga alla data di osservazione finale del 20 maggio 2027 senza che sia stato richiamato anticipatamente, il prodotto rimborserà il proprio valore nominale qualora tutti i titoli non perdano più del 40% dai rispettivi valori di riferimento iniziali, in virtù della barriera capitale posta al 60% degli stessi, generando un rendimento annualizzato pari al 57% circa, nel caso in cui vengano pagati anche tutti i premi previsti. Al di sotto del livello barriera, il valore di rimborso del certificato verrà invece diminuito della performance negativa del titolo worst of, che verrà calcolata a partire dallo strike price.

Report a cura di Pierpaolo Scandurra
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