Analisi Settimanale Mercati Finanziari - 19 Settembre 2026

Michele Clementi Michele Clementi - 19/09/2026 07:13

CLARITY Act bocciato

Il problema principale affrontato dal provvedimento era una questione che da anni rappresenta uno dei punti deboli del mercato americano delle criptovalute: chi deve regolamentare le crypto e con quali regole? 

Il CLARITY Act avrebbe cercato di definire con maggiore precisione la competenza della SEC, l'autorità americana che vigila sui mercati finanziari, e della CFTC, l'autorità che supervisiona i mercati delle commodity e dei derivati. L'obiettivo era fornire alle società crypto un quadro normativo più prevedibile, stabilendo quali asset dovessero essere considerati titoli finanziari e quali invece commodity o altre categorie di attività digitali.

Per l'industria sarebbe stato un cambiamento importante: maggiore chiarezza normativa significa, almeno in teoria, meno incertezza per exchange, intermediari, società fintech e investitori istituzionali.

Perché il provvedimento è stato bocciato?

Il CLARITY Act è stato approvato dalla Camera il 17 luglio 2025. Quattordici mesi dopo, la versione del Senato era diventata considerevolmente più ampia e frutto di intense negoziazioni. L'ultimo testo, pubblicato dai Repubblicani del Senato domenica sera, includeva una proposta etica rivista e sostenuta dal Presidente Donald Trump, insieme a concessioni su diverse questioni che avevano ostacolato i negoziati per gran parte dell'ultimo anno. Tra queste, il Blockchain Regulatory Certainty Act, dove è stata rimossa la protezione esplicita contro i procedimenti penali; il rendimento delle stablecoin, dove è stato aggiunto un "interruttore automatico" che consente al Segretario del Tesoro di intervenire se le stablecoin causano una fuga di depositi diffusa dalle banche locali; e il cosiddetto "titolo Ag" (la parte del disegno di legge incentrata sulla CFTC), dove i Repubblicani hanno inasprito le disposizioni sul trading affiliato, sui conflitti di interesse e sull'autorità di esenzione dell'agenzia.

La vicenda è interessante perché non si è trattato semplicemente di uno scontro tra democratici e repubblicani.Tutti i democratici hanno votato contro, ma al loro fianco si sono schierati anche quattro senatori repubblicani.

Una delle questioni più controverse riguardava le stablecoin e, in particolare, la possibilità di riconoscere ricompense sui depositi o sulle attività denominate in stablecoin.

Il settore bancario tradizionale teme infatti che un sistema nel quale le stablecoin possano offrire rendimenti o incentivi particolarmente competitivi possa sottrarre depositi alle banche, riducendo una delle principali fonti di finanziamento dell'economia tradizionale.

A questo si sono aggiunte le critiche di alcuni parlamentari democratici riguardo ai potenziali conflitti di interesse legati all'attività nel settore crypto della famiglia Trump.

Insomma, dietro il voto sul CLARITY Act c'è una partita molto più ampia: chi controllerà il mercato delle criptovalute e quale ruolo avranno banche tradizionali, società crypto e stablecoin nel sistema finanziario americano?

Bitcoin non dipende direttamente dal CLARITY Act. La rete Bitcoin continua a funzionare indipendentemente dalle decisioni del Congresso americano, ma il prezzo di Bitcoin è sempre più influenzato dal processo di istituzionalizzazione dell'asset.

Il fallimento del provvedimento non significa quindi che Bitcoin sia diventato improvvisamente più rischioso dal punto di vista tecnologico. Significa soprattutto che rimane aperta una delle principali incognite regolamentari del mercato americano. Bitcoin è ormai trattato anche come un asset finanziario autonomo, mentre il valore di molte società crypto dipende molto più direttamente dall'evoluzione della regolamentazione americana.

La nuova globalizzazione

Il Canada è americano per geografia. Ma potrebbe diventare un po' più europeo per necessità.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha proposto di fare del Canada il primo possibile “associate member” dell'Unione Europea, un'ipotesi senza precedenti e che, al momento, non corrisponde a una categoria prevista dai Trattati europei.
Il primo ministro canadese Mark Carney ha accolto positivamente l'idea e il 17 settembre ha parlato al Parlamento europeo, proponendo di rafforzare la collaborazione tra Canada ed Europa in settori come energia, materie prime critiche, intelligenza artificiale, difesa e commercio digitale.

Nel 2025 il 71,7% delle esportazioni canadesi di merci è stato diretto verso gli Stati Uniti. Un anno prima la percentuale era del 75,9%. Nel 2025 le esportazioni canadesi verso Paesi diversi dagli Stati Uniti sono aumentate del 17,2%. Il CETA, l'accordo commerciale tra UE e Canada applicato provvisoriamente dal 2017, ha già creato una significativa integrazione economica. Gli scambi tra Unione Europea e Canada di beni e servizi sono passati da circa 72 miliardi di euro nel 2016 a circa 130 miliardi nel 2025, con una crescita superiore all'80%. Il commercio di beni è aumentato di oltre il 76%, mentre quello dei servizi è cresciuto di circa il 90%.

E Trump reagisce

Donald Trump ha definito “laughable” (ridicola) l'ipotesi di un Canada associato all'Unione Europea e ha dichiarato che, se considerasse l'iniziativa un atto ostile, potrebbe imporre nuovi pesanti dazi sull'Europa o addirittura interrompere alcuni scambi commerciali e questo è il punto e soprattutto il paradosso che Trump ha innescato: più aumenta il rischio di dipendere da un unico partner, maggiore diventa l'incentivo a cercarne altri.

La globalizzazione sta cambiando

Per trent'anni abbiamo considerato la globalizzazione soprattutto come una ricerca di efficienza. Le imprese cercavano il fornitore più economico. I Paesi cercavano il mercato più grande. Le aziende costruivano supply chain sempre più lunghe e specializzate. Era una logica estremamente efficace: produrre ogni componente dove costava meno e poi spostarlo nel luogo in cui serviva.

Pandemia, guerra in Ucraina, tensioni tra Stati Uniti e Cina, crisi energetiche e nuove politiche commerciali hanno dimostrato che quella stabilità non può più essere data per scontata.

E quindi sta entrando in gioco un nuovo criterio. Non conta soltanto quanto costa un partner. Conta anche quanto è affidabile.

Dal "just in time" al "just in case"

Per un'impresa può essere più conveniente avere un unico grande fornitore se questo permette di ottenere il prezzo più basso, ma cosa succede se quel fornitore interrompe le esportazioni? Oppure se intervengono dazi? O se cambia improvvisamente la politica del Paese?

La stessa cosa vale per un governo.

Avere il 70% delle proprie esportazioni concentrate su un unico mercato può essere estremamente efficiente quando i rapporti sono stabili, ma può diventare una vulnerabilità quando quei rapporti cambiano.

La stessa logica della diversificazione finanziaria. La globalizzazione, quindi, potrebbe non essere finita. Potrebbe semplicemente essere entrata in una nuova fase.

Una fase nella quale il prezzo rimane importante, ma la sicurezza della relazione diventa parte del prezzo.

E forse questa è la vera lezione che arriva dal Canada:

in un mondo nel quale le relazioni economiche possono cambiare molto più rapidamente di quanto abbiamo immaginato, il partner più conveniente non è necessariamente il partner più importante.

Curiosità:

Una stablecoin è una criptovaluta progettata per mantenere un valore stabile, generalmente legato a una valuta tradizionale come il dollaro americano.

L'esempio più semplice:

  • Bitcoin → il prezzo può passare da 100.000 a 80.000 dollari.
  • Stablecoin → una stablecoin come USDT o USDC cerca di mantenere il valore di 1 dollaro.

Come fa a mantenere stabile il valore?

Dipende dal tipo di stablecoin, ma le più diffuse sono garantite da riserve.

Per esempio, in modo semplificato:

Un emittente crea 1 USDC e mantiene attività liquide per circa 1 dollaro a garanzia. Per garantire questa stabilità, la società che emette la moneta trattiene riserve reali equivalenti in contanti, conti correnti o titoli di stato a breve scadenza. Il valore dipende interamente dai beni messi a garanzia dall'emittente. Se le riserve non sono composte da denaro reale o titoli ultra-sicuri, ma da investimenti rischiosi, la società potrebbe non avere la liquidità necessaria per rimborsare gli utenti in caso di richieste di massa.

Se possiedo 1.000 USDC, quindi, l'obiettivo è che il loro valore rimanga vicino a 1.000 dollari.

Perché sono importanti?

Le stablecoin cercano di combinare due caratteristiche:

la stabilità del dollaro + la tecnologia della blockchain.

Questo permette, per esempio, di trasferire dollari digitali rapidamente attraverso una blockchain, senza utilizzare necessariamente il sistema bancario tradizionale.

Sono quindi utilizzate per:

  • trasferire denaro;
  • acquistare e vendere altre criptovalute;
  • conservare temporaneamente liquidità all'interno dell'ecosistema crypto;
  • effettuare pagamenti digitali.

E perché se ne parla nel CLARITY Act?

·         Qui c'è il punto interessante per il tuo articolo.

·         Le stablecoin potrebbero diventare una sorta di ponte tra il sistema finanziario tradizionale e quello crypto. Ma proprio per questo banche e autorità si chiedono:

·         chi emette queste monete? Dove sono custodite le riserve? E soprattutto, possono offrire un rendimento a chi le detiene?

·         Quest'ultimo punto è particolarmente importante: se una stablecoin da 1 dollaro offrisse anche un rendimento, potrebbe diventare un concorrente dei depositi bancari e dei tradizionali strumenti di liquidità.

·         È uno dei motivi per cui la regolamentazione delle stablecoin è diventata una questione centrale nel dibattito finanziario americano.

LA SETTIMANA IN BORSA

Finalmente la FED ha alzato i tassi di interesse e i mercati ne prendono atto rispondendo presenti, si torna a fare lezione, a guardare i fondamentali mentre la guerra c'è e ci sarà, se non con l'Iran con qualcun altro, l'America ha una storia fatta di guerre. Il mercato lo sa e sconta un petrolio in calo tra 12 mesi. Le guerre lampo durano appena il tempo per diventare logoranti, logorroiche e sanguinose. Senza vinti o vincitori e se lo sono, lo sono a metà come canta Arisa.

Specifica Europa

La BCE ha recentemente alzato i tassi al 2,50% e anche in Europa l'aumento del prezzo dell'energia sta alimentando i timori di inflazione. Il vicepresidente della BCE Boris Vujčić ha però invitato a non attribuire automaticamente all'aumento del petrolio la necessità di ulteriori rialzi: la banca centrale deve guardare alla persistenza dell'inflazione e agli effetti sulla crescita: inflazione più alta, ma crescita che potrebbe essere penalizzata dai tassi.

Performance settimanali degli indici europei

I principali listini europei hanno chiuso in ribasso con la giornata di venerdì:

  • DAX (Germania): -1,03%
  • CAC 40 (Francia): -1,40%
  • FTSE MIB (Italia):  -1,84%
  • FTSE 100 (Regno Unito):  +0,08%
  • EURO STOXX 50: -1,45%
  • MSCI Europe:  -0,60%
  • EURO STOXX 600: -0,57%

Specifica Usa

Oracle ha comunicato risultati molto forti: ricavi trimestrali a 19,3 miliardi di dollari (+30%), ricavi cloud +62% e soprattutto infrastruttura cloud +121%.

Il dato conferma quanto sia ancora enorme la domanda di infrastrutture per l'AI.

Ma il mercato sta iniziando a porsi una domanda diversa:

quanto capitale bisogna investire per sostenere questa crescita e quanto ritorno produrrà questo capitale?

È un tema che diventa particolarmente importante in un contesto di tassi al 4-5% e costo del capitale elevato.

Performance settimanale degli indici Usa e mondo

I listini americani chiudono contrastati con le small cap che pagano il rialzo dei tassi:

  • S&P 500:  -0,08%
  • Nasdaq: +0,72%
  • Russell 2000:  -1,50%
  • MSCI World:  -0,47%
  • MSCI Emerging Market: -0,62%
  • MSCI China: -0,20%

Dati macro: 

La Federal Reserve ha alzato i Fed Funds di 25 punti base, portandoli al 3,75%-4%. È il primo rialzo dal luglio 2023. La decisione è stata unanime e la Fed ha sottolineato che l'inflazione rimane elevata, mentre l'attività economica continua a essere solida. La parte più interessante, però, è ciò che potrebbe succedere dopo: le proiezioni della Fed indicano un ulteriore rialzo di 25 punti base entro la fine dell'anno.

Quindi il mercato deve confrontarsi con un cambiamento importante: non siamo più in una fase in cui si discute soltanto di quando inizieranno i rialzi, ma di quanto potrebbe durare il nuovo ciclo restrittivo.

Analisi tecnica e valutazioni: 

Se leggessimo i giornali senza guardare gli indici come un comune investitore probabilmente saremmo molto spaventati per i nostri risparmi, ma la cosa interessante è che quando aggiorno il venerdì il mio software e scarico i dati della settimana mi meraviglio sempre a vedere i prezzi ancora a ridosso dei massimi storici. Bisogna ammettere che sono molto resilienti usando una parola molto in voga negli ultimi anni. Usciremo da questa congestione nelle prossime settimane e capiremo dove il mercato vuole andare.

Conclusioni

La prova del nove spetta ora agli investitori e di riflesso ai mercati che devono reagire in un mese che storicamente è di spartiacque tra la debolezza estiva e il rally autunnale. I treasury al 5%, il petrolio a 100 dollari, le tensioni geopolitiche devono essere digerite, dobbiamo conviverci e cercare in questo il bicchiere mezzo pieno guardando oltre perché ricordiamo sempre gli utili da record delle aziende nell'ultimo trimestre. Tra le tante stupidaggini dette da Trump una è vera: le aziende americane non sono mai andate così bene come quest'anno.

Prospettive per la prossima settimana

La prossima settimana saranno resi noti i dati relativi a PMI (Purchasing Managers Index) dell'area Euro, utili per capire lo stato di salute dell'economia dell'Euro zona, come anche l'indice Ifo che misura il clima delle imprese tedesche, dati interessanti per capire quanto effettivamente la BCE può essere restrittiva con la politica monetaria senza danneggiare un'economia già fragile di per sé. Questi indicatori sono dei sondaggi, non misurano dati reali, ma rappresentano pur sempre le aspettative dei managers e si sa che le aspettative poi sono il motore del futuro. 

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