Analisi Settimanale Mercati Finanziari - 25 Luglio 2026

Michele Clementi Michele Clementi - 25/07/2026 06:44

Ancora dazi, ma non doveva non poterlo fare più? 

A inizio 2026 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che Trump non poteva utilizzare l'IEEPA (International Emergency Economic Powers Act) per imporre i dazi generalizzati introdotti nel 2025. La Corte ha affermato che quella legge non conferisce al Presidente il potere di imporre tariffe doganali di quella portata senza un'autorizzazione del Congresso.

In pratica:

  • Sono stati annullati i dazi basati sull'IEEPA: una legge federale degli Stati Uniti del 1977 che dà al Presidente il potere di gestire il commercio con l'estero durante una situazione di grave emergenza.
  • Non è stato dichiarato illegittimo il potere di imporre dazi in generale.

Ed è qui che entra in gioco la strategia dell'amministrazione Trump.

Dopo quella sentenza, la Casa Bianca ha iniziato a utilizzare altre basi giuridiche, tra cui:

  • Section 301 del Trade Act del 1974, che permette di imporre dazi contro pratiche commerciali ritenute scorrette;
  • Section 232, per motivi di sicurezza nazionale (ad esempio acciaio, alluminio e alcuni altri settori);
  • altre disposizioni specifiche della legislazione commerciale americana.

Infatti proprio questa settimana sono entrati in vigore nuovi dazi verso decine di Paesi, ma non sono fondati sull'IEEPA bensì principalmente sulla Section 301, con una motivazione legata al contrasto del lavoro forzato nelle catene di approvvigionamento. Proprio perché utilizzano una base legale diversa, gli esperti ritengono che siano più difficili da contestare rispetto ai precedenti, anche se è probabile che vengano comunque impugnati davanti ai tribunali.

Per chi segue i mercati il messaggio è rilevante:

  • la politica commerciale americana non è cambiata;
  • è cambiato lo strumento giuridico utilizzato per applicarla.

In altre parole, la Corte ha detto: "Non puoi usare questa legge per imporre quei dazi." Non ha detto: "Il Presidente non può mai imporre dazi." Trump ha quindi cercato nuove basi normative per perseguire lo stesso obiettivo.

Più dei dazi stessi, il vero problema per le imprese è l'incertezza. Un'azienda può adattarsi anche a un aumento permanente del 10% o del 20% delle tariffe: rivede i prezzi, sposta parte della produzione, cerca nuovi fornitori o modifica la propria strategia commerciale. Ciò che diventa estremamente difficile da gestire è un contesto in cui le regole cambiano continuamente.

Quando le tariffe vengono annunciate, sospese, rinviate, modificate o sostituite nel giro di poche settimane, pianificare gli investimenti diventa molto più complesso. Un'impresa che deve costruire un nuovo stabilimento, firmare un contratto pluriennale con un fornitore o decidere dove localizzare la produzione ha bisogno di una ragionevole stabilità normativa. Se non sa quali saranno i dazi tra sei mesi o un anno, tende a rinviare le decisioni più importanti.

L'incertezza aumenta anche il costo del capitale. Gli investitori richiedono un rendimento maggiore per finanziare progetti esposti a rischi regolamentari, mentre le banche adottano criteri di valutazione più prudenti. Il risultato è un rallentamento degli investimenti produttivi, con effetti che possono essere più dannosi dei dazi stessi.

Per questo motivo molti economisti sostengono che il danno principale di una politica commerciale imprevedibile non derivi tanto dall'entità delle tariffe, quanto dall'impossibilità per le imprese di pianificare il futuro. In economia l'incertezza è spesso una tassa invisibile: non compare nelle statistiche doganali, ma riduce investimenti, produttività e crescita nel lungo periodo.

I dazi con l’Europa e il “lavoro forzato”

Il ragionamento dell'amministrazione Trump sembra essere il seguente:

  1. I vecchi dazi "universali" sono stati bocciati dai tribunali.
  2. Li sostituiamo con dazi giustificati da obiettivi di politica commerciale, come il contrasto al lavoro forzato, utilizzando la Section 301.
  3. Ma per gli alleati che hanno già sottoscritto accordi commerciali con gli Stati Uniti (come l'UE), tali accordi continuano a valere, purché rispettino gli impegni assunti.

In questo senso tra Usa e UE vige l'Accordo di Turnberry raggiunto il 27 luglio 2025 durante l'incontro in Scozia tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, presso il resort di Turnberry.

È importante precisare che il 27 luglio è stato raggiunto l'accordo politico, mentre la sua traduzione in atti giuridici europei è avvenuta successivamente. La Commissione europea ha poi presentato nell'agosto 2025 le proposte legislative necessarie per attuare gli aspetti tariffari dell'intesa.

·         gli Stati Uniti mantengono un dazio del 15% su gran parte delle importazioni europee;

·         l'Unione Europea riduce o elimina molti dazi sui prodotti industriali americani e assume altri impegni commerciali;

·         entrambe le parti cercano di evitare un'escalation continua di ritorsioni.

L'Europa non viene esclusa dai nuovi dazi, ma Washington sostiene che queste misure siano compatibili con l'accordo, perché non rappresentano una nuova guerra commerciale generalizzata, bensì una misura collegata a uno standard (il contrasto al lavoro forzato).

Che cosa significa il termine: lavoro forzato.

·         I vecchi dazi erano giustificati soprattutto con motivazioni economiche ("avete troppo surplus commerciale");

·         I nuovi dazi vengono giustificati con motivazioni valoriali ("la vostra produzione non rispetta determinati standard").

Il termine "lavoro forzato" (forced labour) ha un significato giuridico preciso e non indica semplicemente un lavoro mal pagato, faticoso o svolto in un Paese con salari bassi.

Secondo la definizione dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), il lavoro forzato è:

·         "qualsiasi lavoro o servizio imposto a una persona sotto minaccia di una punizione e per il quale la persona non si è offerta volontariamente."

Alcuni esempi concreti

·         1. Lavoratori migranti sfruttati
Un lavoratore arriva in un altro Paese con la promessa di un impiego, ma il datore gli sequestra il passaporto e lo costringe a lavorare per ripagare un debito.

·         2. Sfruttamento nelle catene produttive
Un'azienda occidentale acquista prodotti da un fornitore estero che utilizza manodopera obbligata o detenuta. Anche se il prodotto finale viene venduto legalmente, la filiera può essere considerata a rischio.

·         3. Lavoro imposto dallo Stato
In alcuni Paesi il lavoro può essere imposto direttamente o indirettamente dalle autorità, ad esempio attraverso sistemi di detenzione o programmi obbligatori.

La logica americana è:

·         "Un prodotto realizzato sfruttando manodopera obbligata beneficia di un vantaggio competitivo artificiale rispetto a chi rispetta le regole del lavoro."

·         Quindi il dazio viene presentato come una forma di difesa della concorrenza leale.

Curiosità:

La guerra dell'oppio: quando Hong Kong divenne britannica

Nella storia dell'economia esistono momenti in cui una disputa commerciale supera i confini dei mercati e diventa un conflitto militare. Uno dei casi più emblematici è la Guerra dell'Oppio, combattuta nell'Ottocento tra la Cina della dinastia Qing e la Gran Bretagna.

La causa ufficiale del conflitto fu il commercio dell'oppio, ma dietro questa sostanza si nascondeva un problema economico molto più grande: l'enorme squilibrio commerciale tra Cina e Gran Bretagna.

Nel XVIII secolo la Cina era una delle economie più ricche e avanzate del mondo. Gli europei desideravano moltissimo prodotti cinesi come tè, seta e porcellane, ma la Cina acquistava relativamente pochi prodotti occidentali.

Il risultato era un enorme flusso di argento che dalla Gran Bretagna e dall'Europa finiva nelle casse cinesi per pagare le importazioni.

La Gran Bretagna cercò quindi un modo per riequilibrare la bilancia commerciale. La soluzione fu drammatica: aumentare la vendita di oppio prodotto nelle colonie britanniche dell'India e introdurlo nel mercato cinese.

L'oppio divenne rapidamente un enorme business. Il problema era che il governo cinese considerava questa sostanza devastante per la popolazione e cercò di bloccarne l'importazione.

Nel 1839 l'imperatore cinese ordinò il sequestro e la distruzione di grandi quantità di oppio appartenenti ai commercianti britannici.

La risposta della Gran Bretagna fu l'invio della propria flotta militare.

La prima Guerra dell'Oppio (1839-1842) si concluse con la sconfitta della Cina, costretta a firmare il Trattato di Nanchino, che impose condizioni molto pesanti:

  • apertura di alcuni porti cinesi al commercio straniero;
  • concessione di Hong Kong alla Gran Bretagna;
  • pagamento di un'indennità economica;
  • maggiore libertà per i commercianti britannici.

LA SETTIMANA IN BORSA

Se qualcuno sperava che l'argomento dazi si fosse concluso con la decisione della Corte Suprema ora deve rivedere le proprie aspettative alle quali bisogna aggiungere la fine della guerra e un ridimensionamento del prezzo del petrolio tornato a 100 dollari ed anche il taglio dei tassi di interesse ormai archiviato e valutare se alla prossima riunione della Fed del 29 luglio, ci sarà al contrario una politica monetaria restrittiva con un rialzo. Infine, l'AI genererà dei ritorni agli investimenti? Abbastanza per archiviare una settimana volatile.

Specifica Europa+0,86

Dazi per l'Europa: non dovrebbe cambiare molto perché abbiamo l'accordo di Turnberry, ma magari Trump inventa qualcosa per raggirare l'accordo dando la colpa all'Ue, questo sembra essere il suo modus operandi. Intanto i listini del vecchio continente privi o quasi di tecnologia sembrano aver ripreso la leadership che hanno avuto a singhiozzo negli anni passati.

Performance settimanali degli indici europei

I principali listini europei hanno chiuso in rialzo, peggior listino è l'Italia:

  • DAX (Germania):  +1,02%
  • CAC 40 (Francia): +0,39%
  • FTSE MIB (Italia):  -0,12%
  • FTSE 100 (Regno Unito): +2,01%
  • EURO STOXX 50:  +0,86%
  • MSCI Europe:  +0,76%
  • EURO STOXX 600: +0,77%

Specifica Usa

Nonostante i dati di Alphabet: Ricavi: 119,8 miliardi di dollari, +24% rispetto all'anno precedente; Google Services: 94,5 miliardi di dollari (+15%); Google Cloud: 24,8 miliardi di dollari, con una crescita dell'82% grazie alla domanda legata all'AI e Margine operativo salito al 34%, il mercato non ha apprezzato l'aumento della spesa in 200 miliardi di dollari per il 2026. Mentre per Tesla ci si chiede in quanto tempo gli investimenti saranno operativi per robotaxi, guida autonoma;, robot umanoidi e piattaforme basate sull'AI.

Performance settimanale degli indici Usa e mondo

I listini americani chiudono in ribasso mentre zavorrati dalla tecnologia:

  • S&P 500: -0,42%
  • Nasdaq:  -2,13%
  • Russell 2000: -1,09%
  • MSCI World: -0,09%
  • MSCI Emerging Market: +0,69%
  • MSCI China: -1,86%

Dati macro: 

L'indice Zew che misura la fiducia degli operatori istituzionali per quanto riguarda l'economia tedesca è salito a sorpresa a 26,3 da 10,1 ed era atteso a 15,3. Per il resto è stata una settimana piuttosto piatta per quanto riguarda i dati macroeconomici. 

Analisi tecnica e valutazioni: 

Continua la fase di consolidamento dopo le 9 settimane consecutive al rialzo di questa primavera, evento piuttosto raro, ma che in molti si sono già dimenticati. Questa estate continua in laterale con l'eccezione del Nasdaq che risente della debolezza delle big tech e probabilmente questa fase poco direzionale continuerà anche nelle prossime settimana con la volatilità in rialzo a causa degli eventi che si stanno sovrapponendo.

Conclusioni

Forse era meglio lasciare che Trump alzasse la coppa con la Spagna, o forse era meglio che lo stadio non lo fischiasse, forse speravamo tutti che si dedicasse alla campagna elettorale dopo la finale ed invece ora è chiaro: o con lui o contro di lui.

Prospettive per la prossima settimana

La settimana prossima sono in programma importanti risultati trimestrali del settore tecnologico: Microsoft Corporation e Meta Platforms Inc presenteranno i loro dati mercoledì, mentre Apple e Amazon sono attese giovedì. Nel mezzo la riunione della Fed di mercoledì sera con le probabilità di un rialzo dei tassi di interesse data a un 30%, e se così non fosse, lo si da quasi per certo per settembre.

Le informazioni contenute in questo sito non costituiscono consigli né offerte di servizi di investimento. Leggi il Disclaimer »