L'economia europea si trova ad attraversare una fase di particolare complessità, caratterizzata da una crescita anemica e da una serie di fattori geopolitici che continuano a esercitare pressioni sui mercati finanziari. In questo contesto, l'Italia appare particolarmente esposta, con Piazza Affari che mostra una vulnerabilità maggiore rispetto ad altri listini europei.
Il quadro macroeconomico del Vecchio Continente presenta luci e ombre. Da un lato, la Banca Centrale Europea ha avviato un ciclo di allentamento monetario dopo la fase restrittiva che ha caratterizzato il biennio 2022-2023, con l'inflazione che si è progressivamente normalizzata verso l'obiettivo del 2%. Dall'altro, la crescita economica resta fiacca, penalizzata da una domanda interna debole, dalla perdita di competitività del settore manifatturiero tedesco e dall'incertezza che caratterizza lo scenario internazionale.
Le tensioni geopolitiche rappresentano oggi uno dei principali fattori di rischio per i mercati europei. Il protrarsi del conflitto in Ucraina continua a generare incertezza sui costi energetici e sulle catene di approvvigionamento, mentre l'instabilità in Medio Oriente, in primis in Iran, potrebbe alimentare nuova volatilità sui prezzi delle materie prime. A queste si aggiungono le crescenti frizioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, che rischiano di frammentare ulteriormente il commercio globale, con ripercussioni negative per un'economia aperta come quella europea. L’assenza di riferimento alla Groenlandia è voluta, vogliamo ancora considerarla una boutade del “vulcanico” Presidente degli Stati Uniti.
L'Italia, in questo scenario, si trova in una posizione particolarmente delicata. Il nostro Paese sconta un elevato debito pubblico che, pur essendo sostenibile grazie ai bassi tassi di interesse e al supporto della BCE, rappresenta un elemento di fragilità strutturale. Ogni nuova tensione geopolitica o shock economico tende ad amplificarsi sul mercato italiano, dipendente dall’importazione di molte materie prime e non autosufficiente dal punto di vista energetico. Fino ad oggi il prezzo è stato l'allargamento dello spread tra BTP e Bund tedeschi, segnale che gli investitori richiedono un premio per il rischio più elevato.
La dipendenza energetica dell'Italia, seppur ridotta grazie alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento, rimane il fattore di vulnerabilità. Eventuali nuove escalation geopolitiche che coinvolgano i principali fornitori di gas naturale potrebbero rapidamente tradursi in costi più elevati per le imprese italiane, comprimendo i margini di profitto e la competitività del sistema produttivo.
Gli investitori internazionali, in fasi di avversione al rischio, tendono a ridurre l'esposizione verso i mercati periferici dell'Eurozona, privilegiando asset considerati più sicuri. Questo comportamento, amplificato dall'incertezza geopolitica, può generare pressioni venditive su Piazza Affari anche in assenza di specifiche criticità domestiche.
La prospettiva per il mercato italiano dipenderà quindi non solo dall'evoluzione della situazione economica interna, ma soprattutto dalla capacità dell'Europa di gestire le tensioni geopolitiche e di rilanciare la crescita attraverso politiche coordinate. In attesa di maggiore chiarezza, la prudenza appare la strategia più indicata per gli investitori, con un'attenta diversificazione del portafoglio e un monitoraggio costante degli sviluppi internazionali.
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