Analisi Settimanale Mercati Finanziari - 07 Marzo 2026

Michele Clementi Michele Clementi - 07/03/2026 06:56

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Analisi Settimanale Mercati Finanziari - 07 Marzo 2026

Broadcom l’alternativa a Nvidia

Broadcom è una multinazionale tecnologica con sede negli Stati Uniti che progetta semiconduttori e software infrastrutturale utilizzati in data center, reti di telecomunicazioni, cloud e dispositivi elettronici.

Il business è diviso in due grandi segmenti:

1. Semiconduttori

  • chip per data center e cloud;
  • acceleratori personalizzati per l’intelligenza artificiale;
  • componenti di networking per collegare grandi cluster di GPU;
  • chip per smartphone, broadband e storage.

2. Software infrastrutturale

  • piattaforme per cloud privato e gestione dei data center;
  • soluzioni di virtualizzazione, in gran parte provenienti dall’acquisizione di VMware.

Questo mix rende Broadcom una società molto esposta alla crescita degli investimenti dei grandi hyperscaler (Microsoft, Google, Amazon, Meta) nelle infrastrutture AI.

I risultati pubblicati ieri (Q1 fiscale 2026)

Broadcom ha riportato risultati migliori delle attese, sostenuti dalla forte domanda di chip per l’intelligenza artificiale.

Principali numeri del trimestre:

  • Ricavi: 19,31 miliardi di dollari +29% su base annua;
  • Utile netto: 7,35 miliardi di dollari;
  • EPS rettificato: 2,05 dollari (sopra le stime degli analisti);
  • Free cash flow: circa 8 miliardi di dollari;
  • Margine lordo: circa 77%.

Il risultato rappresenta uno dei trimestri più forti della storia dell’azienda.

Il dato più significativo riguarda i ricavi legati all’AI:

  • ricavi AI: 8,4 miliardi di dollari;
  • crescita: +106% su base annua.

La crescita è trainata da due categorie principali:

  1. Acceleratori AI personalizzati progettati per grandi clienti cloud;
  2. Chip di networking per collegare migliaia di processori nei data center AI.

Broadcom collabora con diversi hyperscaler e prevede che l’intelligenza artificiale diventerà il principale motore di crescita nei prossimi anni.

Guidance e prospettive

L’azienda ha fornito indicazioni molto forti per il prossimo trimestre:

  • ricavi previsti Q2: circa 22 miliardi di dollari;
  • nettamente sopra le stime di mercato.

Inoltre il management prevede:

  • 10,7 miliardi di ricavi da semiconduttori AI nel prossimo trimestre;
  • possibilità di superare 100 miliardi di ricavi annui dai chip AI entro il 2027.

Il ruolo del software e di VMware

Il segmento software ha registrato 6,8 miliardi di ricavi, in crescita solo dell’1% su base annua, ma rimane molto redditizio grazie ai margini elevati e ai contratti ricorrenti legati a VMware.

Questo business contribuisce a stabilizzare i flussi di cassa mentre la parte semiconduttori cresce rapidamente.

Reazione del mercato

Dopo la pubblicazione dei risultati, il titolo Broadcom è salito nel trading after-hours, sostenuto da:

  • crescita dell’AI più forte del previsto
  • guidance superiore alle attese
  • annuncio di un programma di buyback da 10 miliardi di dollari

Lo Stretto di Hormuz: perché è cruciale per l’economia globale

Lo Stretto di Hormuz è uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo. Largo circa 34 chilometri, ma le corsie di navigazione utilizzabili sono molto più strette, circa 3 km per direzione. Questo significa che bastano pochi attacchi o anche solo il rischio di attacchi per paralizzare il traffico marittimo. Questo stretto corridoio tra Iran e Oman collega il Golfo Persico all’oceano ed è fondamentale per il commercio energetico globale. Ogni giorno vi transitano circa 20 milioni di barili di petrolio, quasi il 20% del consumo mondiale, oltre a grandi quantità di gas naturale liquefatto (LNG) 20% e il 14% dei prodotti petroliferi raffinati. La maggior parte di questi flussi proviene da paesi del Golfo come Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Iraq ed Emirati Arabi Uniti.

Quando il traffico nello stretto viene minacciato o interrotto, l’impatto si estende rapidamente ai mercati energetici globali.

Un punto di strozzatura del sistema energetico

In una recente escalation legata al conflitto con l’Iran, il traffico di petroliere si è quasi fermato e centinaia di navi sono rimaste bloccate nel Golfo.

Non solo petrolio: gas e fertilizzanti

Oltre al petrolio, lo stretto è vitale per altre materie prime. Attraverso Hormuz passa anche una quota importante del commercio mondiale di fertilizzanti e dei loro componenti:

  • 44% dello zolfo
  • 31% dell’urea
  • 18% dell’ammoniaca
  • 15% dei fosfati

Questi materiali sono essenziali per la produzione agricola globale. Una loro carenza potrebbe far aumentare i costi dei fertilizzanti e quindi i prezzi dei prodotti alimentari.

Assicurazioni e traffico navale

La paralisi non dipende solo dagli attacchi militari.

Uno dei fattori più critici è il ritiro delle assicurazioni marittime di guerra. Senza questa copertura nessuna compagnia di navigazione può attraversare una zona di conflitto.

Dopo gli attacchi alle navi e alle infrastrutture energetiche:

  • molte compagnie assicurative hanno sospeso le coperture
  • decine di petroliere sono rimaste bloccate
  • il traffico è crollato quasi a zero

Si tratta di un effetto tipico delle crisi marittime: anche senza un blocco fisico, il rischio rende il passaggio impraticabile.

Effetti sull’economia globale

La chiusura o il rallentamento del traffico nello stretto può avere effetti a catena:

  • aumento dei prezzi di petrolio e gas
  • costi di trasporto marittimo più alti
  • problemi di approvvigionamento energetico
  • aumento dei prezzi agricoli e dell’inflazione

Gli analisti stimano che un blocco prolungato potrebbe far salire il petrolio oltre i 100 dollari al barile, con impatti sulla crescita economica globale.

Possibili vincitori

In ogni shock delle materie prime emergono anche dei beneficiari.

Nel breve periodo:

  • esportatori di LNG negli Stati Uniti
  • produttori di gas norvegesi
  • produttori nordamericani di fertilizzanti

Nel lungo periodo, i veri vincitori potrebbero essere i nuovi poli energetici fuori dal Medio Oriente:

  • Brasile
  • Guyana
  • Argentina
  • Stati Uniti
  • Canada

Questi paesi stanno aumentando la produzione petrolifera e si trovano fuori dalle principali rotte geopoliticamente instabili.

Curiosità:

Sette curiosità sulla guerra

1.Alcune borse hanno chiuso per mesi quando scoppiavano le guerre

Quando iniziò la Prima guerra mondiale nel 1914, la borsa di Wall Street chiuse completamente per circa quattro mesi.

Il motivo era semplice: si temeva che gli investitori europei vendessero in massa le loro azioni americane per ottenere liquidità e finanziare la guerra.

Fu una delle chiusure più lunghe della storia dei mercati finanziari.

2. Durante alcune guerre le sigarette diventavano una moneta 

Durante la Seconda guerra mondiale e negli anni immediatamente successivi, in molti paesi europei devastati dal conflitto le sigarette venivano usate come vera e propria valuta.

Con esse si potevano comprare:

  • cibo
  • vestiti
  • trasporti
  • piccoli servizi

In alcuni mercati neri i prezzi erano indicati direttamente in sigarette.

3. Alcune guerre hanno causato le peggiori inflazioni della storia

Dopo la Prima guerra mondiale la Germania visse una delle peggiori iperinflazioni mai registrate.

Nel 1923 il valore del marco crollò a tal punto che:

  • servivano miliardi di marchi per comprare pane
  • i salari venivano pagati due volte al giorno
  • alcune persone usavano banconote come carta da parati o combustibile

4. I cittadini finanziavano la guerra comprando titoli di stato

Durante la Seconda guerra mondiale molti governi emisero i cosiddetti war bonds, cioè titoli di stato destinati a finanziare il conflitto.

Negli Stati Uniti furono promossi da celebrità come Walt Disney e Charlie Chaplin.

Milioni di cittadini prestarono soldi al governo per sostenere lo sforzo bellico.

5. Alcune aziende sono diventate giganti grazie alle guerre

Molte industrie tecnologiche e aeronautiche devono la loro crescita ai conflitti.

Durante la Seconda guerra mondiale enormi investimenti pubblici portarono allo sviluppo di:

  • Boeing - bombardieri B-17 e B-29;
  • Ford - bombardiere B-24, jeep, camion, carri armati;
  • General Motors - camion, carri armati, munizioni, motori aeronautici ecc. per una cifra di decina di miliardi di dollari dell'epoca;
  • IBM - macchine perforatrici, sistemi di calcolo e strumenti per la logistica militare.

6. Le guerre moderne costano cifre astronomiche

Le guerre contemporanee hanno costi giganteschi per le finanze pubbliche.

Per esempio, la Guerra in Afghanistan (2001–2021) è costata agli Stati Uniti oltre 2.000 miliardi di dollari secondo varie stime economiche.

Questo significa che ogni giorno di conflitto può costare centinaia di milioni di dollari.

7. Le guerre hanno creato nuove tasse

Molte delle tasse che oggi consideriamo normali sono nate in realtà per finanziare guerre. Nei momenti di conflitto, infatti, gli stati hanno bisogno di enormi quantità di denaro in tempi molto brevi e spesso ricorrono a nuove imposte o aumentano quelle esistenti.

Uno dei casi più famosi riguarda l’introduzione della moderna imposta sul reddito. Nel Regno Unito fu introdotta alla fine del Settecento per finanziare le guerre contro la Francia rivoluzionaria e soprattutto contro Napoleone Bonaparte durante le Guerre napoleoniche. Inizialmente questa tassa doveva essere temporanea, ma con il tempo divenne una parte stabile del sistema fiscale. Basti pensare alla Guerra d'Etiopa che ancora paghiamo nelle accise delle nostre bollette, insieme alla Cristi di Suez e le missioni militare all'estero negli anni 2000.

LA SETTIMANA IN BORSA

Settimana negativa sulla scia dell'escalation militare in Medio Oriente che ha destabilizzato l'intera regione. In particolare, le tensioni nello Stretto di Hormuz, dove transita circa il 20% del petrolio mondiale potrebbe riaccendere l'inflazione mondiale. Ci sono stati attacchi e incidenti contro le petroliere mettendo a rischio la sicurezza energetica globale, soprattutto in Europa e Asia. Il brent è salito oltre i 90 dollari al barile e il gas europeo è salito del 22% in una sola seduta e quasi del 40% da inizio del conflitto.

Specifica Europa

Il rialzo del prezzo del greggio e del gas può impattare sull'inflazione europea fino ad uno 0,5% allontanando così l'ipotesi di un taglio dei tassi di interesse durante l'anno in corso. Anche la crescita economica potrebbe risentirne a causa del rallentamento dei consumi e di conseguenza gli utili aziendali. Queste considerazioni sono state le principali motivazioni dei ribassi dei listini area euro, tra i più colpiti dalle vendite.

Performance settimanali degli indici europei

I principali listini europei hanno chiuso in forte ribasso:

  • DAX (Germania): -6,70%
  • CAC 40 (Francia):  -6,84%
  • FTSE MIB (Italia):  -6,48%
  • FTSE 100 (Regno Unito): -5,74%
  • EURO STOXX 50: -6,91%
  • MSCI Europe:  -5,51%
  • EURO STOXX 600: -5,55%

Specifica Usa

Se fino la scorsa settimana i mercati americani erano il vaso di coccio, a seguito della guerra sono diventati quelli difensivi rispetto alla debacle del resto del mondo. Il motivo? Semplice, dalla guerra in Ucraina gli Stati Uniti sono diventati un esportatore netto di petrolio e reggono meglio di tutti lo shock petrolifero e di conseguenza gli utili aziendali per ora reggono, ma una crisi mondiale e di conseguenza un calo della domanda di beni e servizi impatterebbe anche le aziende americane.

Performance settimanale degli indici Usa e mondo

Anche i listini americani chiudono in ribasso, gli emergenti asiatici scendono a causa del cambio contro un dollaro in forza considerato bene rifugio:

  • S&P 500: -2,02%
  • Nasdaq: -1,24%
  • Russell 2000:  -4,07%
  • MSCI World: -3,29%
  • MSCI Emerging Market: -6.89%
  • MSCI China: -3,02%

Dati macro: 

Trump ha nominato ufficialmente Kevin Warsh, di cui abbiamo dedicato un articolo lo scorso mese, come il nuovo Presidente della Fed a partire dal 15 maggio, con la prossima approvazione scontata del Senato. Per cui la prossima riunione del 18 marzo sarà la penultima di Powell e in entrambe un taglio dei tassi è per ora dato come impossibile anche se il dato sull'occupazione è stato peggio del previsto con una crescita al 4,4% oltre le aspettative di un +4,3%. Lo scorso mese un dato peggio delle aspettative avrebbe motivato il classico: bad news good news.

Analisi tecnica e valutazioni: 

Guardando i grafici di questa settimana è normale farsi prendere dal panico, ma se si allarga il time frame e si allunga il periodo di visualizzazione di qualche anno ci si accorge che siamo ancora lassù sui massimi storici un pò ovunque nel mondo. Ovviamente tutti voglio cogliere i massimi, fare cassa dei lauti guadagni, ma attenzione, a volte è meglio aspettare le conferme di un ribasso piuttosto che cercare di vendere sui massimi anche a scapito di lasciare qualcosa sul tavolo.

Conclusioni

Da inizio anno solo i mercati emergenti hanno ancora un rendimento positivo, Euro ed Usa sono lievemente negativi senza considerare il cambio, mentre la Cina è il peggiore avendo perso la sua forza, ma è anche il paese che rimane fuori da tutti i conflitti pur subendone le conseguenze. In particolare mi ha colpito Wang Xiaoping che in occasione della sessione annuale parlamentare tenutasi a Pechino si è soffermata sull'occupazione nonostante l'IA: la Cina amplierà le opportunità di lavoro per i giovani, i laureati e i lavoratori migranti. Argomenti di grande attualità fino la scorsa settimana, ora in secondo piano.

Prospettive per la prossima settimana

Mia nonna mi portò a vedere Via col vento quando ero piccolino e ricordo la risata della sala quando i giovani sudisti partirono entusiasti convinti che la guerra sarebbe durata solamente una settimana, così non fu e la persero. Forse Trump ha fatto male i conti o forse speriamo di no. Di certo l'Iran sta facendo di tutto per farsi del male e farlo a sua volta, coinvolgendo tutti e forse, vendendo azioni per fare scendere i mercati e con essi la voglia di spalleggiare questa guerra da parte dell'opinione pubblica.

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