Immaginate di leggere una notizia molto positiva su una società e pensare: “Perfetto, compro il titolo prima che salga.” C’è però un problema: nel momento in cui avete letto quella notizia, probabilmente l’hanno già letta migliaia di investitori, fondi, banche e soprattutto algoritmi. E molti di loro hanno già comprato o venduto. È proprio da questa osservazione che nasce una delle teorie più famose della finanza moderna: la Teoria dei Mercati Efficienti, sviluppata soprattutto dagli studi di Eugene Fama. L’idea è semplice: i prezzi tendono a incorporare rapidamente tutte le informazioni disponibili. Ma attenzione: questo non significa che il mercato abbia sempre ragione.
È successo a tutti di vedere una società pubblicare utili record e ritrovarsi con il titolo in ribasso. Assurdo? Non necessariamente. Il mercato non confronta semplicemente il risultato con quello dell’anno precedente, ma soprattutto con ciò che si aspettava. Se tutti attendevano risultati straordinari e arrivano risultati soltanto buoni, il titolo può scendere. Al contrario, una società può presentare dati pessimi e vedere il prezzo salire perché gli investitori temevano qualcosa di ancora peggiore. Il mercato, insomma, non fotografa il presente: cerca continuamente di anticipare il futuro.
Per spiegare quanto sia difficile battere sistematicamente il mercato, Burton Malkiel rese celebre una provocazione: persino uno scimpanzé bendato, lanciando freccette sulle pagine finanziarie di un giornale, avrebbe potuto costruire un portafoglio competitivo con quello degli esperti. La cosa divertente è che il Wall Street Journal trasformò poi l’idea in un vero esperimento. Niente scimpanzé, naturalmente: furono i giornalisti a lanciare le freccette. Da una parte i titoli scelti casualmente, dall’altra quelli selezionati dai professionisti. Il messaggio rimane attuale: battere il mercato qualche volta è relativamente facile; farlo sistematicamente è molto più difficile.
Nel 2013 accadde poi qualcosa di curioso. Il Nobel per l’Economia venne assegnato, tra gli altri, proprio a Eugene Fama e Robert Shiller. Fama è il grande studioso dell’efficienza dei mercati; Shiller ha invece dedicato gran parte del suo lavoro a bolle speculative, eccessi di prezzo e comportamento irrazionale degli investitori. Due modi apparentemente opposti di vedere la Borsa premiati insieme. Forse perché entrambi descrivono una parte della realtà: i mercati possono essere estremamente efficienti nell’incorporare le informazioni e, contemporaneamente, essere influenzati da paura, euforia, comportamenti di massa e aspettative.
Per chi fa trading, però, la lezione più importante è un’altra. Avere individuato un supporto, una configurazione grafica, un’anomalia di volatilità o una particolare distribuzione dei volumi non significa sapere cosa farà il mercato dopo. Significa soltanto aver individuato uno scenario con determinate probabilità. Per questo la domanda principale di un trader non dovrebbe essere “Come faccio ad avere ragione?”, ma “Quanto perdo se questa volta ho torto?”. Possiamo sbagliare molte previsioni e continuare a stare sui mercati. Quello che non possiamo permetterci è sbagliare la gestione del rischio. Ed è forse questa la vera inefficienza sulla quale dovremmo lavorare: non quella del mercato, ma quella del nostro comportamento.
Nell’articolo completo approfondisco le tre forme di efficienza dei mercati, il concetto di Random Walk, Fama, Shiller e cosa possiamo realmente impararne nell’operatività quotidiana. Leggi l’articolo completo su Sunnymoney: https://www.sunnymoney.it/articoli-didattici/teoria-dei-mercati-efficienti/