Analisi Settimanale Mercati Finanziari - 17 Ottobre 2026

Michele Clementi Michele Clementi - 17/10/2026 07:30

Le banche centrali sotto pressione: Warsh non scopre le carte, mentre il futuro della BCE torna in discussione

La riunione annuale del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale hanno riunito i principali responsabili della politica economica internazionale, insieme a incontri del World Economic Forum.

Il Fondo monetario internazionale stima una crescita mondiale del 3,1% nel 2026 e del 3,4% nel 2027. Numeri che, tuttavia, nascondono differenze crescenti tra Paesi e rischi che potrebbero compromettere queste prospettive. La direttrice generale Kristalina Georgieva ha avvertito che la capacità dell'economia globale di assorbire shock ripetuti sta raggiungendo i propri limiti: le riserve energetiche e gli spazi di bilancio pubblico si stanno riducendo, mentre l'inflazione resta elevata in molte economie.

Warsh: prima la stabilità dei prezzi, senza anticipare le decisioni della Fed

Il presidente della Fed non ha fornito indicazioni precise sulla riunione di ottobre né su quella di dicembre. Una scelta coerente con la sua intenzione di non vincolare anticipatamente il processo decisionale della banca centrale.

Il messaggio è significativo: la solidità dell'economia americana non esclude ulteriori tensioni sui prezzi e, di conseguenza, non garantisce che i tassi possano scendere nel breve periodo, ma non ha fatto intendere se ci sarà un rialzo nelle prossime riunioni.

Ribadisco personalmente la mia idea per cui un rialzo a fine di questo mese sarebbe considerato politicamente scorretto considerate le elezioni di Mid Term solo pochi giorni dopo la riunione e sappiamo che Trump ha mandato via Powell perché pretendeva da lui tassi più bassi.

L'intelligenza artificiale: una spinta alla produttività, ma anche all'inflazione?

Secondo Warsh, questa tecnologia potrebbe essere il cambiamento più rilevante per l'economia mondiale della sua vita. Nel lungo periodo, la sua diffusione potrebbe aumentare la produttività, ridurre alcuni costi di produzione e consentire una crescita economica più sostenuta senza generare necessariamente pressioni inflazionistiche.

Nel breve termine, gli ingenti investimenti in data center, semiconduttori, infrastrutture energetiche e sistemi informatici alimentano la domanda di beni, servizi ed energia. Se l'offerta non riuscisse a tenere il passo, l'effetto potrebbe essere un aumento dei prezzi, proprio mentre le banche centrali cercano di riportare l'inflazione sotto controllo.

Anche il Fondo monetario internazionale ha evidenziato questa doppia dinamica: lo shock negativo provocato dai maggiori costi energetici frena l'attività economica, mentre la spinta degli investimenti in intelligenza artificiale sostiene la domanda.

Lagarde e il futuro della BCE: si apre il risiko delle nomine

Secondo quanto riportato da Reuters, Christine Lagarde potrebbe essere nominata presidente del World Economic Forum già a novembre, anticipando così la conclusione del suo mandato alla guida della BCE, attualmente prevista per ottobre 2027. La decisione potrebbe arrivare dalla riunione del consiglio di amministrazione del WEF del 2 novembre. Al momento, si tratta di un'ipotesi riferita da fonti vicine all'organizzazione, non di una nomina ufficiale.

Un'eventuale uscita anticipata di Lagarde aprirebbe una partita importante per la governance europea con qualche mese di anticipo.

Il vero problema: meno margini per affrontare la prossima crisi

Il debito pubblico elevato limita la possibilità di sostenere l'economia attraverso nuove misure fiscali. L'inflazione rende più difficile allentare la politica monetaria. Gli shock energetici complicano le prospettive delle imprese e delle famiglie, mentre gli investimenti in AI stanno modificando rapidamente la struttura produttiva e la distribuzione della crescita.

In questo scenario, la credibilità delle banche centrali diventa ancora più importante. Se gli operatori economici dubitano della capacità delle autorità monetarie di contenere l'inflazione, le aspettative sui prezzi possono deteriorarsi e rendere più costoso riportare la stabilità.

La lezione di Bangkok è che la resilienza dell'economia mondiale non può essere data per scontata. 

L'intelligenza artificiale offre opportunità di crescita importanti, ma non elimina i rischi legati all'energia, al debito e all'inflazione. E le decisioni delle banche centrali, insieme alle persone chiamate a prenderle, continueranno a essere uno dei principali fattori da monitorare sui mercati finanziari.

I semiconduttori finiscono sotto pressione

Il Philadelphia Semiconductor Index, il principale indice americano del settore, ha accumulato perdite per circa il 12% dall'inizio di ottobre. Secondo Reuters, nelle sei sedute considerate fino a giovedì 15 ottobre, la perdita di capitalizzazione potenziale delle società americane dei semiconduttori aveva raggiunto circa 1.640 miliardi di dollari, con ulteriori ribassi che avrebbero potuto portare il conto complessivo verso i 2.000 miliardi. Anche in Asia le vendite sono state pesanti: giovedì il Kospi sudcoreano ha perso oltre l'8%, penalizzato soprattutto dai produttori di chip e memorie.

Non è necessariamente la fine del boom dell'AI. 

Il mercato ha iniziato a considerare con maggiore attenzione la possibilità che la Federal Reserve mantenga i tassi elevati più a lungo, o che debba addirittura tornare a irrigidire la politica monetaria.

Per il settore tecnologico, particolarmente sensibile al costo del capitale, si tratta di una combinazione delicata. Costruire un data center richiede investimenti enormi in chip, server, reti, energia e infrastrutture. Se il costo dei finanziamenti aumenta, il rendimento futuro di questi investimenti diventa meno interessante.

C'è poi una seconda questione: chi finanzia questa espansione deve riuscire a trasformare la capacità di calcolo in ricavi e profitti sufficienti. 

I titoli da tenere sotto osservazione

Nvidia: Il gruppo resta al centro dell'infrastruttura dell'intelligenza artificiale. La questione non è soltanto la domanda dei suoi acceleratori, ma anche la capacità dei grandi clienti di continuare a investire a ritmi elevati e di ottenere ritorni economici adeguati. 

AMD: la sfida competitiva e il peso delle aspettative. Advanced Micro Devices è uno dei principali concorrenti di Nvidia nel mercato degli acceleratori per l'AI. Per il titolo sarà importante verificare se la crescita dei ricavi legati a questi prodotti riuscirà a tradursi in una redditività crescente, senza che la competizione sui prezzi eroda i margini.

Broadcom: beneficiaria del boom, ma non immune dalla selettività del mercato. Il gruppo produce semiconduttori e soluzioni di rete utilizzati nelle infrastrutture tecnologiche e beneficia anche dello sviluppo di chip personalizzati per grandi clienti. 

ASML: ordini forti, ma attenzione alle valutazioni. Il produttore olandese di macchinari per la litografia è un passaggio fondamentale nella produzione dei chip più avanzati. Il 14 ottobre ha comunicato che la propria capacità produttiva non sarà sufficiente a soddisfare tutta la domanda prevista nel 2027 e nel 2028

TSMC: la domanda c'è, ma quanto durerà? Taiwan Semiconductor Manufacturing Company produce chip per numerosi protagonisti dell'elettronica e dell'AI. I risultati del terzo trimestre hanno mostrato un utile netto in crescita del 69% rispetto a un anno prima, a un livello record di 763,1 miliardi di dollari taiwanesi. 

Samsung Electronics, SK Hynix e Micron: il fronte delle memorie. L'intelligenza artificiale richiede quantità crescenti di memoria ad alte prestazioni. I tre gruppi sono quindi esposti a un segmento fondamentale della filiera, ma anche a un settore storicamente ciclico. Il punto da monitorare è se la crescita strutturale della domanda di memoria per l'AI sarà sufficiente a compensare eventuali eccessi di capacità produttiva o un rallentamento della spesa dei clienti.

CoreWeave e Oracle: il rischio si estende oltre i produttori di chip. CoreWeave è un operatore di infrastrutture cloud fortemente esposto alla domanda di capacità di calcolo per l'AI; Oracle è coinvolta nell'espansione delle infrastrutture cloud e dei data center. I timori sul finanziamento degli investimenti hanno pesato anche su queste società. È un passaggio importante: se aumenta il costo del capitale per chi costruisce e gestisce i data center, il problema può propagarsi a tutta la catena dei fornitori, compresi i produttori di semiconduttori.

Bolla dell'AI o semplice correzione?

Sarebbe prematuro concludere che siamo di fronte allo scoppio di una bolla. La domanda di capacità di calcolo rimane significativa e i risultati di società come TSMC mostrano che gli investimenti stanno già producendo ricavi e utili.

Ma sarebbe altrettanto rischioso ignorare i segnali di questa settimana. La forte correzione dei semiconduttori indica che gli investitori stanno diventando più sensibili al costo del capitale, al livello delle valutazioni e ai tempi necessari per recuperare gli investimenti.

La distinzione fondamentale è tra chi vende infrastrutture indispensabili e riesce a generare margini e flussi di cassa consistenti, chi investe miliardi confidando in ricavi futuri e chi finanzia questi investimenti ricorrendo a un indebitamento crescente.

Sono tre situazioni molto diverse, anche se tutte vengono ricondotte alla stessa etichetta: intelligenza artificiale.

Per chi investe, la lezione è evitare di considerare il settore come un blocco omogeneo. 

Curiosità:

Il paradosso di Jevons è un fenomeno economico per cui un miglioramento dell'efficienza nell'utilizzo di una risorsa può portare a un aumento del suo consumo complessivo, anziché a una diminuzione.

La cosa interessante è che sembra contraddire il buon senso: se una risorsa serve in quantità minore per ottenere lo stesso risultato, ci aspetteremmo di consumarne meno. Ma se diventa più economica, potremmo essere incentivati a utilizzarla molto di più.

Il fenomeno prende il nome dall'economista inglese William Stanley Jevons, che nel 1865 studiò gli effetti dei miglioramenti tecnologici sulle macchine a vapore.

Le nuove macchine utilizzavano il carbone in modo più efficiente. Ci si sarebbe potuti aspettare una riduzione del consumo di carbone per alimentare l'economia.

Invece, macchine più efficienti resero l'energia a vapore più conveniente. Questo favorì la diffusione delle macchine in un numero crescente di industrie, ampliò la produzione e aumentò la domanda complessiva di carbone.

L'intelligenza artificiale: un esempio attuale

Immaginiamo che utilizzare un modello di AI per una determinata attività costi inizialmente 1 euro.

Un miglioramento tecnologico dimezza il costo a 0,50 euro. A parità di utilizzi, la spesa complessiva si dimezzerebbe.

Ma se il costo più basso induce aziende e consumatori a utilizzare l'AI cinque volte di più, il risultato cambia.

Siamo abituati a pensare all'intelligenza artificiale come a una tecnologia capace di aumentare la produttività e ridurre i costi. Ma c'è un effetto collaterale che potrebbe complicare il lavoro delle banche centrali: la crescente domanda di energia necessaria per alimentarla.

I data center che addestrano e fanno funzionare i modelli di AI richiedono enormi quantità di elettricità. Secondo l'Agenzia internazionale dell'energia, i consumi elettrici dei data center sono aumentati del 17% nel 2025 e potrebbero quasi raddoppiare entro il 2030, passando da circa 485 a 950 terawattora all'anno.

Il problema è che la domanda di energia può crescere più rapidamente della capacità di produrla e distribuirla. Costruire centrali, potenziare le reti elettriche e installare trasformatori richiede tempo e capitali. Quando l'offerta fatica a tenere il passo, i prezzi possono aumentare, soprattutto nelle aree dove si concentrano i nuovi data center.

Il fenomeno è già al centro del dibattito negli Stati Uniti, dove l'espansione delle infrastrutture per l'AI sta alimentando le preoccupazioni sulle bollette elettriche. A ottobre, anche il presidente della Federal Reserve di Chicago, Austan Goolsbee, ha avvertito che gli aumenti dei costi legati ai data center rischiano di estendersi oltre il settore tecnologico, contribuendo a una pressione inflazionistica più ampia.

Il meccanismo è relativamente semplice: l'elettricità più cara aumenta i costi di produzione delle imprese, che possono trasferirli sui prezzi finali. Le famiglie, nel frattempo, si trovano a spendere di più per l'energia e hanno meno risorse disponibili per altri consumi.

Si crea così un paradosso. L'intelligenza artificiale promette di aumentare la produttività e ridurre i costi nel lungo periodo, ma la costruzione delle infrastrutture necessarie per diffonderla può generare nuove pressioni sui prezzi nel breve e medio termine.

LA SETTIMANA IN BORSA

La settimana è stata contraddistinta dai forti cali dei titoli tecnologici con particolare pressioni in vendita sui titoli legati all'AI e di conseguenza gli indici emergenti, in particolare quelli asiatici hanno subito forti perdite avendo un peso consistente di titoli legati all'intelligenza artificiale, così come il Nasdaq. I listini più difensivi come quelli europei anche grazie a buone trimestrali e il rialzo dell'obbligazionario hanno chiuso la settimana in rialzo anche perché nelle ultime settimane al contrario degli indici americani, avevano subito una flessione.

Specifica Europa

Le tensioni sulla tecnologia premiano l'Europa, questo perché una rotazione settoriale premia i settori più difensivi che sono maggiormente presenti nei listini europei ed in particolare, le flessioni sui titoli tecnologici hanno poco penalizzato gli indici europei. La settimana è stata positiva nonostante sia scontato un rialzo dei tassi il 29 settembre in occasione della riunione della BCE.

Performance settimanali degli indici europei

I principali listini europei hanno chiuso in rialzo:

  • DAX (Germania):  +2,13%
  • CAC 40 (Francia): +1,97%
  • FTSE MIB (Italia):  +0,22%
  • FTSE 100 (Regno Unito): +3,13%
  • EURO STOXX 50:  +0,49%
  • MSCI Europe:  +2,03%
  • EURO STOXX 600: +2,09%

Specifica Usa

Le principali banche americane hanno comunicato le trimestrali: JPMorgan Chase

utile per azione $5,75 - inferiore alle attese di $5,93, Wells Fargo utile per azione $1,87 - sopra le attese di $1,85, Goldman Sachs utile per azione $17,01 - nettamente sopra le attese di $12,86, Citigroup utile per azione $2,85 - sopra le attese di $2,65, Bank of America utile per azione $0,91 - sotto le attese di $1,1. Nonostante i dati non deludenti il settore bancario continua a segnalare una certa debolezza dai precedenti massimi toccati in agosto, questo suggerisce che gli investitori stanno distinguendo tra utili già realizzati e sostenibilità degli utili futuri. I risultati delle banche restano complessivamente robusti, ma il mercato è preoccupato dalla dipendenza dal trading azionario, dal rallentamento dell'investment banking e dall'impatto dei tassi elevati.

Performance settimanale degli indici Usa e mondo

I listini americani chiudono in ribasso, peggio gli emergenti:

  • S&P 500:  -1,95%
  • Nasdaq: -4,48%
  • Russell 2000:  -3,05%
  • MSCI World: -1,10%
  • MSCI Emerging Market: %
  • MSCI China: -1,64%

Dati macro: 

L'inflazione in Germania è al 3,3%, mentre in America è balzata al 3,7% dal precedente 3,4%, l'inflazione core senza energia ed alimentari è salita al 2,6%. I rialzi dei prezzi energetici hanno contribuito alla salita dell'inflazione ai prezzi dei produttori con un incremento sul mese dell'1,3% portandola su base annua al 6,3%. Le vendite al dettaglio sempre in Usa mostrano ancora consumi robusti da parte dei consumatori americani e questo connubio di inflazione in rialzo ed economia resiliente potrebbe lasciare spazio ad ulteriori rialzi dei tassi negli Stati Uniti entro la fine dell'anno.

Analisi tecnica e valutazioni: 

La settimana scorsa, il 6 ottobre, gli indici americani hanno fatto nuovi massimi, ma con una configurazione tecnica che nel breve periodo è in genere di cattivo auspicio: l'island reversal, ossia un massimo anticipato da un gap rialzista e seguito da un gap ribassista. In genere questa configurazione in un mercato forte viene assorbita, ma in questo momento sembra abbia avuto il suo effetto nefasto. Nelle prossime settimane saremo ad un bivio, il proseguo delle prese di beneficio oppure il riallineamento al ciclo positivo delle elezioni di mid term.

Conclusioni

La settimana si è conclusa come una sorta di monito alle future comunicazioni delle principali società tecnologiche: non basta più battere le attese, seppure ambiziose, gli investitori voglio rassicurazioni per quanto riguarda il futuro.

Prospettive per la prossima settimana

La prossima settimana per quanto riguarda i dati macroeconomici non ci saranno comunicazioni di rilievo, mentre per le trimestrali ci sarà Netflix martedì che è in forte calo dai precedenti massimi con un ribasso vicino al 40%, poi mercoledì saranno Tesla e Meta a comunicare i propri risultati e soprattutto diranno cosa dobbiamo aspettarci dal prossimo futuro.

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