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Geopolitica globale: i grandi dossier che definiranno il nuovo equilibrio mondiale nel 2026
Il secondo anno della Presidenza Trump
Il secondo anno della nuova Presidenza Trump si preannuncia come una fase di consolidamento, soprattutto in politica estera e sicurezza interna. Alcuni dossier meritano particolare attenzione.
Neo-imperialismo statunitense
Washington punta a riportare gli Stati Uniti al centro del sistema internazionale attraverso un controllo più diretto delle aree strategiche del Sud America e dell’Africa, con l’obiettivo di arginare l’influenza cinese. Una strategia che combina pressione economica, accordi bilaterali selettivi e presenza politica rafforzata.
Dazi e politica commerciale
Anche nell’ipotesi in cui la Corte Suprema dovesse giudicare illegittimi alcuni dazi, è difficile immaginare una restituzione delle entrate già incassate. Un Congresso restio a rinunciare a nuove risorse fiscali troverà probabilmente soluzioni interne per mantenerle. I benefici per le casse statali, tuttavia, rischiano di essere controbilanciati da un aumento dell’inflazione.
Ucraina e Medio Oriente
Trump mira a una pace negoziata sia in Ucraina sia in Medio Oriente, con la ricostruzione utilizzata come leva politica ed economica, nonché come contropartita dell’influenza statunitense nelle aree interessate.
Europa: la necessità di un fronte comune
Per l’Unione Europea il tema centrale resta la coesione.
I singoli Stati membri devono ricostruire un dialogo politico ed economico comune: solo un’Europa compatta può competere con Stati Uniti e Cina, evitando di ridursi a un semplice mercato di consumo.
Accanto alla difesa e alla regolamentazione, è indispensabile una strategia di crescita economica condivisa, fondata su obiettivi chiari e credibili. Tali obiettivi dovranno essere definiti entro il 2026, in vista del bilancio UE 2027-2034.
L’Ucraina nell’Unione Europea
L’eventuale adesione richiede l’unanimità degli Stati membri. Potrebbe rappresentare una soluzione pragmatica, considerando che l’ingresso nella NATO è uno dei veti posti da Putin per una pace duratura. Resta però un percorso complesso e politicamente sensibile.
Palestina: guerra o pace?
Il cessate il fuoco di ottobre ha avviato la prima fase del piano in venti punti proposto da Trump. Tuttavia, negli ultimi due mesi si contano ancora centinaia di vittime palestinesi e continue accuse reciproche di violazione degli accordi.
L’avanzamento verso le fasi successive appare incerto: al momento, l’unico aspetto che sembra catalizzare l’interesse degli attori internazionali è la ricostruzione del territorio.
Taiwan: autonomia o riunificazione?
Nel discorso di fine anno, Xi Jinping ha ribadito che la riunificazione con Taiwan è vicina. Il Presidente taiwanese Lai Ching-te ha risposto dichiarandosi pronto alla difesa.
Gli Stati Uniti, firmatari del Taiwan Relations Act del 1979, che prevede un intervento in caso di aggressione cinese, sembrano oggi assumere una posizione più defilata. Secondo diversi analisti militari, la Cina non sarebbe ancora pronta per un’operazione definitiva nel breve termine e potrebbe utilizzare le terre rare come leva negoziale nei confronti di Washington.
Intelligenza artificiale: chi guida la corsa?
Se si adotta una metafora bellica, l’Europa appare penalizzata sin dall’inizio, imbrigliata da una regolamentazione stringente. Stati Uniti e Cina si confrontano su chip sempre più performanti e piani strategici di lungo periodo.
Nel luglio scorso Washington ha presentato il Winning the Race: America’s AI Action Plan, focalizzato su infrastrutture e accelerazione dell’innovazione. Tre giorni dopo Pechino ha risposto con il Global AI Governance Action Plan, orientato all’autosufficienza tecnologica.
Nel frattempo emergono nuovi attori: l’India, che punta sulla formazione di massa, e l’Arabia Saudita, che mira a diventare il terzo produttore mondiale di AI grazie a investimenti ingenti.
Nucleare: perché no?
Nel febbraio 2026 scadrà il New START, ultimo accordo di controllo sulle armi nucleari strategiche. Putin ha lasciato intendere una possibile proroga di un anno, ma la principale incognita resta la Cina, non vincolata da accordi bilaterali.
Pechino potrebbe raddoppiare il proprio arsenale, passando dalle attuali 500 testate a circa 1.000 entro la fine del decennio, diventando la terza potenza nucleare mondiale. Anche l’Europa valuta un rafforzamento della deterrenza: la Polonia si è detta disponibile a ospitare testate nucleari alleate, come già avviene in Germania, Italia, Paesi Bassi, Belgio e Turchia. Francia e Regno Unito stanno esplorando una maggiore integrazione delle rispettive capacità. Fiducia, sì, ma con la consapevolezza che la storia ha spesso dimostrato la fragilità dei trattati.
Dalla Terra allo spazio: la nuova competizione
Attualmente orbitano circa 13.887 satelliti, con una crescita annua del 30%. Di questi, circa 10.000 appartengono a Starlink, con 8.000 lanciati solo nel 2025, nell’ambizione di connettere l’intero pianeta e conquistare una posizione dominante nell’accesso a Internet.
Se da un lato questo sviluppo è guidato dai privati, dall’altro esistono due grandi programmi governativi: Artemis, guidato dalla NASA con 60 Paesi aderenti, e la International Lunar Research Station, a guida cinese con 10 Paesi. India, Arabia Saudita ed Emirati Arabi partecipano ad Artemis ma hanno anche annunciato progetti autonomi.
Aiuti internazionali: un addio ai Paesi più poveri?
Trump ha smantellato l’agenzia per gli aiuti allo sviluppo internazionale, generando un risparmio di 44 miliardi di dollari per il bilancio statunitense. Tuttavia, il mondo ha perso il principale finanziatore globale, che copriva circa il 30% degli aiuti totali.
In diversi Paesi, gli aiuti rappresentavano oltre il 10% del PIL. Il venir meno di queste risorse rischia di tradursi in un aumento della mortalità, soprattutto per la riduzione degli investimenti in sanità e prevenzione delle malattie infettive, colpendo una popolazione stimata di circa 260 milioni di persone.
Uno scenario in rapido mutamento
A questi temi si aggiungono numerosi altri equilibri geopolitici: la crisi in Medio Oriente, i rapporti tra Stati Uniti e Venezuela, il nuovo piano quinquennale cinese, la crisi politica in Francia, le elezioni di midterm negli Stati Uniti, le tensioni tra Ungheria e Unione Europea, fino alle elezioni in Brasile.
Conclusione
Sarà un anno denso di insidie, narrazioni distorte ed eccessi emotivi. Eventi inattesi metteranno in discussione certezze consolidate e alimenteranno la percezione di un declino imminente. La vera sfida sarà distinguere ciò che è rumore da ciò che incide realmente sugli equilibri economici e sui nostri obiettivi finanziari, mantenendo lucidità in un contesto sempre più complesso e interconnesso.