Donald Trump e Xi Jinping
Il colloquio, durato oltre due ore presso la Grande Sala del Popolo, è stato accompagnato da una cerimonia ufficiale altamente simbolica, con guardie d’onore, bandiere dei due Paesi e una coreografia studiata per trasmettere un’immagine di stabilità nei rapporti tra le due superpotenze.
Il quadro che emerge è quello di una competizione strategica molto dura, ma accompagnata dalla volontà di evitare uno scontro diretto.
1. Taiwan resta il punto più pericoloso
Xi ha avvertito Trump che una cattiva gestione della questione di Taiwan potrebbe portare addirittura a un conflitto tra le due superpotenze.
Per Pechino Taiwan è una provincia cinese da riunificare, mentre Washington continua a sostenere militarmente Taipei. Xi avrebbe chiesto agli Stati Uniti di rispettare maggiormente il principio dell’“unica Cina”, segnalando che questo tema rappresenta la linea rossa principale della politica estera cinese.
2. La “trappola di Tucidide”: la paura dello scontro inevitabile
Il concetto deriva dallo storico greco Tucidide, secondo cui la guerra tra Sparta e Atene fu causata dalla paura della potenza dominante verso quella emergente. Oggi il parallelo riguarda gli Stati Uniti, potenza dominante, e la Cina, potenza in ascesa.
Xi usa questa teoria per sostenere che la rivalità tra Washington e Pechino non deve diventare inevitabilmente una guerra. In pratica il leader cinese invita gli Stati Uniti ad accettare la crescita della Cina senza tentare di bloccarla militarmente o economicamente.
3. Su Hormuz Cina e Usa hanno interessi comuni, ma non identici
Sia Cina sia Stati Uniti vogliono evitare il blocco della rotta petrolifera più importante del mondo, ma per ragioni diverse:
· Washington punta a garantire stabilità immediata ai mercati globali;
· Pechino preferisce mantenere una posizione più prudente e meno interventista.
La Cina importa enormi quantità di petrolio dal Golfo Persico, ma non vuole essere trascinata nelle crisi mediorientali né allinearsi completamente alla strategia americana. Quindi una cooperazione limitata: i due Paesi condividono alcuni interessi economici e vedono entrambi negativamente l’Iran con il nucleare, ma restano rivali strategici.
4. I nodi irrisolti tra Usa e Cina
I nodi principali sono:
· il deficit commerciale americano verso la Cina;
· la guerra dei dazi;
· la corsa ai microchip;
· la dipendenza industriale reciproca;
· la competizione tecnologica sull’IA;
· il controllo delle catene produttive globali.
Nonostante le tensioni, le economie americana e cinese restano fortemente interdipendenti. Questo rende difficile una vera “separazione” economica totale.
Trump sembra voler mantenere una linea dura verso Pechino, ma allo stesso tempo cerca accordi pragmatici per evitare danni all’economia americana e ai mercati internazionali.
Sintesi finale
Il messaggio implicito del vertice Trump-Xi è che entrambe le potenze sanno che uno scontro diretto sarebbe devastante, ma nessuna delle due sembra disposta a rinunciare ai propri obiettivi geopolitici.
I CEO come trattativa commerciale con XI?
Trump ha portato i CEO delle principali aziende americane all’incontro con Xi Jinping per una combinazione di motivi economici, geopolitici e negoziali.
La logica di fondo è questa:
usare il potere delle corporation americane come strumento diplomatico.
Tra i dirigenti presenti o citati dai media:
Elon Musk -Tesla;
Tim Cook - Apple;
Jensen Huang - Nvidia;
Larry Fink - BlackRock;
Jane Fraser - CityGroup;
Stephen Schwarzman – Blackstone.
Per mostrare interdipendenza economica
Nonostante la rivalità strategica:
- USA e Cina restano profondamente interconnessi.
Molte aziende americane:
- producono in Cina;
- vendono enormemente in Cina;
- dipendono dalle supply chain cinesi.
Usare i CEO come leva geopolitica
Trump sembra voler costruire una strategia:
- meno ideologica;
- più transazionale.
Quindi:
- se la Cina collabora su commercio, Iran o stabilità globale,
- gli USA possono allentare tensioni economiche.
Alcune fonti hanno riportato che Trump cercava anche cooperazione cinese sul dossier Iran e sulla stabilità energetica globale.
Perché Xi voleva quei CEO
Non è solo Trump.
Anche Xi aveva interesse a incontrarli.
La Cina oggi ha problemi:
- crisi immobiliare;
- fuga di capitali;
- fiducia privata debole;
- rallentamento economico.
Xi vuole:
- evitare isolamento tecnologico;
- mantenere investimenti esteri;
- convincere il mondo che la Cina è ancora “open for business”.
Infatti Xi ha detto che la Cina si “aprirà ancora di più” alle imprese americane.
Ma c’è anche un lato controverso
Molti analisti criticano questa impostazione perché:
- sembra dare troppo peso alle corporation nella diplomazia;
- trasforma la politica estera in business diplomacy;
- rafforza la dipendenza delle Big Tech dalla Cina.
Critica centrale:
se le grandi aziende USA dipendono troppo dalla Cina, allora Pechino ottiene leva politica indiretta sugli Stati Uniti.
Ed è esattamente il motivo per cui:
- Washington continua comunque a limitare export di chip avanzati;
- semiconduttori e AI restano settori altamente sensibili.
In sintesi - È una forma di: diplomazia geo-economica ad alto livello.
Curiosità:
La borsa cinese è un capitalismo comunista
La divergenza tra economia reale cinese e Borsa è uno degli aspetti più particolari della finanza globale. In Occidente spesso si assume:
economia forte → utili forti → Borsa forte
In Cina questo legame è molto meno stabile.
La Borsa cinese rappresenta solo una parte dell’economia
Negli USA gli indici riflettono gran parte del motore economico:
- consumi;
- tecnologia;
- servizi;
- finanza privata.
In Cina invece gran parte dell’economia strategica:
- infrastrutture;
- banche politiche;
- governi locali;
- immobiliare semi-pubblico;
- industria statale;
- difesa;
- energia,
non è pienamente rappresentata nei mercati azionari.
Molte grandi SOE (State-Owned Enterprises) hanno logiche:
- politiche,
- occupazionali,
- strategiche,
non orientate alla massimizzazione degli utili per gli azionisti.
Quindi:
- il PIL può crescere grazie a investimenti pubblici enormi;
- ma gli azionisti non ne beneficiano direttamente.
Il Partito Comunista conta più del mercato
In Cina il mercato non è sovrano come negli USA.
Il Chinese Communist Party può intervenire improvvisamente:
- limitando settori;
- imponendo regolamentazioni;
- bloccando IPO;
- modificando incentivi economici.
Esempio:
Ant Group.
L’azienda stava per lanciare la più grande IPO della storia.
Pochi giorni prima:
- IPO cancellata;
- nuova regolamentazione fintech;
- enorme distruzione di valore di mercato.
Questo crea un fenomeno unico:
- economia reale anche forte;
- ma multipli azionari compressi per rischio politico.
Conseguenza pratica per gli investitori globali
Quando gli analisti analizzano la Cina:
non guardano solo:
Guardano soprattutto:
- credito totale;
- prezzi immobiliari;
- flussi bancari;
- dati energetici;
- domanda di commodity;
- interventi politici di Pechino.
Perché in Cina:
la politica economica è spesso più importante del mercato stesso.
LA SETTIMANA IN BORSA
Settimana a due velocità. Bene in America che trainata dall'AI continua a fare nuovi record storici arrivando a 18 da inizio anno e ben 7 nel solo mese di maggio, dato che rimane incoraggiante, considerato che quando è successo gli indici si sono migliorati a 12 mesi. Nella giornata di venerdì le prese di beneficio hanno limato il rialzo portando gli indici a pochi punti dalla settima settimana consecutiva al rialzo. Male in Europa: l'economia rimane debole,
Specifica Europa
L'economia tedesca è al palo con il settore auto e industriale, l'indice Zew che misura la condizione economica del paese è stato reso in calo. L'inflazione è resiliente, ma in aumento, ancora sotto controllo e sotto la soglia psicologica del 3% in Germanie, Francia e Spagna, dove sale però la fiducia dei consumatori.
Performance settimanali degli indici europei
I principali listini europei hanno chiuso in ribasso, l'Italia sale sopra i 50 mila punti, i massimi del lontano 2000 senza contare ovviamente i dividendi:
- DAX (Germania): -1,59%
- CAC 40 (Francia): -1,97%
- FTSE MIB (Italia): -0,35%
- FTSE 100 (Regno Unito): -0,37%
- EURO STOXX 50: -1,17%
- MSCI Europe: -0,73%
- EURO STOXX 600: -0,85%
Specifica Usa
Si chiude la stagione degli utili con un record di risultati positivi ben oltre '80% ed in particolare il modo in cui sono state battute le stime che ha fatto scalpore: utili in crescita di oltre il 20%. Questo è il motivo del ritrovato entusiasmo verso i mercati statunitensi che dopo un anno incerto come il 2025 hanno ripreso la leadership.
Performance settimanale degli indici Usa e mondo
I listini americani chiudono in leggero ribasso quella che poteva essere la settima settimana in rialzo consecutiva:
- S&P 500: -0,06%
- Nasdaq: -0,08%
- Russell 2000: -2,37%
- MSCI World: -0,50%
- MSCI Emerging Market: -3,23%
- MSCI China: -2,43%
Dati macro:
Il prossimo Presidente della Fed è stato confermato dal Senato e sarà Kevin Warsh, non un plebiscito, ma fortemente voluto da Trump con il mandato di tagliare i tassi di interesse. Sarà interessante capire come riuscirà in questo intento considerato che il dato sull'inflazione alla produzione è cresciuto sul mese dell'1,4% su attese di un +0,5% portando il dato al 6% sull'anno. Mentre l'indice che misura l'inflazione ai consumatori salito al 3,9% su base annua. Anche l'inflazione cinese continua a salire seppure di poco - Cpi +1% e PPI +2,8% -, la Cina è stata in deflazione per tutto il 2025. Si può pensare che ora la Cina è esportatrice di inflazione.
Analisi tecnica e valutazioni:
Per pochi punti le settimane al rialzo non sono state sette, ma i listini dimostrano una forza che si è manifestata veramente poche volte nella storia delle borse ed è stato favorevole a distanza di 12 mesi, ma nel breve termine i listini americani sembrano tirati e potrebbero tirare il fiato, ma come si dice in analisi tecnica: forza chiama forza.
Conclusioni
Gli investitori si aspettavano di più dall'incontro tra Trump e Xi, i nodi rimangono al pettine. Fatte le dovute analisi gli investitori nella giornata di venerdì hanno fatto beneficio dei rialzi di queste settimane.
Prospettive per la prossima settimana
Si tornerà a parlare delle stesse cose che prendevano le prime pagine la scorsa settimana: Iran, petrolio e inflazione con una certezza: le imprese continuano a macinare utili da record.