Analisi Settimanale Mercati Finanziari - 07 Novembre 2026

Michele Clementi Michele Clementi - 07/11/2026 08:45

Wall Street vende la tecnologia, ma gli utili raccontano un'altra storia: cosa sta succedendo davvero?

Le ultime sedute di Wall Street stanno mettendo in evidenza una contraddizione che merita qualche riflessione. Da una parte troviamo una correzione particolarmente violenta dei titoli tecnologici, dall'altra risultati aziendali che continuano a mostrare una crescita significativa.

L'indice Philadelphia Semiconductor, che raccoglie 30 importanti società del settore dei semiconduttori, è arrivato a perdere il 40%.

Anche il Nasdaq è entrato in una fase di correzione, scendendo del 15% rispetto ai massimi registrati il 6 ottobre.

Numeri importanti, soprattutto se confrontati con quanto emerge dalla stagione delle trimestrali americane.

Gli utili crescono, e non soltanto nel settore tecnologico

Al momento hanno pubblicato i risultati trimestrali oltre 420 società su 500 dello S&P500.

Il quadro complessivo è decisamente positivo:

  • Ricavi: crescita del 13,06% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
  • Utili: crescita del 27,77%.
  • Settori: tutti e 11 i comparti dell'indice registravano una crescita degli utili.

Non si tratta quindi di una crescita circoscritta a poche società tecnologiche, ma di un'espansione che interessa l'intero mercato americano.

Ancora più significativo è il dato relativo alla tecnologia: ricavi del settore tecnologico +33,49%, utili del settore tecnologico +47,25%.

La tecnologia continua quindi a crescere a un ritmo decisamente superiore rispetto alla media delle società americane. Questo dato ci dice una cosa importante: almeno sul piano dei risultati economici, non stiamo osservando un deterioramento generalizzato delle aziende tecnologiche.

Ma allora perché i titoli scendono così violentemente? La riposta potrebbe essere: quanto di questa rivoluzione è già stata incorporata nei prezzi e quale sarà il rendimento effettivo degli enormi investimenti che le aziende stanno sostenendo?

La variabile politica: i data center finiscono al centro dello scontro

A complicare ulteriormente il quadro sono arrivati i risultati delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. La vittoria dei Democratici in diversi Stati strategici, tra cui Texas, Georgia e Ohio, ha riportato l'attenzione sulle possibili limitazioni alla costruzione di nuovi data center.

Il tema non è secondario.

Queste infrastrutture richiedono enormi quantità di energia elettrica e acqua e hanno un impatto significativo sui territori che le ospitano. In alcune aree degli Stati Uniti stanno crescendo le opposizioni da parte delle comunità locali, preoccupate per i consumi energetici, i costi delle bollette e l'impatto ambientale.

Alcuni esponenti democratici hanno sostenuto proposte di moratoria o di maggiore regolamentazione dei nuovi insediamenti. Il mercato ha reagito rapidamente perché un rallentamento nella costruzione dei data center potrebbe avere conseguenze su tutta la filiera dell'intelligenza artificiale.

Naturalmente, tra una proposta politica e la sua effettiva applicazione esiste una differenza importante, ma i mercati finanziari, come sappiamo, non aspettano che gli eventi si realizzino: cercano di anticiparne le conseguenze.

Cosa cambia concretamente dopo queste elezioni

La mia opinione è che parlare di Trump politicamente finito sia, almeno in questo momento, una conclusione affrettata. Credo invece che si debbano distinguere due questioni: la perdita del potere istituzionale e la perdita di consenso politico. Sono due cose molto diverse.

Le conseguenze sono molto concrete:

  1. Legislazione bloccata. Trump avrà maggiori difficoltà a far approvare nuove leggi, soprattutto quelle che richiedono il consenso del Congresso.
  2. Indagini parlamentari. I Democratici potranno aprire inchieste sull'amministrazione, sui suoi collaboratori e sulle attività della famiglia Trump.
  3. Nomine più difficili. Il Senato potrà bloccare o rallentare le nomine presidenziali, comprese quelle giudiziarie.
  4. Maggiore controllo sull'amministrazione. Audizioni, richieste di documenti e attività di supervisione potranno diventare strumenti di pressione politica.

Trump è diventato una lame duck?

In termini politici americani, si usa l'espressione lame duck president, cioè un presidente politicamente indebolito, ma con alcune precisazioni perché non ha perso i poteri presidenziali.

Può continuare a:

  • Decidere la politica estera.
  • Comandare le forze armate.
  • Esercitare il potere esecutivo.
  • Utilizzare gli ordini esecutivi nei limiti delle sue competenze.
  • Influenzare profondamente il Partito Repubblicano.

La perdita del Congresso non equivale alla perdita della Casa Bianca.

Secondo: ha perso una parte importante della sua capacità di condizionare il suo stesso partito, quando un presidente perde le elezioni di midterm in maniera così netta, i parlamentari iniziano a chiedersi se seguire sempre le sue indicazioni sia ancora conveniente per la propria carriera politica, considerato che Trump non potrà essere rieletto.

Come funziona il veto presidenziale negli Stati Uniti?

Quando Camera e Senato approvano una legge, questa viene trasmessa al Presidente degli Stati Uniti, che ha tre possibilità:

  1. Firmare la legge: entra in vigore.
  2. Porre il veto: rifiutarsi di firmarla, rinviandola al Congresso con le motivazioni del rifiuto.
  3. Il pocket veto: passati 10 giorni durante i quali si sospendono i lavori parlamentari, la legge decade automaticamente.

Il Congresso può superare il veto?

Sì, ma serve una maggioranza molto elevata di due terzi dei voti espressi in entrambe le camere, cosa per ora poco probabile.

C'è però una precisazione importante: il veto non gli permette di cancellare leggi già in vigore, né di bloccare qualsiasi decisione del Congresso.

Questo significa che anche se i Democratici hanno la maggioranza in entrambe le Camere, non possono facilmente imporre una legge contro la volontà di Trump.

Una considerazione che va oltre la politica

Storicamente, questa situazione non è necessariamente negativa per i mercati finanziari.

Anzi, può produrre alcuni effetti:

  • Minore capacità di introdurre cambiamenti legislativi radicali.
  • Maggiore difficoltà nel modificare rapidamente la fiscalità.
  • Possibile riduzione del rischio di alcune iniziative politiche particolarmente aggressive.

Curiosità:

Il presidente che il Congresso riuscì a fermare

Dopo l'assassinio di Abraham Lincoln, nel 1865, la presidenza passò al vicepresidente Andrew Johnson.
Johnson era contrario a molte delle misure volute da Lincoln per ricostruire il Sud dopo la Guerra civile e tutelare i diritti degli ex schiavi.
Nel 1866 pose il veto a importanti provvedimenti approvati dal Congresso, tra cui il Civil Rights Act, una legge che riconosceva la cittadinanza e importanti diritti civili agli afroamericani.

Ma accadde qualcosa di eccezionale: il Congresso riuscì a superare il veto presidenziale.

Il 9 aprile 1866 il Civil Rights Act divenne legge nonostante l'opposizione di Johnson, grazie a una maggioranza dei due terzi in entrambe le Camere. Fu il primo grande provvedimento di questo tipo approvato contro la volontà esplicita di un presidente.

Il dato sorprendente

Andrew Johnson è il presidente americano con la più alta percentuale storica di veti superati dal Congresso: il 71,4% dei suoi veti regolari fu scavalcato.

LA SETTIMANA IN BORSA

La settimana delle elezioni di Midterm del secondo mandato di Trump saranno ricordate per la reazione dei mercati che prima hanno festeggiato per una possibile ripresa delle trattative di pace con l'Iran considerata la principale causa della sconfitta del partito Repubblicano, poi successivamente sono state le vendite a colpire non solo i titoli tecnologici che potrebbero trovare ostacoli nella crescita dei data center e una regolamentazione più stringente, ma hanno trovato un sell off anche i titoli di tutti gli altri dieci settori.

Specifica Europa

L'Europa tiene, poi si vedrà, ma per ora la minima presenza di tecnologia nei nostri listini ha per ora limitato le vendite, anche perché come per gli Stati Uniti anche in Europa si ha un record di utili e non perché ci sono investimenti in AI, probabilmente la difesa, ma comunque, l'utile per azione (EPS) delle società dell'indice MSCI Europe aumenta del 23% nel terzo trimestre, rispetto al 24% delle società dell'indice S&P 500.

Performance settimanali degli indici europei

I principali listini europei hanno chiuso sostanzialmente invariati, bene la Francia:

  • DAX (Germania): -0,62%
  • CAC 40 (Francia): +1,13%
  • FTSE MIB (Italia):  +0,21%
  • FTSE 100 (Regno Unito):  -0,81%
  • EURO STOXX 50: -0,12 %
  • MSCI Europe: +0,08%
  • EURO STOXX 600: -0,17%

Specifica Usa

Tutti pronti al rally che in genere si ha dopo le elezioni di Midterm, alla finestra che sorride alle borse dopo il 31 ottobre ed in particolare al terzo anno del mandato presidenziale che è sempre stato positivo con una minima eccezione di neanche un punto percentuale. Purtroppo bisogna sempre ricordare che il 100% in finanza non esiste, ma è presto per essere disfattisti con un orizzonte temporale a 12 mesi. 

Performance settimanale degli indici Usa e mondo

I listini americani chiudono in forte ribasso trainando già anche gli emergenti, molto bene la Cina:

  • S&P 500: -2,18%
  • Nasdaq: -3,37%
  • Russell 2000: -2,05%
  • MSCI World:  -2,15%
  • MSCI Emerging Market: -4,64%
  • MSCI China: +4,21%

Dati macro: 

L'economia statunitense ha aggiunto 165.000 posti di lavoro a ottobre, ben al di sopra delle aspettative (+70.000). Il mercato si sta dimostrando molto più resiliente del previsto. Il tasso di disoccupazione si è attestato al 4,1%, mentre le previsioni indicavano un 4,2%. Inoltre, i dati sui salari dei due mesi precedenti sono stati rivisti al rialzo di 84.000 unità. Ciò rafforza le aspettative di un possibile aumento dei tassi di interesse da parte della Fed a dicembre. Inflazione ai consumatori area euro al 4%, mentre alla produzione sale al 11,1%.

Analisi tecnica e valutazioni: 

In poche settimane, dal massimo del 6 ottobre, la tecnologia è passata dall'ipercomprato all'ipervenduto, ma in genere, dei sell off così pesanti non rappresentano i minimi, ci vorrà qualche settimana per smaltire la botta e per valutare con maggiore attenzione quali saranno i risvolti politici interni al Congresso e quelli geopolitici con Iran e Israele.

Conclusioni

La bolla degli utili come l'avevo chiamata alla vigilia delle trimestrali sembra essere scoppiata, le valutazioni sono ridimensionate, ma bisognerà attendere per capire se le aspettate future sono ancora credibili o la nuova situazione con una regolamentazione più stringente e probabili tassi più alti porterà ad un riallineamento delle aspettative che bisogna ammettere: sono alte.

Prospettive per la prossima settimana

Volatilità, bisognerà capire se questo ridimensionamento dei prezzi rende i titoli più appetibili agli investitori oppure considerati anche i lauti guadagni del settore tecnologico degli ultimi anni porterà gli investitori a vendere per fare cassa. Allo stesso tempo, potrebbe essere l'inizio di un periodo di transizione verso una politica internazionale più distesa e meno conflittuale considerato che ora Trump dovrà combattere in casa.

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