I mercati finanziari di oggi 18 agosto vivono una giornata dominata dalla tensione geopolitica in Medio Oriente, con l’escalation tra Stati Uniti e Iran e l’attacco a una nave vicino allo Stretto di Hormuz che hanno riacceso i timori su un possibile shock dell’offerta di greggio, trasformando l’energia nel vero termometro del rischio della seduta mentre le borse europee e americane chiudono in calo e gli investitori spostano l’attenzione su inflazione, banche centrali e valutazioni del settore tecnologico.
Geopolitica e petrolio: il nuovo motore della volatilità
Il tema che attraversa tutte le asset class è il rischio di un’interruzione più duratura del flusso di petrolio attraverso Hormuz, dopo il fallimento dei colloqui USA‑Iran e il quasi fermo del traffico di petroliere, con il Brent che ha accelerato con forza superando i 91 dollari al barile e il WTI che tiene saldamente l’area sopra gli 84 dollari, in un contesto in cui anche le aspettative di domanda globale restano sostenute e il greggio diventa il principale driver di volatilità. Sul piano tecnico, il greggio mostra un RSI a 14 periodi in area di ipercomprato, con lo stocastico che segnala condizioni vicine a 100 e il MACD ancora positivo, elementi che confermano un trend rialzista maturo ma esposto a prese di beneficio rapide in caso di distensione geopolitica, mentre le medie mobili a 5, 10, 20, 50 e 200 periodi sono tutte orientate al rialzo e agiscono da supporto dinamico, con la prima area di resistenza significativa che si colloca intorno ai 98 dollari, livello che in caso di rottura aprirebbe la strada a nuovi test dei massimi dell’anno.
Questa dinamica ha effetti diretti anche sull’oro, che dopo il forte rally dei mesi precedenti si trova ora in una fase di consolidamento intorno ai 4.418‑4.445 dollari l’oncia, poco sotto la importante resistenza psicologica e tecnica dei 4.500 dollari, corrispondente anche alla media mobile a 200 giorni e a un livello chiave per il trend di lungo termine. La domanda delle banche centrali, vicina alle 300 tonnellate nel secondo trimestre, e i target di lungo periodo di alcune grandi banche intorno ai 4.900‑5.100 dollari per il 2026 mantengono intatto il quadro strutturale positivo, ma nel breve termine il metallo giallo risente del rialzo dei rendimenti reali e di un dollaro che non cede facilmente terreno, con un’analisi tecnica che mostra un range laterale‑rialzista tra supporti nell’area 4.350‑4.300 e resistenze chiave tra 4.500 e 4.550, dove una chiusura decisa sopra quest’ultima fascia sarebbe necessaria per riattivare un impulso rialzista in direzione dei massimi storici.
Indici azionari europei: Europa debole, tech sotto esame e rendimenti in primo piano
In Europa, le borse hanno chiuso in territorio negativo, con Francoforte in calo dello 0,4%, Parigi e l’Eurostoxx 50 in leggera flessione e Londra pressoché piatta, mentre Milano flette intorno allo 0,1‑0,2% in una seduta in cui il FTSE MIB si muove poco sopra i 53.500‑53.600 punti, a breve distanza dai massimi storici toccati di recente, risentendo della combinazione tra rendimenti dei BTP in rialzo e presa di beneficio su alcuni titoli ciclici, pur mantenendo un trend di medio periodo ancora positivo grazie al supporto del settore bancario e di alcuni grandi industriali. Dal punto di vista tecnico, il FTSE MIB mostra un RSI a 14 periodi vicino a 50, segnale di equilibrio tra compratori e venditori, mentre le medie mobili a 5, 10 e 20 giorni fungono da prima resistenza dinamica nell’area 53.800‑53.850, con supporti più rilevanti intorno a 53.400‑53.200 e, più in profondità, verso i 52.700‑52.400, dove passano le medie a 100 e 200 periodi, e una perdita decisa dell’area 53.200 che potrebbe aprire la porta a una correzione più strutturale verso i 52.500, mentre una ripresa con volumi sopra i 53.850‑54.000 riaprirebbe lo scenario di test dei record.
Anche il DAX tedesco e il CAC 40 francese risentono della stessa combinazione di fattori, con rendimenti in salita, timori di rallentamento della crescita e preoccupazioni per le valutazioni del settore tecnologico, in un contesto in cui il mercato non smette di discutere il rischio di una “bolla” sull’intelligenza artificiale dopo i forti rialzi dei titoli legati all’AI e il ruolo centrale di Nvidia, le cui prossime trimestrali sono attese come un vero e proprio termometro per tutto il comparto tech statunitense. L’indice Nasdaq 100 e, più in generale, i “Magnifici 7” sono sotto osservazione, con fondamentali ancora solidi ma multipli elevati e sensibili a qualsiasi segnale di rallentamento della crescita degli utili o di persistenza di rendimenti obbligazionari più alti, e il rendimento del Treasury USA a 10 anni, intorno al 4,73%, che rappresenta il vero “gravità” per le valutazioni azionarie, aumentando la pressione sui titoli growth e alimentando la rotazione verso settori più value e difensivi.
Nasdaq 100: analisi tecnica e scenari operativi
Il Nasdaq 100 chiude la seduta in calo dello 0,2‑0,3% intorno a 29.995‑30.046 punti, dopo aver toccato nuovi massimi storici nelle settimane precedenti, in una giornata in cui i futures sull’indice hanno arretrato di circa 200 punti, pari allo 0,7%, riflettendo la cautela degli investitori di fronte al rischio geopolitico in Medio Oriente, al rialzo dei rendimenti e alle preoccupazioni sulle valutazioni del settore tecnologico. Dal punto di vista tecnico, la tendenza di breve periodo del Nasdaq 100 resta in rafforzamento, con un’area di resistenza immediata individuata tra 30.211 e 30.245 punti e un supporto più vicino stimato intorno a 29.652‑29.686, mentre un eventuale approfondimento correttivo potrebbe portare l’indice verso un target intorno a 29.326 punti, livello che coincide con una zona di liquidità e con le medie mobili di breve periodo. Le attese di medio periodo restano per un ampliamento della trendline rialzista verso l’area di resistenza a 30.804 punti, che rappresenta il prossimo obiettivo tecnico in caso di superamento dei massimi recenti, mentre una perdita decisa dell’area 29.650‑29.500 indebolirebbe il quadro di breve e aprirebbe la porta a una correzione più profonda verso 29.000‑28.800, dove si trovano supporti strutturali più importanti. Operativamente, il Nasdaq 100 si presenta come un indice in trend rialzista di medio‑lungo periodo ma in fase di consolidamento di breve, con opportunità di acquisto su ritracciamenti verso 29.650‑29.500 in ottica di ripresa del trend, a patto che i rendimenti dei Treasury non accelerino ulteriormente e che non emergano nuovi shock geopolitici in grado di innescare una fuga dal rischio più marcata.
Valute: dollaro in attesa, euro e sterlina in equilibrio
Sul fronte valutario, la giornata è caratterizzata da una fase di attesa e di equilibrio, con il dollaro che resta col “fiato sospeso” in vista dei prossimi dati sull’inflazione statunitense e delle indicazioni che arriveranno dal simposio di Jackson Hole, mentre l’EUR/USD si muove in un range ristretto intorno a 1,1535‑1,1545, riflettendo la cautela degli operatori di fronte a una Fed che potrebbe mantenere i tassi più alti più a lungo e a una crescita europea che offre un certo supporto all’euro grazie alle dinamiche dei rendimenti dei Bund e dei BTP. Tecnicamente, la coppia lavora in una fascia laterale tra 1,1450‑1,1500 come supporto e 1,1600‑1,1650 come area di resistenza chiave, con una rottura decisa sopra 1,1650 che potrebbe riaprire spazio verso 1,1750‑1,1800, mentre una perdita di 1,1450 esporrebbe la coppia a un test di 1,1350‑1,1300, in un contesto in cui le previsioni di alcune grandi banche, come Bank of America, indicano un EUR/USD più debole fino al terzo trimestre, per poi lasciare spazio a un possibile indebolimento del dollaro nel quarto trimestre, quando i prezzi del petrolio potrebbero scendere e la Fed potrebbe iniziare a muoversi in direzione di un allentamento più marcato.
La sterlina mostra un comportamento simile, con GBP/USD stabile intorno a 1,3505‑1,3510, in un contesto in cui la Banca d’Inghilterra deve bilanciare un’inflazione ancora ostinata e segnali di rallentamento dell’attività economica, mentre il cambio EUR/GBP si attesta intorno a 0,8540‑0,8545, senza movimenti di rilievo, e i trader valutano le differenze di ciclo economico e di politica monetaria tra Regno Unito ed Eurozona. Sul piano tecnico, GBP/USD trova primo supporto nell’area 1,3450‑1,3420 e resistenza tra 1,3550 e 1,3600, con una chiusura sopra quest’ultima fascia che potrebbe innescare un nuovo impulso verso 1,3650‑1,3700, mentre una rottura al ribasso di 1,3420 aprirebbe la strada a un ritest di 1,3350, in un quadro in cui la sterlina resta sensibile sia alle dinamiche interne britanniche sia al sentiment di rischio globale alimentato da petrolio e geopolitica.
Rendimenti, banche centrali e il filo rosso di Jackson Hole
Il filo rosso che unisce tutte queste dinamiche è l’attesa per Jackson Hole e per le prossime mosse delle principali banche centrali, con il rialzo dei rendimenti dei Treasury e dei Bund che riflette la convinzione del mercato che i tassi resteranno più alti più a lungo, soprattutto negli Stati Uniti, dove dati economici ancora solidi e un mercato del lavoro resiliente riducono lo spazio per tagli aggressivi, pesando sulle valutazioni azionarie, sostenendo il dollaro e mantenendo sotto pressione i titoli più sensibili ai tassi, dal growth tech al real estate. Allo stesso tempo, la tensione geopolitica in Medio Oriente introduce un elemento di incertezza inflattiva, con un petrolio stabilmente sopra i 90‑95 dollari che potrebbe ritardare ulteriormente il ciclo di allentamento monetario, alimentando un mix di “stagflation lite” che i mercati stanno già iniziando a prezzare e che rende questa fase particolarmente delicata, ma anche ricca di opportunità per chi sa leggere i segnali tecnici e macroeconomici senza farsi travolgere dalla volatilità di breve periodo.
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