Analisi Settimanale Mercati Finanziari - 31 Gennaio 2026

Michele Clementi Michele Clementi - 31/01/2026 07:43

Le materie prime ai massimi

Negli ultimi mesi i mercati delle materie prime hanno mostrato una forza inusuale, con spunti di rally su più fronti — in particolare sui metalli preziosi e industriali — spinti da dinamiche geopolitiche, fragilità delle catene logistiche e aspettative macroeconomiche in rapido mutamento. I prezzi di alcune commodity chiave hanno raggiunto livelli che non si vedevano da anni, riflettendo una convergenza di fattori che vanno oltre la normale volatilità ciclica.

Rame: protagonista dell’industria e dell’elettrificazione

Il rame ha vissuto una fase di crescita straordinaria, raggiungendo massimi assoluti nei mercati internazionali con quotazioni superiori ai livelli raggiunti negli ultimi anni. Questo rally è stato alimentato da:

  • domanda robusta da parte di settori come l’elettrificazione, le tecnologie digitali e le infrastrutture green;
  • aspettative di crescita economica in colossi industriali come Cina e Stati Uniti;
  • flessioni del dollaro che rendono le commodity in valuta statunitense più attraenti per compratori globali.

Energia: petrolio ai livelli più alti da mesi

Nel segmento energetico, il petrolio — in particolare il Brent — ha superato i 70 dollari al barile, i massimi recenti dopo tensioni geopolitiche che hanno rialzato il rischio di interruzioni alle forniture. Questo livello non è storico assoluto, ma rappresenta un picco significativo rispetto ai livelli medi dell’ultimo periodo e riflette l’impatto delle dinamiche globali sull’offerta.

Domanda industriale robusta

Metalli come rame, palladio e platino sono essenziali in molte tecnologie avanzate: veicoli elettrici, infrastrutture di rete, elettronica e soluzioni per l’energia pulita. La forte domanda ha creato pressioni sui mercati, contribuendo ai massimi recenti.

Impatto sull’inflazione globale

L’aumento dei prezzi delle materie prime tende a tradursi in pressioni sui costi per industrie e consumatori, potenzialmente alimentando l’inflazione se i rialzi persisteranno.

Conclusione

Nel complesso il mercato delle materie prime ha vissuto un periodo di rialzi eccezionali, spinto da motivi geopolitici, aspettative macroeconomiche e forte domanda industriale. Metalli industriali come rame hanno rotto resistenze significative. 

Kevin Warsh: chi è il nuovo candidato alla guida della Federal Reserve

Il 30 gennaio 2026 il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato la nomina di Kevin Maxwell Warsh come prossimo Presidente della Federal Reserve (Fed)

Formazione accademica e primi anni di carriera

Kevin Warsh è nato il 13 aprile 1970 ad Albany (New York) e proviene da una famiglia ben inserita nel mondo imprenditoriale e culturale americano.

All’inizio della sua carriera è stato investment banker nella divisione M&A di Morgan Stanley, dove ha lavorato dal 1995 al 2002, raggiungendo posizioni di responsabilità nei servizi finanziari e nelle fusioni societarie.

Nel 2002 Warsh entra nell’amministrazione del presidente George W. Bush, ricoprendo ruoli chiave come assistente speciale per la politica economica e Executive Secretary del National Economic Council, con responsabilità su strategie economiche domestiche e internazionali. 

Nel 2006 Bush lo nomina membro del Board of Governors della Federal Reserve, rendendolo il più giovane governatore nella storia dell’istituzione a soli 35 anni. Warsh resta nel ruolo fino al 2011, servendo anche come rappresentante della Fed al G20 e come emissario verso le economie avanzate e emergenti dell’Asia. 

La sua esperienza al centro della grande crisi finanziaria del 2008-2009 fu significativa: Warsh operò come interlocutore principale tra la Fed e Wall Street, facilitando operazioni di salvataggio e ristrutturazione di istituti in difficoltà.

Dopo aver lasciato la Fed, Warsh ha intrapreso attività accademiche e di consulenza, continuando a commentare le decisioni della Fed e se qualcuno pensa che la sua figura sia adatta a una politica più morbida della politica attuale di Powell, con maggiori tagli dei tassi forse si sbaglia perché durante la sua carriera – ha criticato i tagli troppo rapidi dei tassi in risposta alle crisi e si è espresso contro forme troppo estese di stimolo monetario, come l’espansione del bilancio della Fed. La sua priorità è il controllo dell’inflazione.
Allo stesso tempo è importante sapere che Kevin Warsh è sposato con Jane Lauder, membro della famiglia fondatrice della famosa casa cosmetica Estée Lauder. Il padre di lei, Ronald Lauder, è un noto finanziere e storico sostenitore politico, con legami di lunga data nel Partito Repubblicano e con lo stesso Trump.

Curiosità:

Cos’è il Barometro di Gennaio

Il Barometro di Gennaio nasce dall’osservazione storica dei mercati azionari, in particolare di Wall Street. Secondo questa teoria:

“As goes January, so goes the year”
(“Come va gennaio, così va l’anno”).

Non si tratta di una legge matematica, bensì di una regolarità statistica, spesso utilizzata come strumento di supporto all’analisi, non come unico criterio decisionale.

Gennaio chiude in positivo: cosa segnala

Quando il primo mese dell’anno registra una performance positiva, il Barometro di Gennaio suggerisce:

  • Clima di fiducia tra gli investitori
  • Afflussi di capitale verso il mercato azionario
  • Aspettative macroeconomiche favorevoli
  • Probabile continuità del trend rialzista nei mesi successivi

Gennaio chiude in negativo: un campanello d’allarme

Al contrario, un gennaio negativo viene letto come un possibile segnale di cautela. In questo scenario, il Barometro di Gennaio indica:

  • Incertezza macroeconomica o geopolitica
  • Prese di profitto dopo i rialzi dell’anno precedente
  • Riduzione della propensione al rischio
  • Maggior probabilità di volatilità o debolezza nel resto dell’anno

Performance storica dell’indicatore

1. Accuratezza complessiva

  • Dal 1950 ad oggi, il Barometro di Gennaio mostra un’accuratezza storica di circa 83–85% nel prevedere la direzione annuale del mercato (cioè se l’anno finisce positivo o negativo seguendo il segno di gennaio).
  • Alcune analisi storiche indicano 12 errori significativi in oltre 70 anni, con un tasso di successo del ~84% e una “batting average” di circa 0,73–0,74 includendo anni piatti.

2. Previsioni basate su gennaio positivo

In anni in cui l’S&P 500 chiude gennaio in positivo:
• Storicamente circa 31 anni con gennaio positivo vs 23 negativi (dal 1970 in uno studio). 
• Di questi, in 26 anni il mercato ha effettivamente chiuso l’anno in positivo
• In altri dati storici più estesi, gli anni con gennaio positivo hanno portato a una performance annuale media di circa +16.9% e l’89% delle volte l’anno finisce in positivo
• Anche l’analisi che considera l’intervallo febbraio-dicembre mostra che dopo un gennaio positivo l’indice tende a salire circa l’87% delle volte.

3. Previsioni con gennaio negativo

Se gennaio chiude in negativo:
• La probabilità che l’anno finisca in negativo è molto più bassa: circa 50% nelle serie storiche più citate. 
• La performance media annuale in questi anni è stata circa –1.7%
• La probabilità che i rendimenti da febbraio a dicembre siano positivi scende a circa 60% in queste situazioni.

Conclusione

·         Il Barometro di Gennaio resta uno degli indicatori stagionali più affascinanti e seguiti in Borsa. Un gennaio positivo rafforza le aspettative di un buon anno, mentre un gennaio negativo invita alla prudenza. Tuttavia, come ogni regola empirica, va interpretato con senso critico e inserito in un quadro analitico più ampio.

·         In finanza, nessun indicatore può prevedere il futuro da solo: il Barometro di Gennaio non fa eccezione, ma continua a rappresentare un interessante termometro del sentiment di inizio anno.

LA SETTIMANA IN BORSA

Settimana volatile contraddistinta da numerose importanti trimestrali delle big tech Usa, dalla riunione della Fed e dalla debolezza del biglietto verde che tutti insieme hanno creato non poca incertezza riguardo al futuro.

Specifica Europa

Le trimestrali di SAP, leader tedesca di software, nonostante un +17% su base annua ha deluso gli investitori per le aspettative deboli future, mentre Adidas ha annunciato un buy back azionario e vendite ai massimi nel 2025. Nonostante l'altalena dei risultati societari le prospettive macroeconomiche in miglioramento sostengono i listini azionari come dimostrato dal pil dell'Eurozona salito al +1,5% con sorprese positive dall'Italia e Germania cresciute dello 0,3%.

Performance settimanali degli indici europei

I principali listini europei hanno chiuso contrastati:

  • DAX (Germania): -1,45%
  • CAC 40 (Francia): -0,20%
  • FTSE MIB (Italia): +1,55%
  • FTSE 100 (Regno Unito): +0,79%
  • EURO STOXX 50: -0,09%
  • MSCI Europe: +0,43%
  • EURO STOXX 600: +0,44%

Specifica Usa

Microsoft ha ceduto il 10% sui dati che non hanno convinto gli analisti, mentre Meta ha pubblicato risultati solidi con ricavi in crescita e ha archiviato un +10%. Apple ha comunicato ricavi in crescita del 16% e utili in crescita rispetto l'anno precedente, ma non ha entusiasmato gli investitori. Tesla nonostante i ricavi in calo del 3%, ha reagito bene per gli investimenti annunciati in AI, robotica e infrastrutture autonome che miglioreranno la capacità produttiva in un contesto molto competitivo delle macchine elettriche.

Performance settimanale degli indici Usa e mondo

Anche i listini americani chiudono in pareggio con l’eccezione delle small cap in forte calo:

  • S&P 500: +0,34%
  • Nasdaq: -0,17%
  • Russell 2000: -2,08%
  • MSCI World: +0,50%
  • MSCI Emerging Market: +1,80%
  • MSCI China: +0,75%

Dati macro: 

La banca centrale statunitense ha mantenuto invariato il suo tasso di riferimento principale, come previsto. La decisione è stata approvata con 10 voti a favore e 2 contrari. In sostanza il mantra del giorno è stato "Non ho nulla da dire al riguardo", una frase che Powell ha ripetuto più volte per eludere questioni spinose sul suo futuro, sul licenziamento di Lisa Cook o sull'indagine federale sui lavori di costruzione della Fed.

Analisi tecnica e valutazioni: 

Gli indici rimangono sui massimi storici e nonostante il sell off di giovedì di oltre un punto percentuale dello S&P poi il recupero è avvenuto prima della chiusura a dimostrazione che appena si scorge una possibilità gli acquirenti tornano attivi sull'azionario. 

Conclusioni

La rotazione settoriale in atto nelle scorse settimana ha avuto una pausa, in particolare le small cap pagano la possibilità che non ci saranno ulteriori tagli dei tassi di interesse nè durante le ultime due sedute presiedute da Powell ma neanche con il futuro Presidente della Fed Kevin Warsh se mai sarà confermata la notizia diramata da Trump e ben sappiamo che spesso cambia idea repentinamente.

Prospettive per la prossima settimana

La riunione della Bce del 5 febbraio non dovrebbe riservare sorprese e le attenzioni saranno tutte rivolte alla tenuta dell'Euro sul dollaro e un eventuale impatto sull'economia se il biglietto verde dovesse continuare a svalutarsi rallentando l'export già minato dai dazi.

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