Analisi Settimanale Mercati Finanziari - 21 Febbraio 2026

Michele Clementi Michele Clementi - 21/02/2026 07:10

Trump minaccia l'Iran mentre presidia il Consiglio per la Pace

Passeremo indenni il week end? O Trump passerà dalle minacce ai fatti con l'Iran prima della scadenza dell'ultimatum di 10 giorni? Non sarebbe la prima volta che in attesa di nuovi negoziati si passasse alle bombe.

Nel mentre i mercati sembrano ormai assuefatti alle tensioni create da Trump. 


In settimana si è tenuto a Ginevra un tentativo di accordo tra Usa ed Iran e sinceramente non ho capito come è andata, forse non l'hanno capito neanche i presenti o forse non c'è nessuna volontà di trovare un accordo e neanche si capisce bene chi sono i paesi coinvolti e perché.

Gli Stati Uniti hanno rafforzato la presenza militare nella regione con portaerei, gruppi di attacco e unità aeree, nel contesto di pressioni crescenti su Teheran — anche con minacce esplicite di attacco se non si raggiunge un accordo o se l’Iran continua nel suo programma nucleare percepito come pericoloso.

Iran mantiene la sua posizione di voler continuare l’arricchimento dell’uranio sotto controllo internazionale, mentre Washington spinge per limiti più stringenti o addirittura la fine dell’arricchimento nucleare come condizione per la revoca delle sanzioni.

Russia

Mantiene una partnership strategica con l’Iran e ha intensificato cooperazione militare, nucleare ed energetica con Teheran.

Mosca ha invitato alla risoluzione diplomatica delle tensioni e criticato le minacce statunitensi, pur non avendo un trattato di difesa formale con l’Iran.

Ha condotto esercitazioni navali congiunte nel Golfo di Oman e ha chiesto calma diplomaticamente.

Cina

Ha condannato apertamente le minacce statunitensi e ha espresso sostegno a una soluzione diplomatica senza escalation militare.

Pechino non vuole un conflitto che destabilizzi ulteriormente la regione o i mercati energetici.

Iraq (alcune fazioni politiche/militanti)

Esponenti di gruppi filo-iraniani (come Kataib Hezbollah e Badr Organization) hanno dichiarato che sarebbero pronti a sostenere l’Iran anche militarmente in caso di attacco USA.

Il governo iracheno ufficiale prova a mantenere una posizione più equilibrata, ma l’influenza di milizie legate a Teheran è significativa.

Israele

Pur non essendo “alleato formale” con Washington come membro di un patto militare, condivide molte posizioni strategiche statunitensi sulla necessità di frenare l’espansione nucleare iraniana e la sua influenza regionale.

Alleati occidentali tradizionali

Molti Stati occidentali non appoggiano apertamente una guerra, ma:

Paesi come Regno Unito, Francia e Germania hanno espresso sostegno al ruolo statunitense nel contenere la capacità nucleare iraniana e hanno condannato l’espansione del programma nucleare.

Lunedì ne sapremo di più, anche se questo week end avrà da pensare alla sentenza della Corte Suprema e di come avviare un piano B.

Il private debt scricchiola?

I fondi di private debt (o private credit) sono strumenti di investimento che raccolgono capitali da investitori per erogare prestiti direttamente a imprese, senza passare dal tradizionale canale bancario o dal mercato obbligazionario quotato.

In pratica, invece di comprare azioni o obbligazioni scambiate in Borsa, il fondo presta denaro a società – spesso medie imprese o aziende non quotate – e incassa interessi in cambio, ovviamente più alti delle classiche obbligazioni quotate: più rischio uguale maggiori interessi.

La decisione che ha colpito il mercato

Blue Owl ha deciso di sospendere definitivamente le normali possibilità di rimborso trimestrale per il suo fondo retail Blue Owl Capital Corp II (OBDC II). In sostanza, gli investitori non potranno più richiedere i prelievi secondo le finestre di liquidità precedentemente stabilite, ma riceveranno distribuzioni di capitale periodiche man mano che gli asset vengono liquidati o rimborsati.

La mossa non è stata formulata come una “chiusura totale alla liquidità”, ma piuttosto come una ristrutturazione del sistema di rimborso: invece di un tradizionale meccanismo di offerte di rimborso (tender), la società ha dichiarato che restituirà fino al 30% del valore netto del fondo ai detentori entro 45 giorni e proseguirà con questo approccio nei trimestri futuri.

La decisione arriva in un contesto di crescente pressione sui fondi di credito privato, dove richieste di liquidità più elevate del previsto e timori sulla valutazione di alcuni prestiti hanno spinto Blue Owl a prendere una strada insolita per i prodotti aperti al pubblico. Parte di questa strategia include la vendita di circa 1,4 miliardi di dollari di prestiti da tre fondi, tra cui una quota significativa proveniente proprio da OBDC II per i quali sembra aver trovato 4 acquirenti.

L’azienda ha dichiarato che le vendite sono avvenute a un valore vicino al nominale (99,7%), suggerendo che gli asset sottostanti non sarebbero seriamente deteriorati, e che la mossa è volta a garantire liquidità agli investitori senza ricorrere a svalutazioni forzate.

Impatto sui mercati

Secondo analisti di mercato, il sell-off riflette preoccupazioni più ampie sulla liquidità nei fondi di credito privato, un segmento cresciuto molto negli ultimi anni ma caratterizzato da asset meno liquidi rispetto ai mercati pubblici tradizionali.

Cosa significa per gli investitori

La questione solleva alcune domande chiave per chi investe in prodotti di private credit aperti a investitori individuali:

  • Fondi non quotati possono essere meno liquidi di quanto appaia, soprattutto in periodi di volatilità.
  • Gli strumenti di restituzione del capitale possono variare significativamente rispetto a quelli offerti in fondi tradizionali.
  • Il mercato potrebbe rivalutare il rischio di questi prodotti, incidendo sui prezzi delle azioni e sulla percezione di liquidità.

In un contesto di mercati globali ancora incerti, misure come quella di Blue Owl Capital potrebbero influenzare la fiducia degli investitori nel segmento del credito privato retail e portare a una maggiore attenzione regolamentare e di mercato verso questi strumenti.

Curiosità:

Differenze tra il Consiglio Mondiale per la pace e il Consiglio di pace

Il Consiglio Mondiale per la pace (World Peace Council) ha la sua sede ad Atene ed è stato fondato nel 1950 da esponenti della cultura di sinistra e per questo accusato durante la guerra fredda di essere vicino alla Russia. E' una ONG all'interno della Nazioni Unite e promuove:

·         azioni contro le guerre imperialiste e contro l'occupazione di paesi sovrani e delle nazioni;

·         il divieto di tutte le armi di distruzione di massa; abolizione delle basi militari straniere;

·         il disarmo universale sotto un efficace controllo internazionale,

·         l'eliminazione di ogni forma di colonialismo, neo- colonialismo, razzismo, sessismo e altre forme di discriminazione,

·         il rispetto per il diritto dei popoli alla sovranità e all'indipendenza, indispensabili per l'instaurazione della pace;

·         non- interferenza negli affari interni delle nazioni;

·         pacifica convivenza tra gli stati con diversi sistemi politici: negoziati invece dell'uso della forza nella risoluzione delle differenze tra le nazioni.

Ovviamente sembra anacronistico per i temi trattati per cui Trump ha sentito l'esigenza di creare il suo Consiglio di pace per il quale si è nominato Presidente a vita con l'obiettivo di ricostruire in primis la Striscia di Gaza e giovedì 19 febbraio a Washington si è tenuto il primo incontro. Gli invitati sono a discrezione di Trump!

il Vaticano ha rifiutato di partecipare, criticando l’iniziativa e sottolineando l’importanza del ruolo delle Nazioni Unite nella gestione delle crisi internazionali.

Posizione dell’Unione Europea

  • L’UE non ha aderito come membro ufficiale del Board of Peace ma ha deciso di partecipare come osservatrice alla riunione inaugurale.
  • La Commissione ha inviato la commissaria per il Mediterraneo, Dubravka Šuica, per rappresentare l’UE a Washington e coordinare le attività europee con l’iniziativa internazionale.
  • L’Unione ha ribadito che questa sua scelta non modifica il suo impegno per una soluzione dei due Stati né la propria azione umanitaria e di ricostruzione a Gaza, in linea con l’impegno internazionale e le risoluzioni dell’ONU.
  • L’Italia ha optato per una partecipazione da osservatrice, rappresentata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani su mandato del governo italiano. Il nodo è l'articolo 11 della Costituzione. Questo articolo consente di accettare limitazione di sovranità solo "in condizioni di parità con gli altri stati".

Paesi che hanno firmato lo statuto e sono considerati membri:·  Argentina, Albania,  Armenia, Azerbaijan, Bahrain, Bielorussia, Bulgaria, Cambogia, Egitto, El Salvador, Ungheria, Indonesia, Giordania, Kazakhstan, Kuwait, Kosovo, Marocco, Mongolia, Pakistan, Paraguay, Qatar, Arabia Saudita, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Uzbekistan e Vietnam.

Legittimità e sovrapposizione con l’ONU

Diversi governi europei e osservatori sostengono che il Board:

  • non ha un mandato internazionale formale, a differenza delle missioni approvate dal Consiglio di Sicurezza ONU;
  • rischia di duplicare o indebolire il ruolo delle Nazioni Unite nella gestione della crisi a Gaza.

Fonti diplomatiche UE hanno sottolineato che qualsiasi soluzione duratura dovrebbe restare ancorata al quadro multilaterale ONU.

Alcuni analisti e governi occidentali hanno evidenziato:

  • assenza di uno statuto definito e pubblico;
  • incertezza sui criteri di adesione;
  • mancanza di chiarezza sui meccanismi decisionali e sui poteri effettivi del Board.

Secondo osservatori citati dalla stampa internazionale, il Board appare più come un’iniziativa politico-diplomatica statunitense che un organismo multilaterale consolidato.

Tra i risultati annunciati dal tycoon, i 7 miliardi promessi da Kazakistan, Azerbaigian, Emirati Arabi, Marocco, Bahrein, Qatar, Arabia Saudita, Uzbekistan e Kuwait, oltre ai 10 degli Usa, ma per l'Onu servono almeno 70 miliardi per la ricostruzione di Gaza.

Ha annunciato che almeno cinque Paesi hanno offerto i loro soldati o poliziotti: Marocco, Kazakistan, Kosovo, Albania e Indonesia (fino a 8.000 uomini), che assumerà il comando in seconda.

LA SETTIMANA IN BORSA

La Corte Suprema si è pronunciata contro la decisione del presidente Donald Trump di avvalersi dei poteri di emergenza per imporre tariffe doganali drastiche sulle importazioni, negando alla Casa Bianca uno dei pilastri della sua agenda economica. Il Presidente della Corte Suprema ha aggiunto che l'amministrazione Trump ha ammesso che Trump "non gode di alcuna autorità intrinseca per imporre tariffe in tempo di pace" . Il presidente ha definito la decisione della Corte Suprema una "vergogna". Avrebbe affermato di avere un piano di riserva e la Casa Bianca cercherà metodi per ripristinare i dazi con altri mezzi. 

Specifica Europa

La prossima settimana , il 24, in commissione Commercio Internazionale, l'Eurocamera doveva riunirsi per votare la ratifica sull'intesa commerciale Usa-Ue per quanto riguarda i dazi. L'accordo fissa i dazi statunitensi al 15 per cento sulle esportazioni provenienti dai Paesi europei, mentre l'Ue si era impegnata ad azzerare quelli sulle merci statunitensi.

Performance settimanali degli indici europei

I principali listini europei hanno chiuso in forte rialzo oltre il 2%:

  • DAX (Germania):  +1,39%
  • CAC 40 (Francia):  +2,45%
  • FTSE MIB (Italia):  +2,29%
  • FTSE 100 (Regno Unito): +2,30%
  • EURO STOXX 50:  + 2,38%
  • MSCI Europe:  +2,16%
  • EURO STOXX 600: +2,08%

Specifica Usa

Trump's day in occasione del Consiglio di Pace: non mancano i cappellini rossi 'Maga', distribuiti ai partecipanti. The Donald parla per un'ora ma divaga molto: attacca gli oppositori interni, esalta i guadagni di Wall Street, evoca i dazi, lancia un ultimatum di 10 giorni all'Iran, elenca ed elogia i leader presenti, vantandosi anche dell'endorsement che ha dato ad alcuni di loro, come Milei e Orban. Poi lancia la prima frecciata a chi non ha aderito al Board of Peace, un organismo "senza pari in termini di potere e prestigio: quasi tutti hanno accettato" l'invito "e quelli che non l'hanno fatto, lo faranno. Alcuni stanno un po' facendo i furbi ma non funziona, non potete fare i furbi con me"

Performance settimanale degli indici Usa e mondo

Anche i listini americani chiudono in rialzo:

  • S&P 500:  +1,07%
  • Nasdaq:  +1,51%
  • Russell 2000:  +0,65%
  • MSCI World: +1,01%
  • MSCI Emerging Market: +0,78%
  • MSCI China: -0,95%

Dati macro: 

I verbali dell'ultima riunione della Fed hanno evidenziato: “un numero maggiore di responsabili favorevoli a un approccio prudente rispetto a quanti propendevano per tagli più rapidi (12vs2) evidenziando che i rischi al ribasso per il mercato del lavoro si sono attenuati, mostrando alcuni segnali di stabilizzazione, ma resta il rischio di un’inflazione più persistente”.

L'economia americana rallenta nel finale del 2025: il Pil del quarto trimestre cresce solo dell'1,4%, ben sotto le attese del 2,8%. L'inflazione risale al 2,9% a dicembre, con il dato core al 3,0%, entrambi oltre le previsioni.

Analisi tecnica e valutazioni: 

I principali indici mondiali sono sui massimi, anche l'obbligazionario governativo è in ripresa, solo l'America è un pò attardata sia in dollari che a cambio aperto, tra i peggiori listini al mondo, ma rimane a pochi punti dai massimi e considerate le narrative che si leggono sicuramente questa resilienza sorprende in positivo. Da considerare la forbice di rendimento tra i vari settori, tra chi è in forte ribasso e chi invece sostiene il listino, in particolare la coralità dei titoli nonostante la debolezza delle big tech. Nel contesto la situazione è ancora buona a discapito delle notizie macro e geopolitiche.

Conclusioni

Sebbene la sentenza chiarisca i limiti legali della politica commerciale, restano in particolare dubbi sui potenziali rimborsi che la Casa Bianca potrebbe dover rimborsare alle nazioni colpite dai dazi. Pertanto, l'ottimismo a breve termine potrebbe essere soffocato dalla rinnovata incertezza commerciale, in un periodo in cui il sentiment rimane in balia del rischio geopolitico.

Prospettive per la prossima settimana

Nvidia, leader mondiale nell'intelligenza artificiale, è pronta a pubblicare i risultati trimestrali, mentre gli investitori sono preoccupati per i rendimenti della spesa in intelligenza artificiale e per le interruzioni del settore causate da questa tecnologia emergente.

Il rapporto di mercoledì del gigante dei semiconduttori, la più grande azienda al mondo per capitalizzazione di mercato, sarà un evento importante per i mercati azionari.

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