La Fed potrebbe alzare i tassi. Ma non li stava per abbassare?

Bruno Nappini Bruno Nappini - 14/09/2026 09:54

Petrolio, inflazione e rendimenti stanno cambiando rapidamente lo scenario. E il mercato, come spesso accade, ha cominciato a muoversi prima della Fed.

Fino a poche settimane fa la domanda sembrava essere una sola: quando inizierà la Fed a tagliare i tassi? Oggi siamo arrivati quasi al problema opposto: e se fosse costretta ad alzarli? Sembra la classica situazione nella quale il mercato cambia idea più velocemente di quanto noi riusciamo a cambiare titolo agli articoli. Ma dietro questa inversione c’è una spiegazione molto concreta.

L’inflazione continua a mostrare resistenza, il petrolio è tornato sopra 100 dollari e il mercato del lavoro americano rimane sufficientemente solido da non costringere la Fed a sostenere l’economia. Nel frattempo il rendimento del Treasury decennale è arrivato a ridosso del 5%. Mettendo insieme questi elementi si capisce perché il mercato abbia rapidamente ridimensionato l’idea dei tagli e abbia cominciato a prendere sul serio persino la possibilità di nuovi rialzi.

Ma chi decide davvero i tassi: la Fed o il mercato? In realtà entrambi, ma in maniera diversa. La Fed, oggi guidata da Kevin Warsh, stabilisce attraverso il FOMC il livello dei tassi ufficiali a breve termine; il mercato decide invece ogni giorno quale rendimento pretende per prestare denaro sulle diverse scadenze. Ed è proprio per questo che il Treasury decennale può avvicinarsi al 5% senza aspettare una decisione formale della banca centrale.

Questo è forse il passaggio più interessante: il mercato anticipa. Se gli investitori ritengono che inflazione e petrolio possano costringere la Fed a mantenere condizioni monetarie più restrittive, vendono obbligazioni, i prezzi scendono e i rendimenti salgono. Una parte del lavoro della banca centrale viene quindi fatta dal mercato stesso: mutui, finanziamenti e costo del capitale possono diventare più cari anche senza un rialzo immediato dei tassi ufficiali.

Il petrolio sopra 100 dollari rende poi la situazione ancora più complicata. Energia e trasporti costano di più, le imprese possono trasferire una parte degli aumenti sui prezzi e l’inflazione rischia di diventare nuovamente più difficile da controllare. Per una banca centrale che stava pensando a quando allentare la politica monetaria è un po’ come vedere del fumo proprio mentre si stava per riporre l’estintore.

E la Borsa? Anche qui il collegamento è piuttosto diretto. Se un Treasury offre rendimenti vicini al 5%, le obbligazioni diventano un concorrente molto più serio delle azioni. Allo stesso tempo aumenta il costo del capitale delle imprese e vengono penalizzate soprattutto quelle società il cui valore dipende maggiormente dagli utili futuri: tecnologia e titoli growth sono normalmente tra i primi a risentirne.

Attenzione però a non trasformare tutto questo nella previsione che la Fed debba necessariamente alzare i tassi. Il mercato non possiede una sfera di cristallo: aggiorna continuamente il prezzo dell’incertezza sulla base di inflazione, occupazione, petrolio, rendimenti e nuovi dati economici. Quello che oggi sembra probabile può cambiare molto rapidamente, come abbiamo appena visto accadere con le aspettative sui tagli.

Forse quindi la domanda più utile non è soltanto “cosa farà la Fed?”, ma “cosa sta già facendo il mercato?”. La Fed prende le proprie decisioni nelle riunioni del FOMC. Treasury, petrolio e Borsa, invece, votano tutti i giorni.

E spesso cominciano a raccontarci la storia prima che arrivi la decisione ufficiale.

Il video di questo articolo è sul canale Youtube: https://www.youtube.com/watch?v=AXS1Z9HSzPY

La Fed potrebbe alzare i tassi. Ma non li stava per abbassare?

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