Fari su Nexi: un “barriera 30%” dal 12% annuo

Pierpaolo Scandurra Pierpaolo Scandurra - 29/04/2026 11:20

L’interessamento di CVC spinge Nexi: una struttura ultra-difensiva con cedola mensile dell’1%.

Che Nexi fosse un obiettivo ambito da parte dei fondi di investimento non è notizia di questi giorni. Già negli scorsi anni la paytech italiana era stata avvicinata dal fondo di investimento CVC: la prima volta nel 2015, quando fu battuto dal consorzio Advent–Bain–Clessidra nell’acquisto di ICBPI, la società che poi diventerà Nexi, e poi nel 2023, quando Bloomberg e Reuters riportarono un possibile interesse, poi non sfociato in offerta formale. È invece notizia recente di un nuovo interessamento proprio da parte di CVC, che avrebbe nuovamente riaperto il dossier Nexi a multipli decisamente più contenuti rispetto al recente passato. Secondo le indiscrezioni riportate dal Financial Times e riprese da Reuters, il fondo starebbe valutando un’operazione da circa 9 miliardi di euro, finalizzata al delisting del gruppo da Piazza Affari. Il dossier sarebbe tuttavia ancora in fase preliminare e non vi sarebbe al momento alcuna offerta formale. La cifra, secondo alcune ricostruzioni, andrebbe letta come valore debito incluso, quindi più vicina a un enterprise value che a un prezzo interamente riconosciuto agli azionisti. Un aspetto non secondario, considerando l’indebitamento rilevante di Nexi e il possibile coinvolgimento di CDP, già azionista del gruppo, sugli asset considerati strategici per il sistema dei pagamenti nazionale.

Pur restando molte incertezze sui dettagli e sulla struttura dell’eventuale operazione, le indiscrezioni hanno alimentato gli acquisti sul titolo, che già nelle scorse settimane aveva dato importanti segnali di ripresa. Il rinnovato appeal speculativo può offrire un sostegno alle quotazioni nel breve periodo, riducendo il rischio di nuovi ribassi marcati, almeno finché il mercato continuerà ad attribuire credibilità al dossier CVC. Una possibile stabilizzazione (almeno al ribasso) dei prezzi del titolo potrebbe ridurre anche la rischiosità dei certificati che vedono Nexi come sottostante, specialmente di quelli con barriera sotto i minimi storici. Tra questi figura il Phoenix Memory Step Down “barriera 30%” emesso da Citi (codice ISIN XS3127859430) e scritto su un basket worst of composto da Arcelor Mittal, Amplifon, Siemens Energy e Nexi. Il prodotto prevede premi a memoria pari all’1% mensile (12% p.a.), condizionati al trigger premio posto al 30% dei rispettivi valori iniziali, durata massima pari a 4 anni (scadenza aprile 2030) e la possibilità, a partire dalla data di osservazione del 22 ottobre 2026 e per le successive date a cadenza mensile, di rimborso anticipato del valore nominale, pari a 1.000 euro, qualora tutti i titoli rilevino al di sopra del 100% dei rispettivi valori di riferimento iniziali, con il trigger autocall che decresce poi dell’1% ogni mese fino al 59% dell’ultima data di osservazione prima della scadenza.

Qualora si giunga alla data di osservazione finale del 23 aprile 2030 senza che sia stato richiamato anticipatamente, il prodotto rimborserà il proprio valore nominale qualora tutti i titoli non perdano più del 70% dai rispettivi valori di riferimento iniziali, in virtù della barriera capitale posta al 30% degli stessi, generando un rendimento annualizzato pari al 12% circa, qualora vengano pagati anche tutti i premi previsti. Al di sotto del livello barriera, il valore di rimborso del certificato verrà invece diminuito della performance negativa del titolo worst of, che verrà calcolata a partire dallo strike price. Il certificato è attualmente quotato ad un prezzo pari a circa 995 euro sul segmento Cert-X di Borsa Italiana.

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Report a cura di Pierpaolo Scandurra
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