Analisi Settimanale Mercati Finanziari - 14 Marzo 2026

Michele Clementi Michele Clementi - 14/03/2026 07:10

A Parigi il vertice mondiale sull’energia nucleare

Il 10 marzo 2026 Parigi ha ospitato il secondo vertice internazionale dedicato all’energia nucleare civile, un incontro di alto livello organizzato dal governo francese in collaborazione con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA).

Il vertice si inserisce in un contesto internazionale caratterizzato da forti tensioni geopolitiche e da una crescente domanda di elettricità. In questo scenario, molti Paesi stanno rivalutando l’energia nucleare come complemento alle fonti rinnovabili per garantire una produzione stabile e continua di energia.

Attualmente il nucleare copre circa il 10% della produzione mondiale di elettricità.

Il summit ha visto la partecipazione di delegazioni provenienti da oltre 40 Paesi, tra cui Stati Uniti, Cina e diversi Stati europei. Tra i partecipanti figuravano anche la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen che ha evidenziato come l’Europa stia cercando di rafforzare il proprio settore nucleare per ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili e abbassare i costi dell’energia. Tra le priorità indicate vi sono il sostegno agli investimenti, la semplificazione normativa e lo sviluppo di tecnologie avanzate come i piccoli reattori modulari (SMR).

La Presidente della Commissione europea ha sottolineato che “nel 1990 un terzo dell’elettricità europea veniva dal nucleare, oggi è solo il 15%”.

Innovazione, sicurezza e finanziamenti

Tra i principali temi discussi durante il summit vi sono stati l’innovazione tecnologica, la sicurezza degli impianti, il finanziamento dei nuovi progetti nucleari e la gestione dei rifiuti radioattivi. I partecipanti hanno inoltre analizzato le prospettive delle nuove tecnologie e le strategie per rafforzare le catene di approvvigionamento e le competenze industriali necessarie allo sviluppo del settore.

Un altro punto centrale dell’incontro è stato il rafforzamento della cooperazione internazionale. L’obiettivo è promuovere partenariati tra governi, organizzazioni internazionali e industria per garantire uno sviluppo sicuro e sostenibile dell’energia nucleare civile.

Verso una nuova fase dell’energia nucleare

Il vertice di Parigi rappresenta la seconda edizione di questo forum internazionale dopo il primo incontro tenutosi a Bruxelles nel 2024. L’iniziativa mira a creare una piattaforma stabile di dialogo globale sul futuro del nucleare, in un momento in cui molti Paesi stanno considerando nuovi programmi di sviluppo o il rilancio delle proprie infrastrutture atomiche.

In questo contesto, il nucleare viene sempre più visto come uno degli strumenti disponibili per affrontare le sfide energetiche e climatiche del XXI secolo. Il summit di Parigi ha quindi confermato il crescente interesse internazionale verso questa tecnologia e l’importanza di un coordinamento globale per garantirne uno sviluppo sicuro, sostenibile e accessibile.

Trump parla di guerra “quasi finita”, ma l’Iran continua a colpire

Durante diverse dichiarazioni pubbliche e interviste, Trump ha sostenuto che l’offensiva contro l’Iran abbia già raggiunto gran parte dei suoi obiettivi militari. Secondo il presidente americano, le forze statunitensi e israeliane avrebbero inflitto danni molto superiori alle aspettative alle infrastrutture militari iraniane.

Trump ha affermato che il conflitto “finirà presto” e che gli Stati Uniti sono “molto in anticipo sui tempi previsti”, arrivando a dichiarare che non c’è praticamente più nulla da bombardare”, non proprio una frase di cui vantarsi.

In alcune occasioni ha anche definito la guerra “piuttosto completa”, suggerendo che la capacità offensiva iraniana sarebbe ormai stata gravemente compromessa.

Queste dichiarazioni hanno avuto anche un impatto sui mercati, contribuendo temporaneamente a ridurre la tensione sui prezzi del petrolio e sulle aspettative degli investitori.

La realtà militare: l’Iran continua a reagire

Nonostante l’ottimismo della Casa Bianca, la situazione sul terreno indica che il conflitto è tutt’altro che concluso. L’Iran ha continuato a lanciare missili e droni contro obiettivi israeliani e contro basi militari statunitensi nella regione.

La morte della guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, avvenuta nei primi giorni del conflitto, sembrava aver fatto finire il conflitto prima di iniziare, ma al suo posto è stato nominato il figlio Mojtaba Khamenei, che ha assunto una posizione molto dura nei confronti degli Stati Uniti e dei loro alleati.

Negli ultimi giorni sono stati segnalati attacchi contro installazioni militari e infrastrutture energetiche in diversi paesi del Golfo, tra cui Kuwait, Bahrein e Qatar.

In parallelo, l’Iran ha colpito anche obiettivi marittimi e petroliere nelle vicinanze dello Stretto di Hormuz, una delle rotte energetiche più importanti al mondo.

Secondo diversi analisti, queste operazioni dimostrano che Teheran conserva ancora una significativa capacità militare e che la guerra si sta trasformando in un conflitto regionale più ampio, coinvolgendo anche Russia e Cina alle spalle dell'Iran.

Conseguenze umanitarie e culturali

Oltre agli effetti militari ed economici, la guerra sta provocando anche gravi conseguenze civili. Bombardamenti e attacchi hanno causato centinaia di vittime e danni significativi alle infrastrutture urbane. Alcuni siti storici e culturali in Iran hanno inoltre subito danni indiretti a causa delle esplosioni nelle vicinanze, suscitando proteste da parte di organizzazioni internazionali e autorità locali.

Conclusione

La settimana segna una fase cruciale del conflitto iraniano. L’intensificazione degli attacchi, il cambio di leadership a Teheran e la crisi nello Stretto di Hormuz stanno trasformando la guerra in una crisi globale con conseguenze economiche rilevanti.

Oltre alle implicazioni geopolitiche, il conflitto sta già influenzando i mercati energetici, il commercio internazionale e le aspettative sull’inflazione, rendendo la situazione in Iran uno dei principali fattori di rischio per l’economia mondiale nel breve termine.

Curiosità:

La storia dell’uomo che distrusse una banca con una sola operazione

Nel 1995 il trader britannico Nick Leeson causò il fallimento della storica banca d’investimento Barings Bank, un’istituzione fondata nel 1762 e per oltre due secoli tra le più prestigiose del Regno Unito.

Nel 1992 Barings Bank mandò Leeson a lavorare a Singapore presso la borsa dei derivati Singapore International Monetary Exchange (SIMEX).

Il problema principale fu organizzativo: Leeson faceva trading, ma allo stesso tempo controllava anche il back office, cioè la registrazione delle operazioni.

Questo significa che controllava se stesso, cosa che nelle banche è normalmente proibita.

Questo errore di governance fu decisivo per il disastro.

Il famoso “conto 88888”

Leeson iniziò a registrare le perdite in un conto nascosto chiamato error account 88888.

All’inizio serviva a nascondere piccoli errori operativi, ma presto divenne il posto dove accumulare perdite enormi.

Nel giro di pochi anni: le perdite passarono da milioni, a centinaia di milioni, fino a oltre 800 milioni di sterline.

La scommessa gigantesca sul mercato giapponese

Leeson non faceva solo arbitraggio. In realtà stava scommettendo sull’andamento dell’indice giapponese Nikkei 225.

In particolare usava:

  • futures
  • opzioni

La sua strategia era simile a una martingala: quando perdeva, aumentava la dimensione delle operazioni per recuperare.

È una strategia che può funzionare per un po’, ma quando il mercato si muove molto le perdite diventano esplosive.

Il terremoto che fece esplodere tutto

Il punto di non ritorno arrivò con il Great Hanshin earthquake.

Il terremoto devastò la città di Kobe e causò panico nei mercati giapponesi.

Il Nikkei 225 crollò.

Leeson aveva scommesso su un mercato stabile o in rialzo, quindi le perdite diventarono gigantesche.

L’ultima scommessa disperata

Nel tentativo di recuperare, Leeson fece una delle operazioni più rischiose della storia dei mercati: una gigantesca posizione chiamata “long straddle” sul Nikkei.

In pratica stava scommettendo che il mercato non si sarebbe mosso troppo.

Ma accadde l’opposto: la volatilità esplose.

La fuga

Quando capì che le perdite erano incontrollabili, Leeson lasciò un biglietto in ufficio con scritto semplicemente:

“I’m sorry.”

Poi fuggì da Singapore e viaggiò attraverso: Malaysia, Thailandia e Germania.

Fu infine arrestato all’aeroporto di Frankfurt Airport.

Il fallimento della banca

Le perdite totali arrivarono a circa 827 milioni di sterline (circa 1,3 miliardi di dollari dell’epoca).

La banca non riuscì a coprirle e crollò.

Nel 1995 la storica Barings Bank fu acquistata per 1 sterlina dal gruppo ING Group.

Cosa successe dopo

Nick Leeson fu condannato a 6 anni e mezzo di carcere a Singapore, ma ne scontò circa 4 per buona condotta.

Dopo la prigione:

  • scrisse il libro Rogue Trader
  • la sua storia diventò il film Rogue Trader.

Oggi lavora come speaker e consulente sui rischi finanziari.

LA SETTIMANA IN BORSA

Settimana negativa per i mercati finanziari, ma meno volatile di quanto è stato il prezzo del petrolio che è passato dai 120 dollari di lunedì ai 80 dollari di martedì per poi salire nuovamente in area 100 dollari nel fine settimana. Da inizio anno solamente l'indice dei mercati emergenti è positivo, tutti gli altri listini sono in perdita tra il 3 e il 5%.

Specifica Europa

Per l’Europa, fortemente dipendente dalle importazioni energetiche, un potenziale shock economico ha alimentato timori di una nuova ondata inflazionistica, mettendo sotto pressione sia le imprese sia i consumatori.

Gli analisti temono che un prolungamento del conflitto possa rallentare la crescita economica e aumentare i costi di produzione per molte aziende europee. Nonostante questo i listini hanno tenuto dopo la brutta settimana scorsa.

Performance settimanali degli indici europei

I principali listini europei hanno chiuso in leggero ribasso con l'Italia positiva :

  • DAX (Germania): -0,61%
  • CAC 40 (Francia):  -1,03%
  • FTSE MIB (Italia): +0,37%
  • FTSE 100 (Regno Unito): -0,28%
  • EURO STOXX 50: -0,08%
  • MSCI Europe: -0,43%
  • EURO STOXX 600: -0,47%

Specifica Usa

Forse gli investitori credono a Trump quando afferma che il prezzo del petrolio così alto farà fare molti soldi a tutti, in primis ai suoi figli che sembra abbiano comprato 30 milioni di dollari di petrolio due giorni prima del conflitto, comunque i listini statunitensi tengono e si mantengono sui massimi storici nonostante tutto. A tenere sono in particole le big cap, mentre il resto del listino soffre le prese di beneficio, in particolare le small cap che rappresentavano la vera sorprese negli ultimi mesi.

Performance settimanale degli indici Usa e mondo

Anche i listini americani chiudono in ribasso, gli emergenti asiatici scendono a causa del cambio contro un dollaro in forza considerato bene rifugio:

  • S&P 500: -1,60%
  • Nasdaq: -1,26%
  • Russell 2000:  -1,79%
  • MSCI World: -1,76%
  • MSCI Emerging Market: -2,02%
  • MSCI China: +0,43%

Dati macro: 

Il dato relativo all'inflazione Usa è salito dello 0,3% su base mensile come da attese attestandosi al 2,4% su base annua come il mese precedente, l'unica notizia positiva della settimana. Il Pil Usa è cresciuto solamente dello 0,7%, ben al di sotto delle aspettative di un +1,4% dopo il sorprendente 4,4% del trimestre precedente. L'inflazione nell'area Euro rimane sotto controllo con la Germania al 2%, Francia 1,1% e Spagna al 2,5% tutti su base annua.

Analisi tecnica e valutazioni: 

Lo S&P è sui massimi o quasi nonostante il caos energetico, considerato che il settore è quasi irrilevante nel totale del listino, significa che le vendite non sono così copiose anche se a ben guardare mancano gli acquisti. L'indice è comunque sceso al di sotto dei minimi di dicembre e questo tecnicamente non è un bel segnale e la debolezza potrebbe durare ancora del tempo.

Conclusioni

Se fino a sole due settimane fa si cercava di capire se ci sarebbe stato o meno un taglio dei tassi di interesse focalizzando le attenzioni sulla disoccupazione generata dalla AI, la crescita e l'inflazione, ora le attenzioni sono invertite per importanza: inflazione, crescita e di conseguenza l'occupazione. Ora si parla solo di guerra, tutto il resto è noia.

Prospettive per la prossima settimana

La prossima settimana è quella delle banche centrali e se un taglio dei tassi è impossibile, sarà interessante sentire cosa diranno i Presidenti riguardo le aspettative inflazionistiche causate dalla guerra. L'Europa in particolare dovrà dire come affronterà il caro petrolio, mentre Powell dovrà rassicurare sulla crescita alla sua penultima apparizione come capo della Fed. Una cosa è certa: il prezzo del petrolio se rimarrà alto, prima o poi impatterà sui prezzi e successivamente sulla crescita oppure i consumatori spaventati risparmieranno passando subito allo step due rallentando la crescita.

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