Nvidia può muovere 280 miliardi in una sera: cosa ci stanno dicendo davvero le opzioni?

Bruno Nappini Bruno Nappini - 25/08/2026 08:50

Domani Nvidia pubblicherà i risultati trimestrali e, come ormai accade da diverse stagioni, il mercato si prepara a trattare l’evento quasi come se fosse un dato macroeconomico. Non soltanto perché Nvidia è diventata uno dei titoli più importanti al mondo, ma perché viene considerata un vero termometro della corsa all’intelligenza artificiale. La cosa interessante, però, è che il mercato delle opzioni sta già dicendo qualcosa prima ancora che i conti vengano pubblicati: gli operatori stanno prezzando un movimento del titolo di circa il 5,4% dopo la trimestrale, equivalente a una variazione potenziale di circa 280 miliardi di dollari di capitalizzazione.

Attenzione però a un equivoco molto comune. Questo non significa che le opzioni stiano prevedendo un rialzo del 5,4% o un ribasso della stessa entità. Significa semplicemente che, attraverso i premi pagati sulle call e sulle put, il mercato sta attribuendo un prezzo elevato all’incertezza che circonda l’evento. In altre parole, le opzioni non ci stanno dicendo dove andrà Nvidia. Ci stanno dicendo quanto il mercato ritiene plausibile che possa muoversi.

È una distinzione fondamentale, perché spesso si tende a considerare la volatilità implicita come una specie di previsione direzionale. Non è così. La volatilità implicita misura soprattutto quanto movimento viene incorporato nei prezzi delle opzioni. Più grande è l’incertezza, più costosa tende a diventare la possibilità di partecipare a quel movimento o di proteggersi da esso. È un po’ come andare dall’assicuratore il giorno prima dell’arrivo di un uragano annunciato: nessuno sa con certezza quale casa verrà danneggiata, ma certamente il rischio non verrà assicurato allo stesso prezzo di una tranquilla giornata di sole.

Il dato interessante è che il movimento atteso questa volta è inferiore rispetto al recente passato. Prima dei risultati di maggio le opzioni prezzavano circa il 6,5%, mentre storicamente Nvidia si è mossa mediamente di circa il 7,4% dopo le trimestrali. Potrebbe significare che gli investitori ritengono oggi il business di Nvidia un po’ più prevedibile rispetto alla fase iniziale dell’esplosione dell’AI, quando ogni trimestre poteva produrre sorprese enormi. Ma attenzione: minore movimento atteso non significa necessariamente minore rischio. Significa soltanto che oggi il mercato sta pagando meno per quell’incertezza rispetto ad alcuni trimestri precedenti.

La trimestrale arriva inoltre in un momento particolare. Gli analisti si aspettano ricavi vicini ai 92 miliardi di dollari, quasi il doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ma il titolo arriva da sette sedute consecutive di ribasso e resta sotto pressione insieme a buona parte del comparto tecnologico. Sullo sfondo ci sono rendimenti obbligazionari elevati, dubbi sui costi giganteschi delle infrastrutture AI e una domanda sempre più importante: quanto a lungo potrà continuare questa crescita mantenendo ritorni sufficienti a giustificare investimenti da centinaia di miliardi?

Ed è proprio qui che le opzioni diventano interessanti anche per chi non le utilizza direttamente. Non servono soltanto per costruire strategie. Possono diventare una lente attraverso la quale osservare ciò che il mercato teme, spera o considera possibile. Se prima di una trimestrale volatilità implicita e premi aumentano molto, significa che gli investitori stanno attribuendo maggiore valore all’incertezza. Se invece quella volatilità viene pagata meno rispetto al passato, possiamo iniziare a chiederci se il mercato stia diventando più sicuro oppure semplicemente più abituato a numeri straordinari.

Poi arriva la trimestrale e succede un’altra cosa importante: gran parte di quell’incertezza scompare in pochi secondi. I numeri diventano pubblici, la guidance viene comunicata e ciò che fino a un minuto prima era sconosciuto diventa noto. È il motivo per cui dopo eventi importanti assistiamo spesso al cosiddetto volatility crush: la volatilità implicita può diminuire rapidamente e con essa anche il valore delle opzioni. Ed è qui che nasce uno dei paradossi più interessanti di questo mercato: si può avere ragione sulla direzione del titolo e guadagnare meno del previsto, o addirittura perdere, se prima dell’evento abbiamo pagato troppo cara quella possibilità.

Facciamo un esempio senza formule. Compriamo un biglietto che ci paga se Nvidia farà un grande movimento. Tutti sanno che domani ci sarà la trimestrale e quindi quel biglietto costa molto. Arrivano i risultati, Nvidia si muove nella direzione che avevamo immaginato, ma lo fa meno di quanto il prezzo del biglietto lasciasse prevedere. Abbiamo indovinato la direzione, ma non necessariamente abbiamo fatto un buon affare. Nelle opzioni non basta quindi chiedersi “salirà o scenderà?”. Bisogna anche domandarsi: quanto movimento sto pagando?

Domani conosceremo i numeri di Nvidia e vedremo se il mercato aveva prezzato correttamente l’incertezza. Ma forse la lezione più interessante è già disponibile oggi: circa 280 miliardi di dollari di possibile variazione non rappresentano una previsione. Rappresentano il prezzo che migliaia di operatori stanno attribuendo all’ignoto.

Ed è una delle grandi differenze tra prevedere e gestire il rischio. Chi cerca una previsione domanda alle opzioni dove andrà Nvidia. Chi cerca di capire il mercato domanda invece quanto sta costando non saperlo.

Domani, con il grafico dei prezzi, gli Open Interest e la struttura della volatilità davanti, potremo fare il passo successivo: capire non solo quanto movimento viene prezzato, ma anche dove il mercato sta concentrando davvero rischio, coperture e aspettative.

Nvidia può muovere 280 miliardi in una sera: cosa ci stanno dicendo davvero le opzioni?

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