Petrolio forte, Vix ancora a 17: il mercato sta sottovalutando il rischio?

Bruno Nappini Bruno Nappini - 28/09/2026 09:09

Il Brent resta in una struttura rialzista mentre la volatilità azionaria rimane compressa. Ma Open Interest, ripartizione Mc4 e gamma mostrano cosa potrebbe cambiare sopra area 18-20.

Il petrolio è tornato rapidamente al centro dell’attenzione. Dopo la discesa di venerdì, favorita dalle attese per un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran, questa mattina il Brent ha recuperato oltre il 3% dopo che Donald Trump ha respinto la proposta iraniana per arrivare a una soluzione del conflitto e alla riapertura dello Stretto di Hormuz. Le tensioni restano quindi elevate e il mercato continua a incorporare un premio geopolitico significativo sul greggio.

Il grafico mostra bene quanto la struttura del Brent sia cambiata rispetto all’estate. Dai minimi di luglio il prezzo ha costruito una sequenza crescente, è tornato sopra la propria struttura dinamica e nelle ultime settimane ha raggiunto area 105-106 prima della recente correzione. Il rientro verso 95-98 non ha per ora modificato il quadro di fondo: il Trend Strength rimane in territorio positivo e il prezzo continua a lavorare nella parte superiore della struttura. Il petrolio quindi non sta semplicemente vivendo una fiammata giornaliera, ma rimane inserito in un contesto nel quale il rischio geopolitico può continuare a trasferirsi sulle aspettative d’inflazione e, indirettamente, sui tassi. La stessa risalita del greggio di questa mattina ha già riacceso le attese per una Federal Reserve più restrittiva.

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Ed è proprio qui che emerge la prima divergenza interessante. Di fronte a un Brent vicino a 100 dollari e a rendimenti obbligazionari ancora elevati, il Vix continua a muoversi intorno a 17-18. Il prezzo rimane nella parte bassa della struttura sviluppata negli ultimi mesi e il Mc4 Trend Strength è tornato negativo, segnalando che al momento non esiste ancora una pressione direzionale rialzista persistente sulla volatilità. In altre parole, il mercato azionario continua a prezzare un livello di rischio relativamente contenuto nonostante il quadro macro e geopolitico rimanga tutt’altro che privo di tensioni.

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Il vero elemento interessante emerge però osservando il posizionamento delle opzioni. Con Vix intorno a 17,65, la Va-40 della ripartizione Mc4 si colloca poco sopra, in area 17,9. Il prezzo si trova quindi appena sotto una zona nella quale la struttura inizia rapidamente a cambiare. Sotto 17-18 prevalgono Put e gamma sensibilità put; già da 19-20 la componente Call cresce in maniera evidente, sia negli Open Interest sia nella gamma sintetica.

Area 20 è particolarmente significativa: qui troviamo una delle maggiori concentrazioni Call dell’intera distribuzione e una gamma sensibilità call molto elevata. Altre masse importanti compaiono successivamente tra 22 e 25 e, più in alto, in area 30. Questo non significa che il Vix debba necessariamente salire verso quei livelli. Significa però che, qualora il prezzo iniziasse a muoversi stabilmente sopra 18-20, entrerebbe progressivamente in una struttura di opzioni molto diversa da quella attuale.

Petrolio forte, Vix ancora a 17: il mercato sta sottovalutando il rischio? 3Ed è questo il punto centrale della lettura. Un Vix fermo sotto 18 continua a descrivere un mercato nel quale la volatilità rimane compressa e le coperture Call più importanti sono ancora lontane dal prezzo. Un recupero stabile sopra 18 porterebbe invece il Vix oltre la Va-40 e verso la fascia in cui aumenta rapidamente il peso delle Call. Sopra 20 la variazione diventerebbe ancora più significativa perché inizierebbero a entrare nel vivo alcune delle maggiori concentrazioni di gamma sensibilità call.

La combinazione tra petrolio forte e Vix ancora compresso non rappresenta quindi necessariamente una contraddizione. Il mercato può convivere per un certo periodo con un rischio geopolitico elevato senza trasformarlo immediatamente in volatilità azionaria. Quello che Mc4 permette di individuare è invece il punto in cui questa condizione potrebbe cambiare: non perché un livello debba essere necessariamente raggiunto, ma perché sopra determinate aree la struttura delle coperture diventa molto più sensibile.

Per ora il Vix continua quindi a raccontare un mercato relativamente tranquillo. Sotto la superficie, però, la distribuzione delle opzioni mostra che tra 18 e 20 passa una zona quantitativa importante. Se il petrolio dovesse mantenersi forte e contemporaneamente aumentassero le pressioni su tassi e azionario, sarà proprio la reazione del Vix a quest’area a dirci se il rischio rimane confinato oppure inizia a trasferirsi realmente nelle coperture.

Il punto da osservare non è quindi se il petrolio salirà ancora o se il Vix debba necessariamente esplodere. È capire se prezzo, volatilità e posizionamenti inizieranno finalmente a muoversi nella stessa direzione.

 

 

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