Proteggere il portafoglio: perché aspettare la paura può costare caro

Bruno Nappini Bruno Nappini - 18/08/2026 09:47

Quando tutti cercano copertura, spesso è già diventata troppo cara.

Provate a telefonare all’assicuratore per assicurare la casa mentre dal tetto sta già uscendo il fumo. Probabilmente non sarà il momento migliore per discutere il premio. Sui mercati succede qualcosa di molto simile. Finché tutto sale e la volatilità resta tranquilla, molti investitori considerano le coperture una spesa inutile. Poi arriva improvvisamente una crisi geopolitica, il petrolio torna a correre, i rendimenti salgono, le Borse iniziano a traballare e tutti scoprono nello stesso momento di avere bisogno di protezione. È proprio allora, però, che quella protezione può diventare molto più costosa.

Nel mondo delle opzioni una delle forme più semplici di protezione è l’acquisto di una put. In termini molto elementari, possiedo un portafoglio che potrebbe perdere valore e compro un’opzione che tende invece a beneficiare della discesa del mercato. È una sorta di assicurazione: pago un premio oggi per limitare parte del danno se domani le cose dovessero andare male. Ma, come tutte le assicurazioni, anche questa ha un prezzo. E quel prezzo non è sempre uguale. Quando i mercati sono tranquilli la volatilità implicita tende normalmente a essere più contenuta; quando aumenta l’incertezza, invece, i premi delle opzioni possono salire e la protezione diventa più costosa proprio quando tutti vorrebbero comprarla.

È un comportamento molto umano. Quando fuori c’è il sole nessuno pensa all’ombrello. Quando comincia a piovere, improvvisamente tutti ne vogliono uno. Peccato che il venditore davanti alla stazione conosca perfettamente la situazione e magari quell’ombrello che ieri costava 5 euro oggi ne costa 15. Nei mercati il “venditore di ombrelli” si chiama volatilità implicita.

Questo non significa naturalmente che non si debba mai comprare una protezione durante una fase di tensione. Se il rischio è diventato incompatibile con il nostro portafoglio, ridurlo può essere assolutamente sensato anche pagando qualcosa in più. Significa però che la gestione del rischio dovrebbe iniziare prima dell’emergenza, non dopo. Le coperture possono essere pianificate quando il mercato è tranquillo, scegliendo in anticipo quanto proteggere, per quanto tempo e soprattutto quanto siamo disposti a spendere. Non esiste infatti una copertura gratuita: più protezione vogliamo, più normalmente dobbiamo accettare un costo.

E qui arriviamo a un altro errore frequente. Molti investitori pensano alla copertura come a qualcosa che debba necessariamente guadagnare. Se comprano una put e il mercato non scende, a scadenza guardano il premio perso e concludono: “Ho buttato via soldi”. Ma nessuno torna dall’assicuratore a fine anno arrabbiato perché la casa non è bruciata. Almeno si spera. Il fatto che l’assicurazione non sia servita è, in fondo, una buona notizia. La protezione non nasce per essere il miglior investimento del portafoglio. Nasce per evitare che un evento sfavorevole produca un danno che non siamo in grado di sopportare.

Naturalmente non basta comprare una put a caso per poter dire di aver gestito il rischio. Bisogna scegliere scadenza, strike, quantità e rapporto tra costo della copertura e dimensione dell’esposizione. Una protezione troppo vicina può essere molto costosa, una troppo lontana può intervenire quando ormai il portafoglio ha già subito una perdita importante. Anche qui non esiste una soluzione valida per tutti: dipende dal capitale, dall’orizzonte temporale e soprattutto dal rischio che siamo realmente disposti ad accettare.

La lezione più importante, quindi, non riguarda le put ma il nostro comportamento. Nei periodi tranquilli tendiamo a sottovalutare il rischio perché non lo vediamo. Nei periodi turbolenti tendiamo invece a sovrastimarlo perché improvvisamente lo abbiamo davanti agli occhi. Ed è proprio questa oscillazione tra tranquillità e paura che spesso ci porta a comprare protezione nel momento peggiore e a eliminarla proprio quando costa meno.

La gestione del rischio serve a evitare questo pendolo emotivo. Non dobbiamo sapere quando arriverà la prossima crisi geopolitica, il prossimo crollo o il prossimo shock di volatilità. Se fossimo capaci di prevederlo con precisione, probabilmente avremmo già altri problemi, come decidere su quale isola trascorrere il resto della vita. Dobbiamo invece sapere in anticipo quanto siamo disposti a perdere se qualcosa va storto.

Perché l’ombrello più utile non è quello che corriamo a comprare quando siamo già fradici. È quello che avevamo deciso di portare con noi quando fuori c’era ancora il sole.

La protezione si prepara prima della tempesta.

Proteggere il portafoglio: perché aspettare la paura può costare caro

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