Analisi Settimanale Mercati Finanziari - 29 Agosto 2026

Michele Clementi Michele Clementi - 29/08/2026 07:52

Nvidia sorprende chi?

L'ultima trimestrale del colosso dei semiconduttori è stata, almeno per il momento, molto chiara. Nvidia ha chiuso il secondo trimestre fiscale 2027 con ricavi per 96,2 miliardi di dollari, in crescita del 106% rispetto all'anno precedente, superando le attese degli analisti. Il segmento Data Center ha generato da solo 89 miliardi di dollari, con una crescita del 117%, mentre la guidance per il trimestre successivo indica ricavi attesi per 108 miliardi di dollari.

Numeri impressionanti, soprattutto se consideriamo che fino a pochi anni fa una trimestrale da quasi 100 miliardi di dollari sarebbe stata un risultato eccezionale persino per le più grandi aziende del mondo.

Ma la vera domanda per gli investitori non riguarda soltanto Nvidia.

Nvidia vende pale e picconi durante una corsa all'oro. Ma chi sta comprando tutte queste pale? E soprattutto, sta iniziando a ottenere un ritorno economico dai giganteschi investimenti nell'AI?

Dietro ogni GPU venduta ci sono infatti Microsoft, Amazon, Alphabet, Meta e Oracle che costruiscono data center; Broadcom e AMD che forniscono componenti e acceleratori; aziende come Palantir che cercano di monetizzare l'AI attraverso il software.

Ed è osservando tutta questa filiera che emerge un quadro particolarmente interessante.

Le trimestrali del 2026 non mostrano, almeno per ora, una bolla AI che sta semplicemente vivendo di aspettative.

Mostrano ricavi reali, utili reali e una domanda reale.

Nvidia cresce oltre il 100%, AMD raddoppia i ricavi del Data Center, Broadcom cresce quasi del 50%, Amazon vede AWS accelerare al 37%, Microsoft cresce del 18%, Alphabet cresce del 24%, Meta cresce del 28%, Palantir aumenta i ricavi del 93%.

Questo crea una sorta di circolo:

Nvidia vende GPU → le Big Tech comprano GPU → costruiscono data center → vendono capacità computazionale e servizi AI → gli utenti utilizzano l'AI → le Big Tech devono costruire ancora più infrastruttura.

Finché la domanda cresce più velocemente della capacità produttiva, il meccanismo funziona perfettamente.

Ma prima o poi dovrà arrivare la domanda decisiva:

quanto vale economicamente tutta questa capacità di calcolo?

Jackson Hole: Warsh riporta sul tavolo l'ipotesi di nuovi rialzi dei tassi

Il discorso di Kevin Warsh a Jackson Hole ha riportato i mercati davanti a uno scenario che, fino a poco tempo fa, sembrava piuttosto remoto: la Federal Reserve potrebbe essere costretta ad alzare nuovamente i tassi di interesse.

Naturalmente Warsh non ha annunciato alcuna decisione e la Fed continuerà a valutare i dati economici prima delle prossime riunioni. Ma il messaggio emerso dal suo intervento è stato chiaro: la battaglia contro l'inflazione non può ancora essere considerata definitivamente conclusa.

L'inflazione americana è certamente scesa rispetto ai picchi raggiunti negli anni scorsi, ma il ritorno verso l'obiettivo del 2% non è ancora così convincente. Se i prossimi dati non dovessero mostrare un ulteriore e stabile rallentamento, la Federal Reserve potrebbe essere costretta a mantenere una politica monetaria restrittiva più a lungo del previsto o, nello scenario più estremo, a tornare ad aumentare il costo del denaro.

A rendere questa possibilità più concreta è anche la buona tenuta dell'economia americana. La crescita continua e il mercato del lavoro, pur mostrando alcuni segnali di rallentamento, non sembra evidenziare una situazione tale da richiedere interventi urgenti di sostegno. Questo lascia alla Fed maggiore libertà per concentrarsi sul suo principale obiettivo: riportare stabilmente l'inflazione verso il 2%.

La reazione dei mercati al discorso è stata immediata. Sono aumentate le aspettative di una possibile stretta monetaria e i rendimenti obbligazionari sono saliti. Ma l'aspetto più interessante non riguarda tanto la probabilità di un rialzo già alla prossima riunione, quanto il cambiamento nelle aspettative degli investitori.

Negli ultimi mesi il mercato si era infatti abituato all'idea che la prossima direzione dei tassi potesse essere una sola: verso il basso. Il discorso di Jackson Hole ha invece ricordato che il percorso non è affatto scontato.

Warsh sembra inoltre intenzionato a lasciare alla Fed maggiore flessibilità, evitando di fornire indicazioni troppo precise sulle future decisioni. Meno forward guidance e maggiore attenzione ai dati che arriveranno di volta in volta. Un approccio che potrebbe rendere la politica monetaria meno prevedibile e aumentare la volatilità dei mercati.

La vera novità di Jackson Hole, quindi, non è che la Fed abbia deciso di alzare i tassi. È che questa possibilità è tornata improvvisamente a far parte dello scenario.

Curiosità:

Jackson Hole è stato scelto anche per… convincere Paul Volcker a venire

Prima di approdare definitivamente a Jackson Hole nel 1982, il convegno si era tenuto in diverse località:

  • 1978: Kansas City, Missouri
  • Negli anni successivi: Vail e Denver, Colorado

All'inizio, tra il 1978 e il 1981, il convegno era dedicato soprattutto a temi agricoli. Solo nel 1982 cambiò sia argomento, orientandosi maggiormente verso la politica economica e monetaria, sia sede: da allora si tiene a Jackson Hole.

L'obiettivo era attirare Paul Volcker, allora potentissimo presidente della Fed, che era noto per la sua passione per la pesca a mosca. Gli organizzatori pensarono quindi: perché non organizzare il convegno in una delle zone più famose degli Stati Uniti per la pesca e la natura?

La strategia funzionò: Volcker accettò l'invito e partecipò all'edizione del 1982. Da quel momento Jackson Hole è diventato il luogo simbolo dell'incontro e, negli anni successivi, la presenza dei presidenti della Fed e dei principali banchieri centrali mondiali ha trasformato quello che era un convegno abbastanza specialistico in uno degli appuntamenti economici più osservati dai mercati.

La cosa divertente è che, secondo la ricostruzione storica della Kansas City Fed, Volcker durante quella prima edizione parlò pochissimo nelle sessioni ufficiali: gli organizzatori avevano scelto una località spettacolare per attirarlo, e lui si limitò sostanzialmente ad ascoltare.

Insomma: uno dei più importanti appuntamenti della finanza mondiale deve probabilmente parte della sua fama a una canna da pesca

LA SETTIMANA IN BORSA

Il tempo vola, la guerra Usa vs Iran che doveva durare pochi giorni è ormai alla soglia dei sei mesi, il petrolio stabile, la benzina finanzia i governi a spese dei consumatori e Trump non sapendo più cosa dire o fare, cambia il nome al lago Ontario in America per dare fastidio ai Canadesi ed ora dopo anche il Golfo del Messico vorrebbe avere anche un oceano e perché no due: Atlantico e Pacifico. La domanda sorge spontanea: il nome? 

Specifica Europa

La Francia spaventa gli investitori che giovedì hanno avuto un brusco promemoria di quanto la posizione fiscale della Francia sia diventata precaria. Diversi candidati presidenziali hanno ventilato idee che vanno dalla cancellazione parziale del debito a un aumento delle imposte di successione. Si è parlato anche di una windfall tax più severa sulle aziende. Gli investitori stanno valutando le diverse posizioni sull'età pensionabile. E hanno iniziato a considerare l'eventualità che l'approvazione del bilancio 2027 possa rivelarsi ancora più controversa delle battaglie sui bilanci 2026 e 2025.

Performance settimanali degli indici europei

I principali listini europei hanno chiuso contrastati, peggior listino è la Francia, mentre la Spagna supera i 20 mila punti per la prima volta:

  • DAX (Germania):  +1,77%
  • CAC 40 (Francia):  -0,61%
  • FTSE MIB (Italia):  +0,14%
  • FTSE 100 (Regno Unito): 0,28%
  • EURO STOXX 50: +0,63%
  • MSCI Europe:  +0,10%
  • EURO STOXX 600: +0,15%

Specifica Usa

Meta Platforms ha accettato di pagare un massimo di 16,68 miliardi di dollari nell'ambito di un accordo per risolvere le accuse mosse dagli stati di tutti gli Stati Uniti, secondo cui la società avrebbe progettato Facebook e Instagram per creare dipendenza nei bambini, ingannato i consumatori sulla loro sicurezza e raccolto impropriamente i dati personali dei minori che utilizzavano le sue piattaforme, come risulta dai documenti del tribunale.

Performance settimanale degli indici Usa e mondo

Anche i listini americani chiudono in rialzo trainati da Nvidia, male le small cap a causa della paura di un rialzo dei tassi di interesse:

  • S&P 500:  +0,77%
  • Nasdaq:  +0,85%
  • Russell 2000:  -1,51%
  • MSCI World:  +0,57%
  • MSCI Emerging Market: 1,63%
  • MSCI China: +1,12%

Dati macro: 

ll dato su base mensile per l'inflazione Usa ha registrato un'accelerazione rispetto a giugno, mentre il dato su base annua è rimasto invariato. In termini assoluti, l'indice PCE è aumentato dello 0,2% su base mensile e del 3,7% su base annua a luglio, leggermente al di sopra delle aspettative. Pil Usa, in linea con le attese è cresciuto a un tasso annuo dell’1,5% nel secondo trimestre del 2026 (aprile, maggio e giugno). Nel primo trimestre, il Pil reale era cresciuto del 2,1%. A contribuire al Pil, spiega il Bea, è stato l’incremento della spesa dei consumatori, delle esportazioni e degli investimenti, parzialmente compensato da una diminuzione della spesa pubblica.

Analisi tecnica e valutazioni: 

Il Nasdaq è in una fase laterale da maggio, nonostante l'AI, alcune mega cap stanno zavorrando il listino che rimane comunque in prossimità dei massimi storici dai quali lo S&P dista poco più di un punto percentuale, così anche il MSCI World e i principali indici europei con l'eccezione della Spagna che come scritto ha fatto un massimo storico in settimana. Tutto questo mentre la fiducia dei consumatori americani è ai minimi storici, molto più depressa che durante la crisi del 2008. 

Conclusioni

L'inflazione Usa è da oltre 30 mesi lontana dal 2% e nonostante questo i mercati si sono arrampicati su di un muro di paura con performances decisamente interessanti a doppia cifra in tutto il mondo con l'eccezione del MSCI Cina in ribasso del 7%. Le parole di Warsh non dovrebbero scandalizzare più di tanto, pensare a una politica monetaria espansiva significherebbe tassi più alti per il debito pubblico, sicuramente le aziende potrebbero anche permettersi interessi più alti, ma a guadagnarci sarebbero soprattutto le banche che non navigano sicuramente in cattive acque. Allo stesso modo un taglio favorirebbe i consumatori, i quali non hanno gran fiducia nel futuro, ma neanche possono lamentarsi del rendimento dei loro fondi pensione.

Prospettive per la prossima settimana

La prossima settimana Broadcom renderà noti i dati trimestrali e si avranno ulteriori indicazioni per quanto riguarda l'AI se ancora qualcuno nutrisse dei dubbi ed in particolare il dato di venerdì per quanto riguarda l'occupazione Usa che insieme al dato del Pil che mostra un rallentamento rispetto le precedenti rilevazioni e l'inflazione che non tende a ritornare verso il 2%, dovrà dare ulteriori indicazioni per le prossime mosse di politica monetaria.

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