SpaceX, il sogno dello spazio entra nei portafogli

Giovanni Picone Giovanni Picone - 17/06/2026 11:10

Dopo la quotazione record, il colosso di Elon Musk entra nel radar degli investitori. Analisi del titolo e delle soluzioni in certificati per esporsi al tema Space Economy e non solo

C’è una data che segnerà la storia dei mercati finanziari: 12 giugno 2026. Quel giorno, dopo ventiquattro anni di vita privata, Space Exploration Technologies Corp (SpaceX) ha suonato la campanella di apertura al Nasdaq e lo ha fatto nel modo più clamoroso possibile. Settantacinque miliardi di dollari raccolti, 555 milioni di azioni collocate a 135 dollari ciascuna, una domanda da parte degli investitori superiore a 350 miliardi: quattro volte i titoli disponibili. La più grande quotazione della storia. Il doppio del record che apparteneva ad Aramco.

I Business di SpaceX

Fondata da Elon Musk nel 2002, SpaceX ha rivoluzionato il settore aerospaziale imponendo la logica del riuso dove prima regnava quella del consumo: razzi che atterrano, si ricaricano e ripartono, abbattendo il costo di accesso allo spazio in modo impensabile solo un decennio fa. Ma l’azienda che oggi entra nei portafogli degli investitori è molto più di un’impresa di lanci. Il suo vero motore di valore si chiama Starlink: oltre 9.800 satelliti in orbita, più di 10 milioni di abbonati in un centinaio di Paesi, e contratti già firmati con Google e Anthropic per la fornitura di capacità di calcolo per un valore combinato di circa 24 miliardi di dollari l’anno, da sola vale circa 11,4 miliardi e contribuisce attualmente a oltre il 60% del fatturato totale. Goldman Sachs stima che la sola componente legata all’intelligenza artificiale, ovvero la società xAI incorporata a febbraio in SpaceX, possa crescere di cento volte entro il 2030. Attualmente questa divisione vale già 3 miliardi di ricavi, ma è ancora fortemente in perdita a causa degli enormi investimenti. Nel perimetro aziendale è presente anche la scommessa sul futuro rappresentata dalla divisione Launch Services con Starship, il razzo di nuova generazione su cui SpaceX punta per il salto successivo, fino all'ipotesi di grandi centri dati in orbita al servizio dell'intelligenza artificiale. L'azienda lancia ogni anno più razzi di qualunque singola nazione. Questa divisione genera circa 4 miliardi e chiaramente è il business storico di SpaceX anche se oggi non rappresenta più il cuore economico del gruppo.

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Il mercato ha risposto con entusiasmo: il titolo SpaceX nel primo giorno di contrattazione ha aperto a 150 dollari, l’11% sopra il prezzo di collocamento, per poi assestarsi intorno ai 167 dollari a fine giornata, raggiungendo poi un massimo a 225,76 usd nel giorno di Borsa aperta successivo. Già nelle prime due sedute il rialzo complessivo, guardando al massimo raggiunto, ha superato il 60%. Una capitalizzazione da circa 2.000 miliardi di dollari che colloca SpaceX nell’elite assoluta delle società quotate mondiali, superando immediatamente Tesla e fa di Elon Musk il primo trilionario al mondo.

A guidare gli acquisti sul titolo nei primi giorni di contrattazione è stato prevalentemente il retail che solo nella giornata di lunedì ha acquistato 93,8 milioni di dollari, un valore che rappresenta il 73% di tutti gli acquisti di singole azioni durante la giornata.

Eppure, come ogni grande storia, anche questa porta con sé interrogativi che non vanno ignorati. Le valutazioni sono ambiziose - 104 volte i ricavi annuali, contro una media di mercato di 4,7 - e nel 2025 la società ha registrato una perdita netta di circa 4,9 miliardi di dollari. La struttura azionaria a doppia classe mantiene nelle mani di Musk l’85% dei diritti di voto, concentrando il controllo strategico su un’unica figura.

SpaceX, capitalizzazione record 

Nonostante ciò, il titolo, dopo l’esordio in Borsa, ha già scavalcato per capitalizzazione colossi come Meta, Saudi Aramco, Broadcom, TSMC e Amazon, arrivando a insidiare la quarta posizione occupata da Microsoft. Una classifica destinata a essere nuovamente riscritta nelle prossime settimane, quando scatteranno gli acquisti automatici dei fondi passivi e degli ETF legati agli indici Nasdaq. Il Nasdaq-100, infatti, potrà includere SpaceX già dopo pochi giorni di negoziazione grazie alle recenti modifiche regolamentari, generando nuovi flussi in acquisto indipendenti dalle valutazioni fondamentali della società. In altre parole, una parte della domanda futura non sarà guidata dalle aspettative degli investitori, ma dalla semplice necessità degli strumenti passivi di replicare il benchmark ed è forse questo che ha trainato gli acquisti retail già dai primi giorni di negoziazione.

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Fonte: CompaniesMarketCap

Nelle pagine che seguono analizziamo i prodotti finanziari oggi disponibili su SpaceX, con l’obiettivo di aiutare l’investitore a orientarsi tra opportunità e rischi in uno dei più straordinari debutti borsistici della storia recente.

I primi certificati Investment agganciati a SpaceX

Il segmento dei certificati ha subito reagito all’esordio di SpaceX in Borsa. Se il segmento dei certificati a leva (sia fissa che dinamica) ha visto più emittenti mettere subito a disposizione della clientela prodotti sia long che, poco dopo, anche short per seguire la direzionalità del titolo, mentre scriviamo questo articolo, l’unico emittente a mettere a disposizione prodotti Investment è stata Vontobel.

Ad oggi contiamo 4 certificati Investment, due su singole name e altrettanti in forma di basket worst of. Gli ultimi due di fatto agganciati a temi settoriali: il primo più esposto al tema “aerospace”, il secondo prevalentemente a tema “Artificial Intelligence”. 

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Fonte: FreeFinancePRO

I primi due certificati sono single name agganciati quindi solo al titolo SpaceX e sono entrambi partiti con strike iniziale 161 usd. Sono sostanzialmente identici, il primo (Isin DE000VY67M43) ha una cedola mensile più bassa, pari all’1%, contro l’1,15% del secondo (Isin DE000VY67NB1). La differenza è spiegata dal costo dell’opzione Airbag. 

Il terzo certificato (Isin DE000VY67PJ9) ha scadenza giugno 2028, di fatto due anni pieni da oggi e come anticipato è un prodotto per seguire il tema Aerospace, che vede la presenza nel basket worst of di SpaceX insieme con Rocket Lab, vero pure player aeorspace, e AST SpaceMobile, società attiva nelle telecomunicazioni satellitari direct-to-cell, molto più vicina come idea di business a Starlink.

Una buona idea per un’asset allocation tattica di portafoglio su questo megatrend. Barriera capitale che scende al 50%, presenza dell’Airbag e modalità autocall tradizionale a partire da novembre prossimo con trigger fisso al 100%. 

Chiude il quadro l’ultimo arrivato sul mercato ovvero il Phoenix Memory Step Down (Isin DE000VY92QS6) che si posiziona immediatamente tra i certificati più remunerativi sul segmento Investment con un rendimento potenziale dato dalle sole cedole del 62,20% annuo, per altro ancora più alto dato il prezzo attualmente sotto la pari (97 euro) nonostante un basket tutto in territorio positivo. Certificato non esente da rischi perché si tratta di un basket fortemente esposto al tema AI con annessa elevata volatilità dal momento che nella composizione del sottostante figurano oltre SpaceX, rilevata a 174,15 usd, anche Intel, Marvell Technology e Micron Technology.

La proposta mira evidentemente a monetizzare l’elevata volatilità di breve termine di tutti i componenti del basket con una scadenza complessiva di un solo anno (15 giugno 2027) con una struttura “fast” molto aggressiva. L’opzione autocall entra in gioco già dal secondo mese di vita con prima rilevazione agosto 2026 con trigger subito al 90% per poi decrescere del 2% di mese in mese. Anche questa opzione deve considerarsi elemento di asimmetria della struttura che è distinta da una barriera capitale a scadenza tale da assorbire perdite del worst of entro il -40% da strike. Il flusso dei premi mensili si attesta al 5,18%, con trigger del 60% ed effetto memoria. 

Soluzione adatta a chi vuole sfruttare l’elevata volatilità di questo specifico comparto, in primis su SpaceX, in un’ottica di breve termine puntando ad un’autocall di breve termine ovvero a una sostanziale stabilità dei prezzi nei prossimi mesi.

 

A cura di Giovanni Picone
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