Analisi Settimanale Mercati Finanziari - 24 Ottobre 2026

Michele Clementi Michele Clementi - 25/10/2026 09:16

Trimestrali sotto esame

Meta: ricavi in forte crescita, ma investimenti sempre più impegnativi

Meta ha chiuso il terzo trimestre con ricavi pari a 64,6 miliardi di dollari, in crescita del 26% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Un risultato sostenuto dalla pubblicità, che beneficia anche dei miglioramenti nell'intelligenza artificiale applicata alla selezione dei contenuti, al coinvolgimento degli utenti e all'efficacia delle campagne pubblicitarie.

Il dato positivo, tuttavia, deve essere letto insieme a quello dei costi. Le spese complessive sono aumentate del 68%, anche per effetto di una straordinaria voce legale da 9,89 miliardi di dollari. L'utile operativo è sceso da 20,5 a 13 miliardi, mentre il flusso di cassa libero è risultato negativo per 2,12 miliardi.

Quest'ultimo dato è particolarmente significativo: Meta ha investito 34,9 miliardi di dollari in spese in conto capitale nel trimestre e prevede ora investimenti annuali compresi tra 135 e 145 miliardi di dollari per il 2026.

La società sostiene che l'AI stia già migliorando la monetizzazione della pubblicità e che i nuovi modelli possano aprire ulteriori opportunità di ricavo.

Tesla: quando spendere di meno non è necessariamente una buona notizia

La trimestrale di Tesla presenta un quadro differente, ma conduce alla stessa questione di fondo.

Nel terzo trimestre il fatturato si è attestato intorno ai 28 miliardi di dollari, sostanzialmente stabile su base annua, mentre l'utile netto è diminuito del 44%, a 787 milioni di dollari. L'utile rettificato per azione, pari a 48 centesimi, ha tuttavia superato le attese degli analisti. La società ha inoltre generato 1,5 miliardi di dollari di free cash flow, sorprendendo un mercato che si aspettava un maggiore assorbimento di liquidità.

La notizia più interessante riguarda però il piano degli investimenti: Tesla ha ridotto la previsione di spesa in conto capitale per il 2026 da oltre 25 miliardi a circa 20 miliardi di dollari, dopo aver investito meno del previsto nel terzo trimestre.

La reazione del mercato evidenzia un paradosso. In condizioni normali, una riduzione degli investimenti e una maggiore generazione di cassa potrebbero essere accolte positivamente. Nel caso di Tesla, invece, una parte rilevante della valutazione dipende proprio dalle prospettive di sviluppo dei robotaxi, della guida autonoma e dei robot umanoidi Optimus.

Se la società spende meno, gli investitori possono interpretarlo come un segnale di maggiore disciplina finanziaria, ma anche come un possibile rallentamento dei progetti che dovrebbero sostenere la crescita futura.

Il mercato guarda oltre i numeri del trimestre

I risultati di Meta e Tesla mettono in luce una distinzione fondamentale per chi investe in Borsa.

I rialzisti vedono nella crescita dei ricavi, nei nuovi prodotti e nei progressi tecnologici la conferma che l'intelligenza artificiale sta entrando in una fase di monetizzazione. Gli investimenti elevati sono, in questa prospettiva, il prezzo da pagare per costruire infrastrutture e vantaggi competitivi destinati a durare nel tempo.

I ribassisti, invece, osservano aziende che continuano a impegnare importi sempre maggiori in un'ambizione tecnologica sempre più costosa. La crescita dei ricavi non basta: occorre dimostrare che i nuovi investimenti genereranno rendimenti superiori al costo del capitale.

Nel caso di Meta, il mercato deve valutare se il miglioramento della pubblicità e le nuove applicazioni dell'AI riusciranno a compensare la crescita degli investimenti. Per Tesla, deve stimare quanto valgano le prospettive di guida autonoma e robotica.

Il problema non è l'AI, ma il suo costo

La costruzione di data center, l'acquisto di chip sempre più potenti e lo sviluppo delle infrastrutture energetiche richiedono capitali enormi. Una parte di questi investimenti viene finanziata con la liquidità generata dalle grandi società tecnologiche, ma un'altra parte crescente passa attraverso il mercato obbligazionario e il ricorso al debito.

Finché il denaro costa poco e gli investitori sono disposti a finanziare qualsiasi progetto promettente, il sistema può continuare a espandersi. La situazione cambia quando i tassi rimangono elevati, le emissioni obbligazionarie aumentano e il mercato comincia a chiedere maggiori garanzie sulla redditività futura.

Il campanello d'allarme arriva dalle obbligazioni

Per capire quanto stia cambiando il clima finanziario, è utile guardare oltre il mercato azionario e osservare quello del credito.

L'andamento degli spread delle obbligazioni high yield statunitensi, distinguendo gli emittenti legati all'intelligenza artificiale da quelli non legati all'AI, con rating BB/B mostra una divergenza significativa: nel corso del 2026, gli spread delle società AI hanno registrato un forte rialzo, arrivando nelle ultime settimane a superare i 350 punti base. Per gli emittenti non legati all'AI, invece, lo spread si colloca intorno ai 250 punti base.

In altre parole, il mercato sta chiedendo un premio al rischio crescente per finanziare le società legate all'intelligenza artificiale con uno spread in aumento dell’un percento.

Lo spread è la remunerazione aggiuntiva richiesta dagli investitori rispetto a un titolo considerato privo di rischio, a parità di riferimento. Quando aumenta, significa che il mercato percepisce maggiori rischi, una maggiore incertezza oppure una minore disponibilità a finanziare un determinato debitore alle condizioni precedenti.

La tendenza è coerente con le recenti analisi sul credito: l'aumento dell'offerta di debito collegato all'AI sta spingendo gli investitori a chiedere condizioni più favorevoli, soprattutto agli emittenti che devono ancora dimostrare la capacità di trasformare gli investimenti in flussi di cassa sostenibili.

Dallo spread obbligazionario alla Borsa: il possibile effetto domino

Perché questo fenomeno dovrebbe preoccupare anche chi investe in azioni?

Il collegamento passa attraverso il costo del capitale. Se le società devono pagare interessi più elevati per finanziarsi, i progetti meno redditizi diventano difficili da sostenere e il valore economico degli investimenti futuri diminuisce.

Per i titoli azionari, soprattutto quelli caratterizzati da valutazioni elevate e da una parte importante del valore legata agli utili attesi negli anni a venire, questo meccanismo può avere conseguenze rilevanti.

Il rischio è che si inneschi una spirale: maggiori costi di finanziamento, minori rendimenti attesi, ridimensionamento degli investimenti e revisione al ribasso delle valutazioni di Borsa.

Non tutte le aziende, tuttavia, sono esposte allo stesso modo. I grandi gruppi tecnologici con abbondante liquidità, ricavi ricorrenti e posizioni competitive consolidate possono assorbire meglio il rialzo del costo del capitale rispetto agli operatori più indebitati, che devono sostenere investimenti elevati prima di raggiungere una redditività adeguata.

È proprio questa distinzione che il mercato sembra voler ristabilire: non basta più annunciare investimenti nell'AI, bisogna dimostrare che saranno economicamente sostenibili.

Schumpeter e l'intelligenza artificiale

Per comprendere quello che sta accadendo con l'intelligenza artificiale, può essere utile tornare a un economista del Novecento: Joseph Schumpeter. Nato nel 1883, Schumpeter ha dedicato gran parte dei suoi studi al ruolo dell'innovazione nello sviluppo economico, arrivando a una conclusione ancora oggi attuale: il capitalismo non è un sistema statico, ma un processo di trasformazione continua.

L'imprenditore come motore del cambiamento

Per Schumpeter, la crescita economica non deriva soltanto dall'aumento della produzione o dall'accumulo di capitale. È soprattutto il risultato della capacità di introdurre nuove combinazioni di risorse, competenze e tecnologie. Chi riesce a farlo per primo può ottenere profitti straordinari, almeno finché i concorrenti non lo imitano.

Chi vincerà tra le imprese?

Le imprese che riescono a integrare rapidamente l'innovazione nei propri processi possono acquisire un vantaggio competitivo: producono a costi inferiori, migliorano la qualità dei servizi o raggiungono nuovi clienti.

Altre aziende, invece, possono trovarsi con strutture troppo rigide, investimenti legati a tecnologie superate o modelli di business difficili da adattare. Anche imprese solide e redditizie possono perdere terreno se il cambiamento premia le ragioni del successo delle concorrenti più audaci.

Esiste poi una terza categoria: le società che investono molto nell'innovazione, ma non riescono a trasformare le spese in ricavi sufficienti. La tecnologia può essere promettente senza che il singolo progetto sia economicamente conveniente.

Chi vincerà tra le imprese?

Le imprese che riescono a integrare rapidamente l'innovazione nei propri processi possono acquisire un vantaggio competitivo: producono a costi inferiori, migliorano la qualità dei servizi o raggiungono nuovi clienti.

Altre aziende, invece, possono trovarsi con strutture troppo rigide, investimenti legati a tecnologie superate o modelli di business difficili da adattare. Anche imprese solide e redditizie possono perdere terreno se il cambiamento premia le ragioni del successo delle concorrenti più audaci.

Esiste poi una terza categoria: le società che investono molto nell'innovazione, ma non riescono a trasformare le spese in ricavi sufficienti. La tecnologia può essere promettente senza che il singolo progetto sia economicamente conveniente.

Una rivoluzione tecnologica non significa che tutte le azioni saliranno

Qui la teoria di Schumpeter incontra direttamente i mercati finanziari.

Una tecnologia può generare enormi benefici per l'economia senza produrre guadagni altrettanto elevati per tutti gli investitori che vi partecipano. Il risultato dipende dal prezzo pagato, dalla concorrenza, dai margini, dagli investimenti necessari e dalla capacità delle singole imprese di difendere i propri vantaggi.

Anche il costo del capitale conta: se finanziarsi diventa più oneroso, le imprese devono essere ancora più selettive nella scelta dei progetti. Quelle capaci di generare cassa e ottenere rendimenti elevati possono proseguire gli investimenti; altre potrebbero dover rallentare o rinunciare ad alcune ambizioni.

La lezione di Schumpeter per gli investitori

Per gli investitori, la conseguenza è semplice: non basta individuare la tecnologia destinata a cambiare il mondo. Bisogna capire quali imprese saranno in grado di creare valore, quali riusciranno a difenderlo e quale prezzo il mercato sta già attribuendo a queste prospettive.

La vera domanda non è se l'intelligenza artificiale cambierà l'economia, ma quali imprese sapranno prosperare nel mondo che contribuirà a creare.

LA SETTIMANA IN BORSA

Timido tentativo di rimbalzo in America che è andato deteriorandosi nelle ultime sedute della settimana a causa dei debiti delle società legate all'AI che continuano ad investire senza avere la certezza del ritorno finanziario nel prossimo futuro. Ci sono società che devono investire per rimanere competitive come Meta ed altre che invece possono permettersi di rallentare la corsa agli investimenti come Tesla perché non hanno tanti concorrenti nell'ambito delle macchine che voleranno o vengono guidate dai robot, in un mondo automobilistico in cui si dibatte ancora tra diesel ed elettrico.

Specifica Europa

In attesa della riunione della Bce si hanno diverse considerazioni: l'economia area euro rallenta, l'inflazione è stabile ma ancora ben lontana dall'obiettivo del 2%, l'occupazione è resiliente al rallentamento ma gli stipendi reali calano, ed infine la Francia il cui debito sarà sicuramente declassato dalle agenzie di Rating e ci dice che la seconda economia della zona Euro è meno sicura della Spagna e del Portogallo e presto ci saranno le elezioni in cui saranno necessari tagli e di conseguenza si possono già mettere in agenda i disordini.

Performance settimanali degli indici europei

I principali listini europei hanno chiuso in ribasso, peggior listino è l'Italia:

  • DAX (Germania): -1,72%
  • CAC 40 (Francia):  -2,19%
  • FTSE MIB (Italia): -2,60%
  • FTSE 100 (Regno Unito): -1,76%
  • EURO STOXX 50: -2,26%
  • MSCI Europe: -1,26%
  • EURO STOXX 600: -1,39%

Specifica Usa

La trimestrale di Space X fotografa al meglio le preoccupazioni degli analisti e degli investitori: i ricavi sono cresciuti del 98% su base annua a 27,1 miliardi di dollari, gli utili per la prima volta sono positivi a 4,4 miliardi di dollari, ma il cash flow è passato da meno 9,7 miliardi di dollari a un passivo di 35 miliardi di dollari anno su anno. 

Performance settimanale degli indici Usa e mondo

I listini americani raccontano una storia diversa, S&P e Nasdaq negativi, ma DJ e Russel 2000 positivi:

  • S&P 500: -0,47%
  • Nasdaq: -0,71%
  • Russell 2000: +2,00%
  • MSCI World:  -0,67%
  • MSCI Emerging Market: -2,63%
  • MSCI China: -4,52%

Dati macro: 

I sondaggi che misurano la "fiducia" dei Manager degli acquisti - PMI - nell'area Euro è in contrazione a 51,9 da 53,1, in particolare la Germania da 53,8 è scesa a 52,8, mentre la Francia è passata sotto 50 mostrando il peggior rallentamento a 48,4 da 51,1. La disoccupazione nell'area Euro è stabile al 4,9%, ma calano le retribuzioni private. In America il mercato del lavoro rimane stabile con i sussidi di disoccupazione settimanale intorno alle 200 mila unità.

Analisi tecnica e valutazioni: 

Bisogna considerare che in questo momento gli indici iniziano a "sgranarsi" e non a muoversi all'unisono. La Cina è entrata in bear market con un ribasso da inizio anno del 20%, l'Italia che per parecchio tempo è stata tra i migliori listini al mondo è scesa sotto la media mobile a 200 giorni, livello su cui gravita anche l'Eurostoxx trainato al ribasso dalle banche. In America se si guardano gli indici si percepisce incertezza, ma se si guardano i settori si capisce la selettività di questo periodo, con il DJ che in ottobre sta facendo bene. Selettività ed incertezza.

Conclusioni

Le trimestrali per ora hanno battuto le attese nell'80% dei casi, ma questo non è stato sufficiente per dare fiducia per quanto riguarda il futuro della redditività delle imprese a causa del costo dell'indebitamento, ora c'è attesa per quanto riguarda Microsoft e Google - mercoledì - ed Amazon ed Intel - giovedì - oltre ad altre big cap come Boeing che martedì dirà le sue prospettive future dopo che è stato ufficializzato il nuovo 737 Max 10.

Prospettive per la prossima settimana

Oltre alle trimestrali del big tech, la prossima settimana saranno le banche centrali ad attirare le attenzioni degli investitori. Mercoledì la Fed con una aspettativa di un nulla di fatto al 90%, mentre giovedì la Bce dovrebbe aumentare i tassi dello 0,25% a causa dell'inflazione, ma dovrà tenere d'occhio anche la crescita economica in rallentamento.

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