Analisi Settimanale Mercati Finanziari - 17 Gennaio 2026

Michele Clementi Michele Clementi - 17/01/2026 06:55

Apertura della stagione delle trimestrali USA

La stagione delle trimestrali (earning season) negli Stati Uniti ha ufficialmente preso il via con alcune banche di primo piano che hanno già pubblicato i loro risultati per il quarto trimestre 2025. Wall Street e gli investitori globali osservano questi report non solo per giudicare la performance aziendale del trimestre, ma anche come indicatore dell’andamento economico più ampio nel primo semestre 2026.

Bancari come indicatori iniziali

Goldman Sachs e Morgan Stanley hanno già pubblicato conti solidamente sopra le aspettative, con utili e profitti superiori alle stime degli analisti, trainati da una forte attività di investment banking e trading.

Questi risultati mostrano:

  • una ripresa nei ricavi da commissioni e trading;
  • un sentiment positivo verso l’attività di dealmaking nel mercato delle fusioni e acquisizioni.

Queste trimestrali bancarie sono importanti perché riflettono sia la fiducia delle aziende sia la salute dell’economia reale (credito, M&A, mercato dei capitali), fattori che influenzano le prospettive di altri settori.

Previsioni di crescita degli utili (year-over-year) – S&P 500

Le stime degli analisti raccolte nei principali report di mercato e servizi di dati indicano:

  • Q4 2025 (ultimo trimestre appena concluso): crescita degli utili attesa fra circa 7,9% e 8,3% su base annua rispetto allo stesso trimestre del 2024.
  • Q1 2026 (primo trimestre in reporting fra gennaio e aprile): crescita degli utili attesa nel range circa 12,4%–12,6% su base annua.
  • Q2 2026 e oltre: stime indicano un’ulteriore accelerazione attorno a 14,6%–14,9% per Q2 e Q3 2026, con picco previsto anche oltre il 18% nel Q4 2026 (quest’ultimo più lontano nel tempo).

Interpretazione delle percentuali

  • Q4 2025 intorno al +8% YoY riflette una crescita moderata ma ancora positiva — confermando che l’espansione degli utili non si è arrestata.
  • Q1 2026 oltre il +12% YoY indica aspettative di accelerazione più forte all’inizio del nuovo anno, spesso influenzata da settori come tecnologia e servizi finanziari che beneficiano di domanda continua e margini resilienti.
  • Le stime pluritrimestrali per il resto del 2026 suggeriscono una tendenza di crescita strutturale robusta, con guadagni consistenti soprattutto nelle fasce AI/tech e cicliche.

Il contesto di mercato: cambiamento di leadership

Nel primo scorcio del 2026 i mercati azionari statunitensi stanno mostrando un sintomo chiaro di rotazione settoriale dopo anni di dominio delle grandi società tecnologiche guidate dal tema dell’intelligenza artificiale. Mentre i titoli “mega-cap” avevano sostenuto gran parte del rally degli ultimi cicli rialzisti, nell’ultimo periodo si osserva un allargamento della leadership del mercato verso settori più ciclici e società a capitalizzazione inferiore.

Perché si parla di rotazione settoriale

La rotazione settoriale è il processo attraverso cui gli investitori spostano l’esposizione tra settori o categorie di capitalizzazione in funzione delle condizioni economiche, degli utili aziendali e della valutazione relativa dei titoli. Nel 2026 questo fenomeno è alimentato da diversi fattori:

  • Valutazioni elevate delle big tech, con conseguente cautela sul mantenimento dei multipli pregressi.
  • Ottimismo sugli utili al di fuori delle megacap, con crescita attesa per tutto l’universo S&P 500.
  • Ripresa di interesse verso small cap e settori ciclici, in parte riflesso dalle performance relative di indici come il Russell 2000.

Small cap

Le small cap tipicamente traggono vantaggio da:

  • sensibile aumento della domanda interna;
  • miglioramenti nei margini operativi;
  • tassi di interesse più bassi o aspettative di tagli.

Nel 2026 i dati di performance suggeriscono segnali di allargamento del mercato con small cap e settori ciclici che guidano i guadagni, soprattutto quando la narrativa dominante delle tech growth stocks rallenta.

Implicazioni per gli investitori nel 2026

Nel contesto attuale del 2026, la rotazione settoriale indica un mercato che sta cercando un equilibrio più ampio. Per gli investitori:

  • Monitorare la differenza di performance tra indici equal-weighted e capital-weighted può fornire segnali precoci di un cambio di leadership tra big cap e small cap.
  • Integrare esposizioni più equilibrate tramite strumenti che non siano eccessivamente dominati dalle megacap può aiutare a captare opportunità emergenti in settori ciclici e segmenti meno esplorati.
  • Valutare non solo i leader di mercato tecnologico ma anche i comparti come industriali, finanza e healthcare, che stanno guadagnando spinta relativa.

Curiosità:

La presenza danese in Groenlandia risale al XVIII secolo, quando la Danimarca-Norvegia avviò una colonizzazione sistematica dell’isola. Dopo il Trattato di Kiel del 1814, la Groenlandia rimase sotto sovranità danese, anche a seguito della separazione della Norvegia.

Nel 1953 la Groenlandia cessò formalmente di essere una colonia e divenne una contea del Regno di Danimarca. Un passaggio fondamentale avvenne nel 1979 con l’introduzione dell’Home Rule, seguito nel 2009 dall’Atto di Autogoverno (Self-Government Act), che ha trasferito alla Groenlandia competenze decisive, inclusa la gestione delle risorse naturali. La Danimarca mantiene tuttora il controllo su difesa, politica estera e politica monetaria.

L’interesse degli Stati Uniti per la Groenlandia è di lunga data e si fonda su ragioni strategiche e militari, consolidate dall’Accordo di Difesa del 1951 tra Stati Uniti e Danimarca, che consente la presenza militare statunitense sull’isola (base di Thule/Pituffik). Nel 2019, l’ipotesi di una possibile “acquisizione” della Groenlandia da parte degli USA ha sollevato un ampio dibattito internazionale.

Dal punto di vista del diritto internazionale, tale ipotesi incontra limiti giuridici stringenti:

  1. Sovranità territoriale
    La Groenlandia rientra nella sovranità danese, principio tutelato dall’art. 2, par. 1, della Carta delle Nazioni Unite. Qualsiasi trasferimento di sovranità richiederebbe il consenso dello Stato interessato e non può avvenire unilateralmente.
  2. Autodeterminazione dei popoli
    Il diritto all’autodeterminazione è sancito dall’art. 1 della Carta ONU e dall’art. 1 comune ai Patti internazionali sui diritti civili e politici (1966) e sui diritti economici, sociali e culturali. La Corte Internazionale di Giustizia, nel Parere consultivo sulla Namibia (1971) e nel caso Western Sahara (1975), ha chiarito che lo status politico di un territorio non può essere deciso senza la volontà libera e autentica della popolazione interessata.
  3. Divieto di acquisizione territoriale mediante coercizione
    Il principio del divieto dell’uso della forza e della coercizione è ribadito dall’art. 2, par. 4, della Carta ONU e dalla Dichiarazione ONU sulle relazioni amichevoli del 1970. Anche forme di pressione politica o economica incompatibili con la libera autodeterminazione sarebbero giuridicamente illegittime.

In poche righe, e solo sul piano teorico-giuridico, gli Stati Uniti potrebbero “ottenere” la Groenlandia esclusivamente attraverso uno di questi percorsi legittimi:

  1. Referendum di autodeterminazione del popolo groenlandese (art. 1 Carta ONU; Patti ONU 1966), seguito da indipendenza e successiva libera associazione o adesione agli USA mediante trattato internazionale.
  2. Accordo trilaterale Danimarca–Groenlandia–USA, fondato sul consenso espresso della popolazione locale, con trasferimento di sovranità conforme al diritto internazionale.
  3. Progressiva integrazione economica e strategica, senza annessione formale, tramite trattati di difesa, investimenti e cooperazione (come già avviene con l’Accordo di difesa USA-Danimarca del 1951).

Qualsiasi altra modalità (pressioni, coercizione, “acquisto” unilaterale) sarebbe contraria alla Carta delle Nazioni Unite e al principio, ribadito dalla Corte Internazionale di Giustizia, del divieto di acquisizione territoriale senza consenso popolare.

LA SETTIMANA IN BORSA

Settimana densa di appuntamenti che sono poi stati tutti positivi, dalla Corte Suprema che ha rinviato il suo giudizio sui dazi lasciando intendere che più si allontanerà la sentenza e più sarà probabile di trovarsi ad un punto di non ritorno per eventuali rimborsi, per cui difficilmente quando si pronuncerà sarà contro la decisione di Trump di imporre i dazi. Bene i dati macro come riportato di seguito e la situazione geopolitica con neanche un intervento militare per questa settimana. 

Specifica Europa

Ancora dazi per chi si schiera a fianco della Groenlandia, questo la nuova minaccia di Trump per l'Europa, e nonostante questo i listini europei hanno chiuso in rialzo con l'eccezione della Francia che dopo i recenti massimi di inizio settimana è stata penalizzata dalle aziende del lusso e dal bilancio oggetto di negoziazioni. Per la prima volta in Francia le nascite nel 2026 saranno inferiori ai decessi questo rende urgente un intervento sulle pensioni che tarda a trovare un accordo politico.

Performance settimanali degli indici europei

I principali listini europei hanno chiuso in rialzo:

  • DAX (Germania): +0,14%
  • CAC 40 (Francia): -1,23%
  • FTSE MIB (Italia): +0,18%
  • FTSE 100 (Regno Unito): +1,09%
  • EURO STOXX 50: +0,46%
  • MSCI Europe: +0,80%
  • EURO STOXX 600: +0,77%

Specifica Usa

Mentre Trump cerca di indebolire l'indipendenza della Fed continuando ad attaccare Powell chiedendone le dimissioni nonostante sia al termine del suo mandato, trovare un nome di "fiducia" come successore che assecondi la sua volontà anche per la politica monetaria sembra cosa non troppo facile. Allo stesso tempo, i Presidenti della Federal Reserve di San Francisco e quello di Chicago hanno fatto intendere che l'attuale livello dei tassi di interesse è appropriato e l'obiettivo rimane combattere l'inflazione perché scenda in modo più convincente.

Performance settimanale degli indici Usa e mondo

I listini americani chiudono contrastati con le small cap in gran spolvero e le big cap ferme al palo:

  • S&P 500: -0,38%
  • Nasdaq: -0,66%
  • Russell 2000: +2,04%
  • MSCI World: +0,09%
  • MSCI Emerging Market: +2,25%
  • MSCI China: +1,53%

Dati macro: 

Buoni i dati macro durante la settimana a partire dall'inflazione: L'indice dei prezzi al consumo core è salito dello 0,2% su base mensile, meno dello 0,3% previsto, mentre su base annua è avanzato del 2,6%, il livello più basso degli ultimi quattro anni. Mentre il dato dell'inflazione ai produttori è rimane al 2,8% su base annua. Bene le vendite al dettaglio oltre le attese allo 0,6%

Analisi tecnica e valutazioni: 

I listini mondiali continuano a rimanere in prossimità dei massimi storici o di periodo nonostante le turbolenze geopolitiche e lo scacchiere delle relazioni internazionali rimangano tese, ma si sa: i prezzi scontano tutto e non bisogna guardare le notizie. Una fase di consolidamento è normale su questi livelli in attesa che la stagione delle trimestrali entri nel vivo.

Conclusioni

Nuovi incontri si prospettano alla Casa Bianca tra Trump, Rubio e le delegazioni di Groenlandia e Danimarca, mentre i paesi amici inviano delegazioni simboliche di soldati sull'isola antartica. Si spera che il "nuovo" Nobel per la pace Trump, ricevuto l'ambito premio dalla vincitrice Machado (solo la medaglia o anche il premo in denaro?) sia pacifico e non minacci una guerra commerciale o se non peggio. 

Prospettive per la prossima settimana

Lunedì le borse saranno chiuse per la festività del Martin Luther King day e si aprirà il World Economic Forum a Davos durante il quale i massimi leader mondiali e policy maker parleranno degli argomenti più scottanti tra accuse e omissioni. Per quanto riguarda le trimestrali, martedì sarà il giorno per Netflix poi le principali casi farmaceutiche che dovranno confermare la rotazione settoriale in loro favore durante queste prime settimane dell'anno.

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