Due aspetti da conoscere sulla nuova destinazione del TFR ai fondi pensione!

Analisi Economica Analisi Economica - 03/07/2026 14:21

Dal 1 luglio 2026, per i neoassunti il TFR verrà automaticamente destinato ai Fondi pensione, se non si comunica espressamente il contrario entro 60 giorni. L’adesione prevede la destinazione a linee di investimento differenziate in base all’età del lavoratore. Questo è un punto decisamente sensibile, perché significa che le somme saranno investite in attività con maggior “rischio”, quando si è giovani, e meno rischiose, quando si è più anziani. In finanza, in questo caso, per “rischio” si intende l’oscillazione del rendimento o del valore delle somme investite. Per questo, è necessario considerare assieme che le somme investite saranno il TFR, ossia “la liquidazione”, e che un rischio finanziario maggiore indica una oscillazione attesa superiore, in un certo arco di tempo.

La ragione di un investimento più rischioso è sicuramente da riferire alla ipotesi che, proprio perché un giovane lavoratore ha una maggiore distanza temporale rispetto al momento in cui dovrebbe riprendere quelle somme, ha tempo sufficiente per maturare un guadagno in conto capitale. Questa ipotesi si compone però di due aspetti dei quali sarebbe bene avere cognizione precisa.

1. Se la rischiosità dell’investimento è legata all’età, dato che, come dice la comunicazione finanziaria, “i risultati del passato non sono garanzia delle stesse performance future”, una oscillazione passata in un certo arco di tempo non si ripete necessariamente nello stesso modo. Come si può quindi ritenere che vi sarà per forza un guadagno? Ossia: se la rischiosità è superiore, dato che non si può prevedere in quale punto nel tempo futuro l’investimento sarà per forza positivo, è possibile che nel momento in cui la linea di investimento sarà trasformata in una meno rischiosa, per l’età del lavoratore nel frattempo non più giovane, si sposti un capitale minore di quello versato, che comincerà ad essere meno rischioso, ossia a oscillare di meno, ossia senza possibilità di recuperare le perdite maturate fino ad allora.

2. Il TFR è il trattamento di fine rapporto, ossia non sono contributi pensionistici ma salario che dovrebbe essere corrisposto al lavoratore al momento della conclusione del rapporto di lavoro con un datore di lavoro. Nella previsione di questa modifica del TFR, però, queste somme versate in un fondo pensione non spetteranno più al lavoratore al momento della conclusione del rapporto di lavoro (la famosa liquidazione), tranne anticipazioni parziali o riscatti per casi specifici e non generali, ma solo al momento del pensionamento, come se fossero contributi previdenziali. Il lavoratore perderà così la “liquidazione”, anche se andando a rimpinguare la propria pensione. La pensione superiore se la paga però il lavoratore con la liquidazione, e non è più di importo garantito, date le perdite possibili. Ad essere garantita è solo la gestione che acquisiscono gli intermediari finanziari e i fondi pensione coinvolti nella riforma.

Non rimane che riflettere, perché anche in ambito economico vale un principio della psicoanalisi: a volte conoscere la realtà aiuta, anche se non ci piace.

A cura di Gabriele Serafini - Analisi Economica 

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