Pensione più ricca con il ricalcolo INPS? Ecco a chi conviene davvero e chi può richiederlo

Niccolò Mencucci Niccolò Mencucci - 09/01/2026 10:15

Così come l'anno scorso, anche nel 2026 è disponibile per i pensionati il ricalcolo dell'assegno, un meccanismo targato INPS che permette di rimodulare la contribuzione alla base del calcolo previdenziale in modo da ottenere un assegno più congruo.

Se non addirittura più ricco, anche se questo non vale per tutti i casi. Non sempre infatti conviene ricorrere al meccanismo del ricalcolo, per questo è importante sapere fin da subito quando ha senso richiedere il ricalcolo, e come.

Per saperne di più in merito all'argomento, consigliamo di approfondire al meglio la questione con questo video YouTube, con ringraziamento al canale di Mr LUL lepaghediale.

Pensione, come funziona il ricalcolo INPS e quando è possibile

Più correttamente noto come neutralizzazione dei contributi, il ricalcolo consente in pratica al lavoratore, previa domanda all?INPS, di ricalcolare la parte retributiva del proprio montante contributivo.

Ossia quella che viene calcolata sulla media delle retribuzioni effettivamente percepite durante gli ultimi 5 anni della carriera lavorativa.

La neutralizzazione consente infatti di escludere dal calcolo i periodi penalizzanti, in particolare quelli caratterizzati da redditi inferiori.

Così facendo, il lavoratore potrà ritrovarsi con una pensione meno penalizzata a livello di contributi: principio alla base del ricalcolo è infatti quello di evitare che periodi lavorativi successivi al raggiungimento dei requisiti per la pensione riducano l?importo dell?assegno.

L'essenziale è che riguardino appunto gli ultimi cinque anni di carriera: periodi lavorativi più remoti, anche se con retribuzioni più basse, non possono essere esclusi dal calcolo.

Pensione più ricca con il ricalcolo INPS? Ecco a chi conviene davvero

Sostanzialmente la pensione diventa più ricca con il ricalcolo INPS solo se, appunto, gli ultimi cinque anni di carriera sono stati caratterizzati da condizioni meno favorevoli.

Può accadere, ad esempio, che un lavoratore abbia già maturato i requisiti pensionistici ma, pur di aumentare il montante contributivo, decida di proseguire l?attività accettando lavoretti part-time, mansioni meno retribuite o periodi di lavoro discontinuo.

Purtroppo, non sempre più anni di contribuzione significano una pensione più alta. Se si aggiungono anni di contribuzione "magri" proprio nell'ultimo quinquennio di carriera, questi ultimi possono abbassare la media su cui si basa la pensione, riducendo così l?importo complessivo.

La neutralizzazione interviene infatti per evitare l'effetto paradossale del "più contributi versati ma assegno più basso".

Proprio per questo, il ricalcolo conviene soprattutto a chi ha proseguito a lavorare dopo aver maturato il diritto alla pensione, ma con stipendi più bassi rispetto al resto della carriera. In questi casi, se la domanda viene accolta, l?aumento dell?assegno è stabile, perché elimina l?impatto negativo degli ultimi anni di contribuzione.

Pensione, chi può richiedere il ricalcolo INPS

Come già sottolineato, la questione riguarda solo chi ha nella pensione una quota calcolata con il metodo retributivo: la neutralizzazione si applica esclusivamente alle pensioni retributive o miste, anche se solo parzialmente.

Perciò, sono escluse le pensioni interamente contributive, ossia quelle il cui importo dipende dal montante complessivo dei versamenti e dall?età di accesso alla pensione, e non dalla media delle retribuzioni percepite.

Oltre ai pensionati in regime retributivo-misto, possono fare domanda anche quelli che si sono ritirati con la pensione anticipata, come chiarito dalla sentenza n. 82 del 2017 della Corte costituzionale. Ma la richiesta di neutralizzazione può essere presentata solo al compimento dei 67 anni, quando la prestazione viene equiparata alla pensione di vecchiaia.

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