Bonus 2026, con questo contributo potrai dire addio alle ricariche pubbliche: cosa sapere

Niccolò Mencucci Niccolò Mencucci - 22/07/2026 10:15

Bonus 2026, con questo contributo potrai dire addio alle ricariche pubbliche: cosa sapere

Disponibile anche nel 2026 un contributo che rimborsa gran parte delle spese sostenute per dire addio alle ricariche esterne con l'installazione di una colonnina di ricarica privata.

Stiamo parlando appunto del Bonus colonnine domestiche, confermato fino al 2030 grazie al DPCM Automotive.

Ecco come funziona l'agevolazione, chi può richiederla e a quanto può arrivare il risparmio.

Per saperne di più in merito all'argomento, consigliamo di approfondire al meglio la questione con questo video YouTube, con ringraziamento al canale di Gianluca Gualco – Energia e Strategia.

Cosa sapere sul bonus 2026 per le colonnine domestiche

Come previsto dall'articolo 6 del decreto, il bonus consiste in un contributo pari all'80% delle spese di acquisto e posa in opera "per l’acquisto di infrastrutture per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica da parte di utenti domestici".

E quali sarebbero le spese ammissibili? Secondo le FAQ ministeriali sull'agevolazione, sarebbero ad esempio l'acquisto della colonnina, la posa in opera, l'adeguamento dell'impianto elettrico, le opere edili strettamente necessarie all'installazione, le certificazioni obbligatorie e gli eventuali dispositivi per il monitoraggio dell'infrastruttura.

Sono inoltre comprese nel contributo le spese di progettazione, direzione lavori, sicurezza, collaudo e i costi necessari per la connessione alla rete elettrica, inclusa l'attivazione di un nuovo POD (Point of Delivery), qualora richiesta.

Attenzione, però: l'infrastruttura di ricarica deve essere nuova di fabbrica, avere una potenza compatibile con l'uso domestico (generalmente compresa tra 3 kW e 22 kW) ed essere installata da un elettricista qualificato nel rispetto della normativa vigente.

Come richiedere l'agevolazione nel 2026

Rispetto ad altri bonus 2026, per quest'agevolazione occorre fare domanda presso la piattaforma informatica dedicata, gestita da Invitalia per conto del Ministero. Il portale sarà operativo non appena verranno pubblicati i relativi provvedimenti attuativi.

Per accedervi occorrerà avere a disposizione SPID, Carta d'Identità Elettronica (CIE) oppure Carta Nazionale dei Servizi (CNS).

Una volta effettuato l'accesso, sarà necessario inserire i propri dati anagrafici, l'IBAN del conto corrente sul quale ricevere il contributo, il codice fiscale dell'installatore e gli estremi delle fatture elettroniche relative ai lavori.

Sempre nelle FAQ ministeriali viene precisato che, per ottenere il rimborso, sarà obbligatorio aver effettuato il pagamento con strumenti tracciabili, come bonifico bancario o carta di pagamento. Durante la compilazione della domanda sarà infatti necessario allegare in formato digitale la fattura e la documentazione attestante il pagamento.

Occorrerà presentare anche una Relazione finale, ossia il documento che riepiloga tutte le spese sostenute per l'acquisto e la posa in opera dell'infrastruttura di ricarica; e dovrà essere sottoscritta dal soggetto richiedente.

È importante ricordare che la domanda può essere presentata solo dopo il completamento dell'installazione della colonnina e non al momento del semplice acquisto del dispositivo. Al termine dei lavori, l'installatore dovrà inoltre rilasciare la Dichiarazione di Conformità (DiCo) dell'impianto elettrico modificato.

Altra nota importante: non è possibile ottenere il contributo se le stesse spese sono già state finanziate attraverso altre agevolazioni pubbliche.

Quanto si può risparmiare alla fine

Come anticipato, il bonus nel 2026 copre l'80% delle spese ammissibili sostenute per l'installazione, ma entro certi massimali.

Per le installazioni presso abitazioni private il contributo può arrivare fino a 1.500 euro, comprensivi anche delle spese per l'adeguamento dell'impianto elettrico. Nel caso delle installazioni effettuate sulle parti comuni degli edifici condominiali, il tetto massimo sale invece a 8.000 euro.

Come cifra non è niente male alla fine, considerando che una wallbox domestica, comprensiva dell'installazione, può arrivare a costare più di un migliaio di euro (almeno tra 800 e 3.000 euro, a seconda di potenza, connettività e funzioni smart).

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