Aumenta sempre di più la stretta sui bonus edilizi nel 2026, al punto che ora basta commettere questi errori per perdere il diritto alle detrazioni sui lavori di ristrutturazione ed efficientamento energetico.
Errori tra l'altro semplici da compiere, per questo è fondamentale conoscerli subito e sapere come evitarli, prima di incorrere in sanzioni o, nei casi più gravi, nella decadenza totale dei bonus.
Ecco quali sono i principali errori da evitare, e cosa si rischia in caso di accertamento.
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I principali errori da evitare per non perdere il diritto ai bonus edilizi 2026
Il primo errore da evitare per non perdere i bonus edilizi nel 2026 riguarda la modalità di pagamento all?impresa che esegue i lavori di ristrutturazione. Il bonifico ordinario, seppur diffuso, non rispetta in questo caso i requisiti necessari: impedisce infatti l?applicazione della ritenuta d?acconto dell?11% sull?importo totale da parte di banca o Poste italiane.
Un altro errore comune riguarda il mancato invio della comunicazione all?ENEA nei tempi stabiliti. L?adempimento va effettuato sul Portale Bonus Fiscali ENEA entro 90 giorni dalla conclusione dei lavori o dal collaudo.
Attenzione anche alle informazioni trasmesse al Fisco: errori o discrepanze tra la Cila (Comunicazione Inizio Lavori Asseverata) o la Scia (Segnalazione Certificata Inizio Attività) e quanto effettivamente realizzato possono far risultare l?immobile irregolare, con conseguente compromissione dei bonus.
Anche la classificazione dell?immobile è cruciale: per beneficiare dell?aliquota al 50% prevista per la prima casa, è necessario che la destinazione d?uso sia corretta; altrimenti si applica l?aliquota ridotta del 36% riservata alle seconde case. Un errore di questo tipo può tradursi in una bella sanzione.
Infine, non va sottovalutata la conservazione dei documenti obbligatori. Il Fisco può richiederli anche a distanza di anni: perderli o non poterli esibire può compromettere l?intero beneficio fiscale.
Come sanare questi errori per non perdere il diritto ai bonus edilizi 2026
Tornando alla modalità di pagamento, in alternativa al bonifico ordinario va utilizzato un bonifico "parlante?, in cui occorre indicare la causale normativa, facendo riferimento all?articolo 16-bis del DPR 917/1986 per i bonus casa o alla legge che ha introdotto l?Ecobonus. Inoltre, è necessario riportare il codice fiscale del beneficiario della detrazione e la partita IVA o il codice fiscale dell?impresa o del professionista che ha emesso la fattura.
Se il bonifico ordinario è già stato eseguito, ci sono due soluzioni: annullarlo e ripetere il pagamento con un bonifico parlante, oppure ottenere dal fornitore una dichiarazione sostitutiva di atto notorio, con cui conferma di aver ricevuto le somme e di averle correttamente registrate in contabilità per il versamento delle imposte.
Per quanto riguarda la comunicazione all?ENEA, anche se inviata in ritardo è possibile recuperare la detrazione, ma il beneficiario deve procedere alla remissione in bonis, inviando la documentazione entro il termine della prima dichiarazione dei redditi utile.
In caso di difformità tra progetto e realizzazione, è indispensabile l?asseverazione: il tecnico incaricato certifica sotto la propria responsabilità civile e penale che i lavori siano conformi al progetto originale, garantendo così la validità della detrazione.
Infine, per quanto riguarda la conservazione della documentazione, vanno custoditi a lungo tutti i documenti (titoli abitativi, ricevute di pagamento, documenti tecnici ecc.), anche perché l?accertamento fiscale può estendersi fino a cinque anni dopo l?ultima rata.

Cosa si rischia se si commettono questi errori: dalle sanzioni fino alla decadenza dei bonus edilizi 2026
Nel caso del bonifico parlante, il rischio principale è che, se la ritenuta d?acconto non viene applicata correttamente, l?Erario non riceve l?anticipo fiscale. Di conseguenza, chi effettua il pagamento perde automaticamente il diritto ad accedere al bonus.
Per quanto riguarda la comunicazione all?ENEA, dal momento che si procede alla remissione in bonis, l'invio tardivo comporta il pagamento di una sanzione forfettaria di 250 euro, da versare tramite modello F24.
In caso di difformità tra progetto e lavori eseguiti, anche piccole discrepanze rilevate durante un sopralluogo dell?Agenzia delle Entrate (come una parete spostata rispetto alla planimetria) possono comportare, stando a SKY TG 24, sanzioni tra il 30% e il 200% della spesa, e con tanto di interessi.
Se l?errore riguarda la percentuale dell?aliquota (50% o 36%), secondo Money.it, il contribuente è tenuto non solo a restituire la differenza del 14% tra quanto percepito e quanto spettante realmente, ma a pagare anche sanzioni "dal 30% al 120% di quanto percepito in più rispetto al dovuto".