Chi omette o ritarda la variazione catastale rischia multe decisamente pesanti.
E stavolta non si scappa: l'Agenzia delle Entrate (AdE) ha recentemente intensificato i controlli sugli immobili ristrutturati con bonus edilizi ma mai regolarizzati dal punto di vista catastale.
Sono già migliaia le proprietà finite sotto la lente del Fisco, e altrettante saranno nel suo mirino: l’Agenzia ha infatti annunciato l’invio di circa 45.000 lettere di compliance tra il 2026 e il 2027, rivolte ai proprietari che non hanno ancora aggiornato i dati catastali, con l’obiettivo di far emergere tutte le irregolarità.
Chi non si mette in regola rischia di beccarsi sanzioni che possono arrivare fino a 8.000 euro, e in alcuni casi anche oltre.
Ecco chi rischia, e cosa fare per evitare tutto questo.
Per saperne di più in merito all'argomento, consigliamo di approfondire al meglio la questione con questo video YouTube, con ringraziamento al canale di Informazione Fiscale.
L'Agenzia delle Entrate stringe i controlli sui furbetti dei bonus edilizi
Come già annunciato, tra questo e il prossimo anno sono previste ben 45.000 lettere di compliance firmate Agenzia delle Entrate, tutte quante dirette ai proprietari che risultano non in regola.
Il piano, però, ha una portata ancora più ampia. Secondo il Messaggero, le segnalazioni cresceranno progressivamente, per un totale di 120.000 controlli distribuiti nell’arco del triennio.
Le comunicazioni inviate dal Fisco hanno una funzione precisa: evidenziare possibili discrepanze tra i lavori realizzati sugli immobili con i bonus edilizi, e le informazioni registrate in catasto.
Da tutta quest'attività emergono già alcuni risultati: stando al Documento di Finanza Pubblica 2026, su circa 3.500 pre-controlli già completati entro il 31 dicembre 2025, ben 1.550 immobili hanno mostrato la necessità di regolarizzazione: quasi uno su due.
Chi rischia la multa tra i beneficiari dell'incentivo
Sostanzialmente, questa situazione riguarda i centinaia di migliaia di proprietari che, negli ultimi anni, hanno eseguito lavori di ristrutturazione usufruendo dei vari bonus edilizi (Superbonus, Ecobonus...), senza però aggiornare correttamente i dati catastali.
Secondo quanto indicato nella circolare del Consiglio Nazionale degli Ingegneri n. 251/2025, l’aggiornamento catastale diventa obbligatorio quando i lavori hanno comportato variazioni importanti della "consistenza delle superfici principali e accessorie" dell'immobile, oppure variazioni qualitative che incidono sulla categoria, classe e rendita catastale.
Un elemento centrale è rappresentato dal superamento della soglia del 15% di incremento del valore di mercato dell’immobile e della relativa redditività: oltre questo limite, scatta l’obbligo di procedere con la variazione catastale.

Cosa fare per evitare la sanzione, e quanto si rischia
Per evitare il peggio, occorre presentare la dichiarazione di aggiornamento quanto prima: secondo la normativa vigente, la dichiarazione di aggiornamento catastale deve essere presentata entro 30 giorni dalla conclusione dei lavori.
Dopo questi 30 giorni, iniziano a scattare le sanzioni, calibrate in base al ritardo accumulato. Ma con tanto di ravvedimento operoso: chi provvede entro 90 giorni dalla scadenza paga una sanzione ridotta pari a un decimo del minimo, cioè 103,20 euro. Se la regolarizzazione avviene entro un anno, l’importo sale a 129 euro, mentre tra uno e due anni si arriva a circa 147 euro.
Se invece l’adempimento viene ignorato o posticipato oltre i termini, si rischiano sanzioni con importi compresi tra 1.032 euro e 8.264 euro per ciascuna unità immobiliare, a seconda della gravità dell’inadempimento.
Ma non solo. In assenza di regolarizzazione spontanea, l’Agenzia delle Entrate può intervenire direttamente con sopralluoghi e procedere d’ufficio all’attribuzione di una "rendita presunta”, come previsto dall’articolo 19, comma 10, del D.L. 78/2010.
Un valore provvisorio, ma pienamente efficace sul piano fiscale, che resta valido fino alla presentazione della corretta dichiarazione Docfa.