Fondi pensione, svolta per i lavoratori dal 31 ottobre: novità su TFR e contributo datoriale

Niccolò Mencucci Niccolò Mencucci - 07/07/2026 10:15

Fondi pensione, svolta per i lavoratori dal 31 ottobre: novità su TFR e contributo datoriale

Per milioni di lavoratori italiani è in arrivo un'importante novità sul fronte della previdenza complementare.

Dal 31 ottobre entreranno infatti in vigore nuove regole che riguardano la portabilità del TFR e, soprattutto, il contributo versato dal datore di lavoro ai fondi pensione.

Una svolta significativa per i lavoratori, che potrebbe essere anche decisamente vantaggiosa in certi casi. Ecco cosa comporta, e quali sono i pro (e contro).

Per saperne di più in merito all'argomento, consigliamo di approfondire al meglio la questione con questo video YouTube, con ringraziamento al canale di Miglior Pensione.

Dal 31 ottobre la portabilità del TFR include il contributo del datore di lavoro: cosa cambia

Fino a oggi, come previsto dal D. Legs 252/2005, un lavoratore poteva trasferire la propria posizione previdenziale (quindi anche l'accantonamento per il TFR) da un fondo pensione a un altro, purché fossero trascorsi almeno 24 mesi dall'adesione.

Tuttavia, questo trasferimento non comprendeva il contributo versato dal datore di lavoro, che restava vincolato al fondo pensione previsto dal contratto collettivo di riferimento.

Dal 31 ottobre tutto questo cambierà.

Con l'entrata in vigore delle nuove disposizioni introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 (articolo 1, comma 201) ma posticipate ad ottobre come previsto dalla Legge 50/2026, il lavoratore potrà scegliere liberamente un altro fondo pensione senza perdere il diritto al contributo del datore di lavoro, che potrà quindi essere trasferito insieme alla posizione previdenziale.

I pro e contro della novità su TFR e contributo datoriale

decisamente una svolta per i lavoratori: in passato, chi desiderava cambiare fondo pensione era spesso costretto a rimanere nel fondo di categoria per non perdere il contributo datoriale.

Da ottobre, invece, il contributo del datore di lavoro potrà essere trasferito (assieme al TFR) anche verso fondi pensione aperti o Pip (Piani individuali pensionistici) e non più soltanto verso i fondi negoziali di categoria, ampliando così la libertà di scelta dei lavoratori (nel bene e nel male).

Ma limitando così aziende e sindacati. Non a caso, alla fine di maggio Cgil, Cisl, Uil e le principali associazioni imprenditoriali, tra cui Confindustria e Confcommercio, hanno sottoscritto un "avviso comune" relativo appunto al contributo datoriale, definito come "elemento costitutivo della contrattazione collettiva e dei fondi pensione negoziali".

Stando a Open, le imprese temono un aumento della complessità gestionale e degli oneri amministrativi, "mentre i sindacati hanno paura di veder indebolito il ruolo dei fondi negoziali di categoria".

Da luglio scattano le nuove regole sui fondi pensione

Le modifiche previste dal 31 ottobre si affiancano tra l'altro a un'altra importante novità già entrata in vigore a partire dall'inizio di luglio e che riguarda i neoassunti.

Le nuove disposizioni prevedono infatti che i lavoratori assunti vengano automaticamente iscritti al fondo pensione di categoria, nel quale confluiranno sia i contributi a loro carico sia quelli versati dal datore di lavoro previsti dal contratto collettivo, oltre all'intero accantonamento destinato al TFR.

Sarà comunque possibile rinunciare all'adesione automatica: come previsto dalla Legge di Bilancio 2026 (articolo 1, comma 204), il lavoratore potrà esercitare il diritto di rinuncia entro 60 giorni dalla data di assunzione.

Ricordiamo che le nuove regole si applicano sia ai lavoratori assunti per la prima volta in assoluto dopo il 1 luglio 2026, sia a coloro che stipulano un successivo contratto di lavoro e che sono titolari di un fondo di previdenza complementare alimentato dal TFR.

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