Pensioni 2026, tutto cambia dal prossimo anno: dal TFR ai requisiti, le novità confermate in Manovra

Niccolò Mencucci Niccolò Mencucci - 31/12/2025 10:15

Pensioni 2026, tutto cambia dal prossimo anno: dal TFR ai requisiti, le novità confermate in Manovra

Dopo mesi di trattative e incertezze, la Manovra di Bilancio è finalmente diventata legge, rendendo ufficiali tutte le misure e le nuove disposizioni in essa contenute.

Pertanto, nel 2026 entreranno in vigore tante novità, soprattutto sul fronte pensioni, tra trattamenti non più disponibili e nuovi requisiti per ritirarsi dal lavoro.

Vediamo dunque tutte le novità per le pensioni del 2026, e cosa cambierà sostanzialmente per contribuenti e odierni titolari di pensione.

Per saperne di più in merito all'argomento, consigliamo di approfondire al meglio la questione con questo video YouTube, con ringraziamento al canale di Mr LUL lepaghediale.

Pensioni 2026, novità TFR e previdenza complementare

Partiamo con la principale novità, ossia la possibilità di destinare il proprio TFR (Trattamento di Fine Rapporto) ai fondi di previdenza integrativa.

Prevista all'articolo 1 commi 203-205 della Manovra di Bilancio 2026, la disposizione entrerà in vigore dal 1 luglio 2026, e riguarderà i dipendenti del settore privato alla prima assunzione.

In breve, i neoassunti avranno tempo 60 giorni dalla data di assunzione per scegliere di rinunciare all?adesione automatica al fondo collettivo e decidere se conferire l?intero importo del TFR a un?altra forma di previdenza complementare di propria scelta, oppure se mantenere il TFR in azienda. A prescindere, tale decisione potrà essere successivamente revocata.

Oltre alla novità sul TFR, sul fronte della previdenza complementare emerge un altro cambiamento significativo: l?aumento del limite di deducibilità annuale, che passa dagli attuali 5.164,57 euro a 5.300 euro.

Pensioni 2026, scattano i nuovi requisiti per il ritiro dal lavoro

Dal 1 gennaio entra in vigore quanto previsto all'articolo 1, commi 185-193 della Manovra, ossia l?allineamento graduale dei requisiti per la pensione di vecchiaia all?aumento dell?aspettativa di vita.

A differenza dello scatto unico previsto dalla normativa vigente, la Legge di Bilancio ha disposto un incremento più contenuto: un solo mese in più nel 2027 e altri due mesi nel 2028.

Di conseguenza, chi intende ritirarsi con la pensione di vecchiaia dovrà avere 67 anni e 1 mese nel 2027 e 67 anni e 3 mesi nel 2028.

Lo stesso vale anche per la pensione anticipata: chi desidera ritirarsi prima dovrà aver maturato 42 anni e 11 mesi di contributi nel 2027 e 43 anni e 1 mese nel 2028 (un anno in meno per le lavoratrici in entrambi i casi).

Attenzione, però: per i lavoratori dipendenti impegnati in professioni gravose o usuranti, l?adeguamento dei requisiti è sospeso integralmente fino al 2029.

Pensioni 2026, addio a Opzione Donna e Quota 103 (ma ok per Ape Sociale)

Come già si sapeva da tempo, la Manovra di Bilancio 2026 non ha previsto il rinnovo né di Opzione?Donna né di Quota?103. Pertanto, dal 1 gennaio 2026 non sarà più possibile accedere a Quota?103, cioè andare in pensione con 62 anni di età e 41 di contributi, né a Opzione?Donna, cioè ritirarsi a 59-61 anni con 35 anni di contributi.

Il motivo di questa mancata proroga è semplice: queste due misure negli ultimi anni erano sempre meno richieste da lavoratori e lavoratrici. Solo nel 2024 l?INPS ha registrato 4.784 domande per Opzione Donna e 14.868 domande per Quota?103, rispettivamente 7.979 e 8.381 domande in meno rispetto al 2023.

Di contro, Ape Sociale rimane disponibile nel 2026, pertanto i lavoratori potranno richiedere l?anticipo pensionistico anche il prossimo anno.

A condizione di svolgere mansioni gravose o usuranti, aver raggiunto 63 anni e 5 mesi di età e aver maturato tra i 30 e i 36 anni di contributi, a seconda dei requisiti specifici previsti per ciascuna categoria.

Tuttavia, come segnala Adnkronos, la Manovra prevede una progressiva riduzione delle risorse: per i lavoratori impegnati in mansioni usuranti il fondo sarà tagliato di 40 milioni all?anno a partire dal 2033, mentre per i lavoratori precoci le disponibilità si ridurranno di 90 milioni nel 2032, 140 milioni nel 2033 e 190 milioni dal 2034 in poi.

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