Pensioni anticipate, sempre meno richieste negli ultimi anni: chi sono i più penalizzati

Niccolò Mencucci Niccolò Mencucci - 20/08/2026 10:15

Pensioni anticipate, sempre meno richieste negli ultimi anni: chi sono i più penalizzati

Sempre meno lavoratori e lavoratrici scelgono di (o riescono a) fare domanda per la pensione anticipata, al punto che recentemente si è verificato un vero e proprio sorpasso da parte delle pensioni di vecchiaia.

Lo sostiene la nuova analisi dell'Osservatorio previdenza della CGIL, che fotografa un vero e proprio cambio di passo a livello previdenziale.

Un cambio però oneroso per alcune categorie sociali, sensibilmente penalizzate anche dalle ultime disposizioni sul fronte pensioni.

Ecco il punto della situazione.

Per saperne di più in merito all'argomento, consigliamo di approfondire al meglio la questione con questo video YouTube, con ringraziamento al canale di INPS Notizie: Pensioni e Bonus.

Crollano le domande di pensioni anticipate

Stando al report dell'Osservatorio CGIL, se nel 2023 le pensioni anticipate si attestavano ancora a circa 108.445 contro le 93.774 di vecchiaia, è nel 2024 che avviene l'inversione di tendenza, con 102.860 uscite per vecchiaia a fronte di poco meno di 99.707 uscite anticipate.

La tendenza si consolida poi nel 2025, quando il divario cresce raggiungendo quasi 117.901 uscite per vecchiaia contro 98.356 anticipate. Il trend trova un'ulteriore conferma nei dati del primo semestre di quest'anno, dove la forbice si allarga ulteriormente registrando 132.039 pensioni di vecchiaia rispetto a 100.356 anticipate.

Sull'arco dei tre anni presi in esame, le pensioni di vecchiaia segnano un incremento del 40,8%, che corrisponde a 38.265 uscite in più. La crescita della previdenza ordinaria di vecchiaia è stata continua e senza interruzioni: un aumento del 9,7% nel 2024, un +14,6% l'anno successivo e un ulteriore 12% nell'anno in corso.

Al contrario, le pensioni anticipate registrano una flessione del 7,5%, vale a dire oltre 8.089 accessi in meno.

Chi sono i più penalizzati dal calo

In particolare donne e addetti al pubblico impiego.

Nel caso delle lavoratrici, le pensioni anticipate erogate alle donne sono scese da 36.491 del 2023 a 31.182 nell'anno corrente.

Questo calo del 14,5% contrasta nettamente con la contrazione osservata tra gli uomini, che si ferma al 3,9%. Dei 8.089 accessi anticipati persi complessivamente nel quadriennio, ben due terzi riguardano lavoratrici (5.309).

Per quanto riguarda il comparto del pubblico impiego, le pensioni di vecchiaia sono quasi raddoppiate nei quattro anni, passando da 7.544 a 13.871, con un aumento dell'83,9%.

Nello stesso arco temporale, le pensioni anticipate sono crollate da oltre 20.458 a 14.024, segnando un -31,4%.

Perché questo crollo delle richieste di pensione

Perché le varie uscite anticipatorie sono diventate via via più inaccessibili e poco vantaggiose sul piano economico.

Prendiamo ad esempio Quota 103: introdotta inizialmente con il requisito di 62 anni di età e 41 anni di contributi, è stata resa progressivamente sempre meno appetibile.

E questo per via di "penalizzazioni" quali:

  • ?

    il ricalcolo dell'assegno interamente con il sistema contributivo,

  • ?

    l'introduzione di un tetto massimo all'importo erogabile,

  • ?

    l'allungamento delle finestre mobili di uscita,

  • ?

    e la presenza di incentivi economici per chi sceglie di restare al lavoro (Bonus Maroni).

Discorso analogo anche per Opzione Donna, che è stata progressivamente ridimensionata nei requisiti, alzando l'età anagrafica richiesta e restringendo la platea delle beneficiarie a quattro sole categorie specifiche: caregiver, lavoratrici con invalidità riconosciuta almeno al 74%, licenziate o dipendenti da aziende coinvolte in tavoli di crisi aziendale.

Tutti paletti che hanno di fatto determinato un calo drastico delle uscite negli ultimi anni, fino ad arrivare ad oggi, con entrambe le misure non più disponibili: solo chi aveva già maturato i requisiti entro i termini stabiliti precedentemente può ancora farvi domanda nel 2026.

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