Arriva una bella notizia dalla Corte di Cassazione per tutti quei lavoratori vicini alla pensione che, dopo il rigetto dell?INPS, hanno dovuto fare ricorso per ottenere il riscatto della laurea.
Con una sentenza, la Corte ha infatti stabilito che il diritto a contestare il diniego non è soggetto alla decadenza triennale prevista per le prestazioni previdenziali.
Una decisione che può sembrare tecnica, in realtà cambia completamente la situazione per chi vuole vedersi riconosciuti gli anni universitari ai fini pensionistici. Ecco come.
Per saperne di più in merito all'argomento, consigliamo di approfondire al meglio la questione con questo video YouTube, con ringraziamento al canale di Ciao Elsa - TFR e pensioni spiegati facili.
Pensioni, il ricorso non decade più dopo 3 anni per il riscatto della laurea
Tutto nasce dal ricorso presentato da un lavoratore contro il rigetto della domanda di riscatto. In breve, l?ente previdenziale aveva sostenuto che l?azione giudiziaria fosse ormai decaduta, poiché presentata oltre il termine di tre anni previsto dall?articolo 47 del D.P.R. 639 del 1970.
Invece, con la sentenza n. 7834 del 31 marzo 2026, la Corte di Cassazione ha respinto quest'interpretazione, chiarendo che il riscatto della laurea non può essere assimilato alle prestazioni previdenziali a cui la norma fa riferimento.
Il motivo? Perché la richiesta di riscatto non serve a ottenere immediatamente una pensione o un trattamento economico, bensì a modificare la posizione assicurativa del lavoratore con l?accredito dei contributi (quelli relativi agli anni di studio universitario).
Proprio questa caratteristica rende il riscatto diverso dalle classiche controversie che riguardano direttamente la liquidazione o il riconoscimento delle prestazioni pensionistiche. E da qui la decisione della Cassazione di non considerare tale istituto tra quelli soggetti alla decadenza triennale.
Cosa cambia per il lavoratore vicino alla pensione
Per chi sta richiedendo il riscatto della laurea e non sta riscontrando problemi per l'accredito, nulla.
Per chi si è visto respingere la domanda ed è stato costretto ad avviare un contenzioso, praticamente tutto.
Con l?ordinanza della Cassazione ora i lavoratori in odor di pensione hanno una certezza (giuridica) in più per accedere alla misura, dal momento che tale istituto non rischia più la decadenza dei tre anni.
Questo però non significa che da ora in avanti ogni ricorso verrà accolto. Basta non rientrare nei requisiti previsti o non avere sufficienti periodi riscattabili per dare all'INPS un motivo valido per rigettare la domanda.
Si rafforzano insomma le tutele procedurali dei lavoratori, il che non è poco in ambito giuridico.

Quando conviene il riscatto della laurea
Al di là della decisione della Cassazione, il riscatto della laurea rimane comunque uno strumento da non sottovalutare.
Ne avevamo già parlato in un articolo precedente, soprattutto riguardo ai costi da sorbire se si propende per la formula ordinaria o per quella agevolata, al netto dei requisiti richiesti.
Proprio davanti a ciò, è meglio pensarci bene prima di richiedere il riscatto, anche se nel lungo periodo l'istituto diventerà una strada obbligata per i lavoratori. Con il tramonto di strumenti come Opzione Donna e Quota 103, per molti lavoratori diventa sempre più difficile trovare canali alternativi per lasciare il lavoro prima dei requisiti ordinari.
Di conseguenza, soluzioni come il riscatto della laurea diventeranno strategici per i futuri pensionati, nonostante i vari pro e contro.