Arriva dall'INPS un avviso importante per i pensionati che percepiscono queste prestazioni.
Entro il 15 settembre 2026, i beneficiari interessati dovranno regolarizzare la propria posizione con l'ente previdenziale se non vogliono ritrovarsi con una "bella" sorpresa: la revoca delle prestazioni.
Pertanto, se hai uno di questi trattamenti extra a rischio revoca, è meglio verificare la propria situazione e agire il prima possibile.
Per saperne di più in merito all'argomento, consigliamo di approfondire al meglio la questione con questo video YouTube, con ringraziamento al canale di RadioUCI Redazione.
Quali sono le prestazioni integrate nella pensione a rischio revoca
Sono diverse le prestazioni che potrebbero essere revocate dall'INPS. Per lo più si tratta di benefici legati al reddito, destinati ai pensionati con assegni piuttosto contenuti.
Come ad esempio l'integrazione al trattamento minimo, prevista appunto per le pensioni di importo basso. Oppure le maggiorazioni sociali e l'assegno sociale (o pensione sociale).
Alla lista si aggiungono anche prestazioni extra come la quattordicesima, in arrivo nel cedolino di luglio (in alcuni casi, direttamente in quello di dicembre).
E a sua volta le prestazioni di invalidità civile collegate al reddito, tra cui quelle destinate a invalidi civili, ciechi civili e sordomuti, così come il bonus da 154,94 euro, quello riconosciuto ai pensionati con assegni di importo contenuto che rispettano i requisiti reddituali previsti.
Infine, tra i benefici a rischio revoca rientrano anche gli assegni familiari.
Perché l'INPS vuole revocare queste prestazioni?
La ragione è semplice: perché l'INPS non ha ricevuto dai titolari delle prestazioni le informazioni reddituali riferite all'anno 2022.
Il nuovo avviso riguarda infatti tutti coloro che percepiscono prestazioni collegate al reddito e che non hanno comunicato tali dati né all'INPS né all'Agenzia delle Entrate.
Senza tali informazioni, l'Istituto non è in grado di verificare se un pensionato continui ad avere diritto ai benefici economici. Proprio per questo è obbligatorio per costoro dichiarare i propri redditi all'INPS.
Altrimenti addio entrate extra: come riportato nel cedolino della pensione di luglio, la mancata dichiarazione dei redditi del 2022 potrebbe comportare la revoca delle somme aggiuntive riconosciute sulla pensione.

Cosa fare per evitare di perdere tali prestazioni
C'è un modo per evitare tutto questo? Sì: basta regolarizzarsi. Lo spiega l'INPS nella nota sul cedolino di luglio in arrivo: "Può evitare la revoca presentando, entro il 15 settembre 2026, una domanda di ricostituzione per sospensione".
Per continuare a beneficiare delle prestazioni, quindi, dovrai regolarizzare la tua posizione entro la scadenza prevista (ovviamente se non sei ancora in regola).
Puoi presentare la domanda attraverso il portale INPS, utilizzando le proprie credenziali digitali SPID, CIE o CNS, oppure tramite gli altri canali messi a disposizione dall'Istituto. In alternativa, puoi anche rivolgerti a un patronato/CAF abilitato al servizio.
Se hai già trasmesso la domanda di ricostituzione, allora puoi stare tranquillo: non dovrai effettuare alcuna ulteriore operazione e potrai ignorare l'avviso presente nel cedolino della pensione in arrivo a luglio.
Altrimenti, meglio verificare quanto prima la propria posizione. E non attendere il termine del 15 settembre 2026, se vuoi evitare la revoca di una delle prestazioni sopramenzionate.