75 miliardi di dollari raccolti, una valutazione da 1,75 trilioni e un effetto domino atteso sul Nasdaq: ecco, in parole semplici, cosa succede e perché riguarda chiunque segua i mercati.
C’è una data che trader e investitori hanno cerchiato in rosso: il 12 giugno 2026. È il giorno in cui SpaceX, la società spaziale di Elon Musk, debutta in Borsa sul Nasdaq con il ticker SPCX. Non un debutto qualsiasi: per dimensioni è il più grande della storia dei mercati azionari, capace di superare il record che resisteva dal 2019.
Il prezzo di collocamento è 135 $ per azione (prezzo fisso, senza forchetta), il capitale raccolto ammonta a circa 75 mld $ , mentre le azioni offerte sono circa 555.6 milioni-
Non più solo razzi: un colosso aerospazio + AI
Il cuore del business resta solido: Starlink (la rete di internet satellitare con oltre 10 milioni di abbonati), il sistema Starship e il ruolo di principale partner di lancio della NASA. Nel 2025 SpaceX ha registrato ricavi per circa 18,7 miliardi di dollari, pur chiudendo ancora con una perdita operativa di circa 2,6 miliardi.
La vera novità per il mercato è l’integrazione di xAI, la società di intelligenza artificiale confluita nel gruppo a inizio 2026. La tesi dell’operazione è semplice da raccontare: i margini di Starlink dovrebbero finanziare le ambizioni nell’AI, in attesa che progetti come i data center in orbita diventino realtà. Per chi investe, SPCX diventa così un’unica porta d’accesso a due dei temi più caldi del momento: spazio e AI.
L’impatto sul Nasdaq: perché riguarda anche chi non comprerà SPCX
Qui sta la parte più interessante per i mercati. Un nuovo regolamento del Nasdaq, in vigore dal 1° maggio 2026, permette a una mega-società (tra le prime 40 per capitalizzazione) di entrare nell’indice Nasdaq-100 dopo soli 15 giorni di scambi, invece dei consueti mesi di attesa.
Tradotto: intorno al 7 luglio 2026, tutti i fondi che replicano il Nasdaq-100 (a partire dal popolarissimo ETF QQQ) saranno costretti a comprare azioni SpaceX per restare allineati all’indice. Le stime di questi acquisti “obbligati” vanno da circa 7 fino a 27 miliardi di dollari.
Il dettaglio che amplifica tutto è il flottante ridotto: le azioni effettivamente in circolazione sono solo circa il 4,3% del capitale. Poca offerta + domanda forzata dai fondi passivi = una potenziale spinta sui prezzi nelle prime settimane. È il motivo per cui anche chi possiede “semplicemente” un ETF sul Nasdaq si ritroverà, di fatto, un pezzetto di SpaceX in portafoglio.
Cosa significa per chi investe
- Accesso difficile al prezzo IPO: le azioni a 135 $ vanno quasi tutte agli ordini istituzionali e a una parte del retail; molti investitori potranno comprare solo a mercato aperto, ai prezzi del 12 giugno.
- Esposizione indiretta: chi possiede un ETF sul Nasdaq-100 (es. QQQ) avrà SpaceX in portafoglio dopo l’inclusione nell’indice; esistono inoltre fondi e veicoli che già detengono quote pre-IPO.
- Rischio volatilità: flottante ridotto e attese elevate possono produrre oscillazioni ampie nelle prime sedute.
- Occhio alle scadenze del lock-up: il periodo in cui gli azionisti storici non possono vendere si apre gradualmente dopo la prima trimestrale; il rientro di nuove azioni sul mercato può pesare sul prezzo.
Le voci scettiche: la valutazione fa discutere
Morningstar stima un valore di circa 63 dollari per azione, ben al di sotto dell’obiettivo di 135 dollari. La società prevede che i ricavi di Starlink possano arrivare a 129 miliardi di dollari, lontani dai 1.600 miliardi attesi da SpaceX per le attività mobile e broadband. Tali dati suggeriscono agli investitori di procedere con cautela dopo l’IPO, evidenziando un divario tra entusiasmo e fondamentali.
Michael Burry critica la valutazione esorbitante di SpaceX, mentre il professor Jay Ritter sottolinea che l’“effetto Elon Musk” potrebbe inizialmente sostenere il titolo, ma aumentare anche la sua volatilità nel lungo termine.
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(Redazione)