L'operazione su Telecom Italia si chiude senza raggiungere la soglia per il delisting. Il titolo scende dopo la fine dell'offerta, non durante e non è un paradosso: è il meccanismo più prevedibile dei mercati. Ecco cosa cambia adesso per chi è rimasto azionista.
Come è finita
Si è conclusa oggi l'Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio (OPAS) promossa da Poste Italiane su Telecom Italia, dopo una fase di riapertura dei termini durante la quale l'offerente ha progressivamente alzato la componente in contante per stimolare le adesioni.
I numeri dell'esito:
- Tasso di adesione all'offerta: 85,82% — al di sotto del 90% necessario per procedere al delisting;
- Poste detiene ora 1,833 miliardi di azioni TIM, per una partecipazione complessiva attorno al 65,7% del capitale, contando le azioni già possedute e quelle raccolte nella riapertura;
- Il corrispettivo per ogni azione TIM conferita nella riapertura: 0,218 azioni ordinarie Poste più 1,97 euro in contanti
E nel frattempo il titolo Telecom Italia segna un calo superiore al 7% nell'ultimo mese.
Perché TIM scende ora che l'offerta è finita
La risposta è la stessa che abbiamo visto di recente analizzando il collocamento di De Nora, e riguarda il funzionamento dei prezzi quando esiste un riferimento artificiale.
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Durante un collocamento pubblico il prezzo delle azioni non è libero, ma legato al valore offerto. Chi compra sa di poter cedere le azioni all'offerente, quindi il prezzo si fissa su quel valore, agendo da "pavimento" e "soffitto". Una volta conclusa l'offerta, scompaiono gli arbitraggisti e il prezzo torna a riflettere i fondamentali dell’azienda, come debito, ricavi e margini, spesso assumendo un valore inferiore. Inoltre, la diminuzione della liquidità, dovuta al controllo di gran parte del capitale da un unico azionista, può far variare maggiormente il prezzo, come evidenziato dal -7% osservato nell'ultimo mese.
Il quadro tecnico conferma un "segnale di deterioramento"
Se la spiegazione teorica regge, i numeri della panoramica di Telecom Italia la confermano senza margini di ambiguità. Il titolo tratta a 7,1540 euro con un -1,20%, e arriva da sei sedute consecutive in territorio negativo.
Il TLR Rating si trova su livelli bassi a 2,30 e troviamo davanti a tutti e tre i riquadri in rosso:
- -0,3 nella seduta di venerdì
- -3,52 negli ultimi cinque giorni
- 917ª posizione, con un crollo di 736 posizioni in graduatoria
Un arretramento di 736 posizioni è un numero fuori scala. Significa che il titolo è stato superato da oltre settecento concorrenti nella classifica tecnica complessiva di Borsa Italiana nel giro di pochissime sedute. E la piattaforma lo certifica con un'etichetta esplicita: “Segnale di deterioramento”, il badge che nessuno vuole vedere.
Non è un giudizio editoriale né un'opinione: è una soglia automatica che scatta quando il peggioramento degli indicatori supera determinati parametri. Il valore di un'etichetta di questo tipo è che arriva prima del commento umano, e arriva uguale per tutti i titoli del listino.
Il grafico dell'Andamento Rating mostra visivamente cosa è accaduto: la linea era salita fino a un picco a metà settembre — proprio nella fase finale dell'offerta — e da lì è precipitata verticalmente verso il basso.
L'unico segnale in controtendenza
C'è però un dettaglio della giornata che vale la pena registrare, e che si coglie solo guardando i dati intraday.
Il titolo ha aperto a 7,1380, è sceso fino a un minimo di 6,9530 e ha poi recuperato fino ai 7,489 attuali (quotazione registrata alle 13:00 circa), con un massimo di giornata a 7,1710.
Significa che dai minimi il titolo ha recuperato quasi tre punti percentuali. Non è sufficiente a cambiare il quadro, ma indica che a un certo livello di prezzo qualcuno ha iniziato a comprare — ed è il tipo di comportamento che, se si ripete nelle sedute successive, segnala la formazione di un supporto.
È l'unico elemento da monitorare in senso positivo in un quadro altrimenti compromesso.
(Redazione)
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