Wall Street marca una performance del 20% dalla fine di marzo: un guadagno incamerato in larga misura, grazie ad una robusta esposizione in Equity prescritta dal modello di asset allocation. E adesso: arriva il "Sell in May and go away"?
li investitori archiviano un altro mese memorabile. Con quello di venerdì, sono ora ben 22 i massimi storici conseguiti dalla borsa americana da inizio anno; addirittura 27 nel 2026 per il MSCI All Country, a testimonianza di un Toro globale che premia l’investimento in borsa a tutte le latitudini.
Lo S&P500 inanella una settimana positiva per la nona volta di fila. Dal minimo di fine marzo l’apprezzamento raggiunge il +20%: un’asticella in questo decennio raggiunta a metà dello scorso anno, e a maggio 2020: in ambo i casi ulteriori progressi sarebbero seguiti nei mesi successivi.
L’aspetto confortante è che il bull market si allarga, con il farmaceutico negli Stati Uniti che sfonda i massimi, e il Software che conferma la volontà di assumere la leadership nel settore tecnologico. Non a caso nuovi record sono stati conseguiti venerdì dalle versioni equiponderate degli indici Dow Jones, Nasdaq e S&P500, mentre il Russell 2000 delle small cap consegue la partenza più bruciante dal 1991. Non è una questione di “poche società”, come una narrazione superficiale vuole vendere.
Un altro tentativo di minimizzare le performance, riguarda l’atteggiamento della volatilità: con il VIX sceso mercoledì ad un nuovo minimo a tre mesi; eppure ulteriormente calante nelle due sedute successive. Un simile comportamento suscita timori di imminente mean reverting disordinato, ed invece una rigorosa analisi quantitativa suggerisce diversamente, come commentato nel Rapporto Giornaliero di oggi.
Venerdì sera il bull market ha conseguito un nuovo primato. Con una durata di 1325 giorni di calendario, il rialzo del 2022-26 ha eclissato il mercato Toro del 1962-66, attestandosi ora al nono posto. Per salire in ottava posizione, la corrente esperienza rialzista dovrebbe conseguire nuovi massimi assoluti a metà novembre. Gli investitori incrociano le dita.
Ridicolizzati gli inviti al disimpegno basati su una lettura superficiale dei fenomeni stagionali: altro che “Sell in May and go away”. Con un guadagno del 15.8%, il corrente trimestre risulta di gran lunga il migliore della storia negli anni di elezioni di midterm, detronizzando il +7.5% del 1958.
E non è finita qui: con il mese di giugno che, a dispetto di una opinione diffusa, è risultato positivo in 9 degli ultimi 10 anni.
Gaetano Evangelista - www.ageitalia.net