Il modello di asset allocation ne approfitta per limare l'esposizione azionaria: monetizzando una parte delle generose plusvalenze accumulate dalla fine di marzo. I tassi in crescita penalizzando le high duration stock, facendo aumentare le compagnie sui minimi.
A Wall Street i realizzi di fine settimana, maturati nel solito contesto esogeno poco incoraggiante, non impediscono allo S&P500 il conseguimento di un saldo positivo per la settima settimana consecutiva. Dal minimo strutturale dei mercati del 2009, si contano soltanto sei precedenti: con l’indice USA salito 14 settimane dopo (poco più di tre mesi) in tutti i casi; in media, del +5.9% (+5.5% in termini mediani).
Questo setup conferma l’infondatezza di timori legati ad un semestre storicamente impegnativo, soprattutto in un anno di elezioni di medio periodo; ma che escono ridimensionati dall’ottima performance messa a segno finora, evidenza di una robusta fibra tecnica da vantare.
Un saldo ad aprile superiore al 5% infatti è stato registrato altre 10 volte nel Dopoguerra, e sei mesi dopo Wall Street ha conseguito una performance mediana del +2.8%, scendendo soltanto in un paio di occasioni. Si aggiunga l’ottimo comportamento sperimentato in questa prima metà di maggio, con lo S&P500 che ha ripetutamente migliorato i massimi storici.
Certo le fragilità non mancano. L’ennesimo aumento dei rendimenti dei bond governativi la passata ottava, ha danneggiato le società dall’elevata duration, ispessendo le statistiche sui nuovi minimi annuali, e generando ben tre Hindenburg Omen. Questo ha indotto il nostro modello di asset allocation a ridurre di dieci punti percentuali l’Equity in portafoglio, monetizzando in parte le plusvalenze maturate.
La prevedibile risalita dell’inflazione sta spazzando via dal tavolo ogni prospettiva di nuovo intervento distensivo sui tassi ufficiali americani, dopo quello di dicembre 2025. Il mercato prezza ora una probabilità del 64% che il Fed Funds rate venga aumentato entro la fine dell’anno. Una volta era in voga il detto Three steps and a stumble, con le borse che risentivano del restringimento monetario soltanto dopo il terzo rincaro del costo ufficiale del denaro. Ma oggi la realtà è più complessa, con le condizioni finanziarie complessive influenzate da innumerevoli altri fattori.
In Italia, dove il sensibile (e rilevante) settore bancario potrebbe risentire di questa definitiva archiviazione della stagione distensiva, l’indice di Piazza Affari che esclude i finanziari, si sta cimentando in una visibile rottura verso l’alto: ambendo all’archiviazione di una elegante congestione triangolare, inaugurato ben quattro anni e mezzo fa.
Gaetano Evangelista - www.ageitalia.net