Che i mercati siano fatti per sorprendere ormai, passatemi il gioco di parole, non sorprende nessun investitore capace di sopravvivere qualche anno sui mercati. Si impara, nel tempo, a tenere la propria opinione con la mano sinistra e a utilizzare la destra per immettere gli ordini. E spesso un’opinione si scontra con una valutazione tecnica opposta che, l’esperienza ci ha insegnato, è sempre predominante.
Le opinioni nel trading alimentano decisioni controintuitive come, ad esempio, quando si cerca valore e si assiste a un calo veloce e poco correlato con i fondamentali di un titolo. Poche cose sono insidiose come il fascino ingannevole di un titolo che crolla verticalmente mentre i suoi multipli di bilancio continuano a gridare “affare”, "sconto" e via discorrendo…
Una specie di cortocircuito valutativo dove il prezzo di un titolo trova un confronto con il supposto valore. E quindi quando c’è differenza tra valore e prezzo è il momento di analizzare a fondo la situazione con freddezza algoritmica e rigore grafico: siamo di fronte all'affare del secolo o stiamo tentando di afferrare un coltello che cade? E che continua a cadere?
Questa domanda aleggia su Stellantis che apparentemente continua ad essere fortemente sottovalutata ma che continua a scendere. Cerchiamo quindi di capire cosa sta succedendo a Stellantis e quanto, paradossalmente, un ribasso anche consistente possa essere funzionale, ad esempio, ad alcuni Cash Collect tenuti in piedi dal richiamo anticipato magari proprio grazie a Stellantis.
Per capire quale prodotto sia da tenere in osservazione oltre al titolo occorre partire dal presupposto che il mercato non punisce mai a caso, e il pesante ribasso di Stellantis risponde a dinamiche industriali precise, esacerbate da una transizione all'elettrico che si è rivelata un flop strategico. La società ha dovuto fare i conti con la realtà: la domanda reale di veicoli EV non ha assecondato i piani iniziali.
Non proprio un problema da poco!
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un pesante profit warning accompagnato da oltre 22 miliardi di euro di oneri e svalutazioni straordinarie, e un deflusso di cassa che ha costretto il management a una mossa drastica: l'azzeramento totale del dividendo.
Una scelta che ha mutato pesantemente il gradimento del titolo perché gli investitori cassettisti, che vedevano nella cedola il principale pilastro di valore del titolo, è stata la fine di un'illusione. Se a questo aggiungiamo un mercato USA in forte sofferenza (che ha portato all'uscita anticipata del CEO Carlos Tavares a fine 2024) e una perdita strutturale di quota di mercato in Europa, il quadro fondamentale appare compromesso.
E questo è il quadro generale. Cassa che si brucia velocemente e dubbi su un possibile aumento di capitale che però non è previsto grazie a una certa stabilità finanziaria ancora presente, al punto che il management ha escluso categoricamente questa ipotesi, a questo si aggiunge il nuovo piano d’investimenti "FaSTLAne 2030" (60 miliardi di euro in 5 anni) che verrà finanziato interamente tramite l'autofinanziamento e un piano di taglio dei costi da 6 miliardi di euro annui.
Tuttavia il trend continua ad essere negativo e il mercato ricerca segnali positivi che tardano a comparire.
Il dubbio è quindi quello di trovarsi di fronte alla più classica delle trappole di valore (Value Trap).
Approfondiamo la questione e perché può essere interessante capirlo.
Dal punto di vista dell'analisi fondamentale, Stellantis risponde a tutti i requisiti da manuale di una value trap:
- L'illusione dei multipli: Il rapporto Prezzo/Utili (P/E) e il Prezzo/Valore Contabile (P/BV) sembrano ridicoli rispetto alla media del settore e fanno apparire un affare il prezzo del titolo. E tuttavia questi multipli si calcolano su utili passati e quindi su una redditività che nel futuro si prospetta incerta e nettamente inferiore.
- Il ROCE in picchiata: Il rendimento del capitale investito (ROCE) è entrato in territorio negativo a causa delle svalutazioni, attivando i segnali di allarme dei modelli quantitativi.
- Perdita di competitività: Non siamo di fronte a una crisi ciclica del settore auto, ma a una perdita di terreno specifica nei confronti dei concorrenti cinesi e coreani.
Ed è proprio il terzo punto il più delicato. Chi ha avuto modo di provare una BYD o una OMODA si è trovato di fronte ad auto tecnologicamente avanzate e con un costo nettamente inferiore a un equivalente europeo. Certo, manutenzione, ricambi, riparabilità, assistenza e via discorrendo giocano ancora a favore dei marchi tradizionali ma molti attenti consumatori si pongono la questione di quanto tempo ci vorrà per colmare queste lacune. E francamente non sembra lontanissimo il traguardo.
Se diamo un sguardo alla situazione tecnica è evidente che il quadro di breve, medio e lungo termine è saldamente in mano agli orsi. Il titolo si muove all'interno di un canale ribassista ben definito, con ogni indicatore stabilmente in area di ipervenduto. In queste ore il prezzo orbita in area 5,20 euro, a ridosso di minimi storici critici e in un contesto di mercato sui massimi. Davvero una combo sgradevole per ogni investitore.
I supporti vengono abbattuti continuamente e oramai quota 5 è a un paio di punti percentuali, in buona compagnia di una robusta situazione di ipervenduto. Le prime resistenza degne di nota sono in area 6,2 e quindi ben distanti percentualmente dai prezzi attuali, ma prezzi che il mercato batteva solo una manciata di giorni fa.
E qui si consuma l’eterno dilemma dell’investitore, comperare ora con scenari pessimi scontati e mantenere abbastanza a lungo per godersi l’inversione o evitare il titolo comperando solo sulla forza, magari sopra quota 7? Una cosa appare abbastanza certa, il mercato cerca dati per ipotizzare scenari e nuove direzioni. Senza dati positivi è ben difficile assistere a qualcosa di diverso dal puro e semplice rimbalzo anche violento.
Già. Perché attualmente il consenso medio degli analisti fissa un target price teorico a 7,87 euro, uno scostamento che, rispetto ai prezzi attuali, ingolosisce ma che richiede massima prudenza o la scenta di strumenti adatti capaci di neutralizzare ribassi profondi da questi livelli. Cash collect low barrier come esempio. Cosa ricercare quindi nei dati per trasformarsi da trappola di valore a reale opportunità di inversione?
Stellantis deve dimostrare che il piano di risparmi e il ritorno pragmatico ai motori ibridi riescano a stabilizzare i ricavi. Fino a quando i flussi di cassa industriali non torneranno stabilmente positivi e il grafico del prezzo non mostrerà una chiara struttura di, l'acquisto sulla debolezza rimane un'operazione ad altissimo rischio speculativo. Il valore c'è solo se l'azienda torna a produrre profitti, altrimenti è solo un prezzo basso che può diventare ancora più basso.
Anche dal confronto con i competitor possiamo capire se il crollo di Stellantis sia un mal comune a tutto il comparto automotive o un’emorragia specifica, perché se è vero che il settore viaggia sui minimi a causa della pressione cinese la reazione finanziaria e industriale delle tre sorelle europee è profondamente asimmetrica.
Mentre Stellantis ha azzerato la cedola e brucia cassa per oltre 6 miliardi di euro, i concorrenti mostrano una tenuta fondamentale differente.
- Renault: Sotto la guida di De Meo, Renault ha registrato solidi volumi commerciali in mercati chiave nel primo trimestre 2026, trainata dal successo planetario del marchio Dacia (con Sandero auto più venduta in Europa) e da un posizionamento perfetto sulle motorizzazioni ibride, che non ha costretto la casa a svalutazioni repentine.
- Volkswagen: Nonostante le difficoltà legate al software e all'elettrico, Wolfsburg mantiene saldamente la leadership di mercato europea (26,9% di quota complessiva). Le banche d'affari come Deutsche Bank mantengono target price protettivi (fino a 120€), sostenuti da flussi di cassa industriali ancora capaci di pagare un ricco dividendo superiore al 6.6%.
- Stellantis: Rispetto ai concorrenti, Stellantis sconta l'effetto peggiore. Ha perso quasi un punto percentuale di quota di mercato in un anno (scendendo al 14,3%) e l'esposizione al mercato statunitense (Jeep/Ram) si è trasformata da miniera d'oro a zavorra operativa. La cancellazione del dividendo la priva dello "scudo" che invece difende il prezzo di Volkswagen durante le fasi di mercato orso.
E quindi diversi indizi sembrano suggerire che nel caso di Stellantis si è in presenza di una Value Trap ma questo ovviamente non è un buon motivo per evitare il titolo, anzi, e qui scatta un concetto controintuitivo, è proprio questo tipo di situazione che diventa interessante per i certificati con clausola di rimborso anticipato, si possono trovate prodotti con barriere veramente profonde, con cedole di tutto rispetto.
Un paio di esempi?
Questi cash collect su azioni hanno barriere profondissime e cedole anche dell’1,5 ma ovviamente contengono stellantis entrambe con barriera a 2,488
DE000UN91V46 si compera a 100,95 con cedola mensile dell1,58 e barriere al 40%. Come sottostanti ha MPS, STM, Ferrari e Stellantis, tutti titoli sopra lo strike con MPS addirittura a + 22%. Prodotto recentissimo che ha come data di regolamento l’8 giugno 2026 e che è protetto dal richiamo anticipato dal tempo fino al 17/12/26, prima data utile per il rimborso (6 cedole da 1,58) e da Stellantis che è in calo del 16% dallo strike ma con barriera distante ancora 52 punti percentuali a 2,488.
Ecco che il discorso sulla trappola di valore, gli scenari possibili di sviluppo e ripresa del titolo e il rischio atteso trovano nuova combinazione al punto che viene quasi da sperare, se si possiede questo cash collect, che Stellantis non si riprenda impedendo così il richiamo anticipato e garantendo così, a barriere invariate, un rendimento del 18,96% solo da cedole.
Qualcosa di più breve? DE000UN5R3G2 un Bonus Cap con scadenza 11/12/26, si compera a 99,95, bonus a 111 per un rendimento potenziale dell’11% che annualizzato è quasi il 24%. A condizione che la barriera posta a 3,0295 (41%) resista fino a fine anno.
Scenario ribassista con barriera molto profonda? DE000UN5R2M2 un REVERSE Bonus Cap con scadenza 11/12/26, si compera a 111, bonus a 117,5 per un rendimento potenziale dell’5,5% che annualizzato è quasi il 12%. A condizione che la barriera posta a 8,4826 (63%) resista fino a fine anno.
Chiudo con un Top Bonus che come è noto ha barriera valida solo a scadenza. DE000UN5R375 un TOP Bonus con scadenza 17/12/26, si compera a 99,36, bonus a 108,5 per un rendimento potenziale dell’9,63% che annualizzato è quasi il 21%. A condizione che la barriera posta a 3,6354 (30%) resista fino a fine anno.
Ad ogni investitore quindi il proprio strumento. Rialzo, ribasso, barriere profonde o meno, tutto da comporre con la propria personale idea di rischio atteso. A dimostrazione che anche su un titolo in chiara fase ribassista, con una possibile value trap in corso e con scenari futuri incerti è possibile trovare il prodotto che meglio si adatta alla propria personalissima idea di mercato, rischio e rendimento. E della loro variabile combinazione.
A questo link potrete iscrivervi per i prossimi webinar gratuiti di approfondimento: https://register.gotowebinar.com/register/1390054682568318476
A seguire il calendario del 2026, gli appuntamenti sono tutti di giovedì dalle ore 17 fino alle 18.
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