Alphabet: l’AI accelera i conti, ma il mercato comincia a chiedere quanto costerà

Bruno Nappini Bruno Nappini - 02/09/2026 09:02

2 settembre 2026

Alphabet rimane uno dei gruppi tecnologici più forti al mondo, ma il 2026 sta mettendo gli investitori davanti a un paradosso interessante: Google sta accelerando sull’intelligenza artificiale, sul Cloud e sull’infrastruttura proprietaria, mentre il titolo attraversa una fase di debolezza decisamente più evidente.

Il motore tradizionale rimane Search, affiancato da YouTube e da un Google Cloud sempre più importante, ma ormai gran parte delle aspettative è concentrata sull’intelligenza artificiale. Gemini, AI Search, i servizi Cloud e soprattutto i chip proprietari TPU stanno trasformando Alphabet da grande piattaforma digitale relativamente poco capital intensive a società che deve investire somme enormi in data center, capacità di calcolo ed energia.

I risultati del secondo trimestre hanno confermato una crescita molto forte: i ricavi sono aumentati del 24% su base annua e gli utili hanno ampiamente superato le attese. Ma proprio qui è emerso il punto che oggi preoccupa maggiormente Wall Street: gli investimenti sono saliti fino a circa 44,9 miliardi di dollari nel trimestre e, per la prima volta dalla quotazione, Alphabet ha registrato free cash flow negativo. Una parte eccezionale dell'utile è inoltre derivata dalla rivalutazione delle partecipazioni, tra cui Anthropic, e non dalla normale attività operativa.

Alphabet non sta comunque rallentando. Ad agosto Google ha stretto un importante accordo con Marvell per lo sviluppo di chip AI personalizzati, con l'obiettivo evidente di aumentare la propria autonomia tecnologica e contenere nel tempo il costo dell'enorme infrastruttura necessaria per l'AI. Proprio ieri Google ha inoltre siglato con Fervo un accordo per 396 MW di energia geotermica destinata ad alimentare la crescente domanda dei propri data center.

Accanto alle opportunità rimane però il tradizionale rischio regolamentare. L'Unione Europea sta valutando l'impatto delle nuove funzioni AI di Google Search sugli editori e sta verificando se la possibilità offerta da Google di escludere i propri contenuti dall'AI Search sia sufficiente a rispondere alle preoccupazioni concorrenziali.

Ed è probabilmente proprio questo contrasto tra crescita e costi dell'AI che aiuta a leggere il grafico.

Dopo aver raggiunto area 400 dollari tra maggio e giugno, Alphabet ha progressivamente perso forza. Il grafico daily mostra un canale di regressione chiaramente discendente: il forte recupero di inizio agosto, arrivato fino a circa 380-385, non è riuscito a modificare la struttura ed è stato rapidamente riassorbito. Con il prezzo a 335 dollari il titolo si trova nuovamente nella metà inferiore del canale e ben sotto la regressione centrale, oggi collocata indicativamente in area 345-350.

Il primo livello importante è quindi 330-335. La sua tenuta potrebbe favorire una stabilizzazione, mentre una rottura lascerebbe spazio verso 320 e successivamente verso la parte inferiore del canale, ormai prossima ai 305-310 dollari. Al contrario, un recupero di 345-350 sarebbe il primo elemento necessario per ridurre la pressione ribassista; solo successivamente si potrebbe tornare a parlare di un recupero strutturale.

C'è poi un elemento particolarmente interessante nel pannello della volatilità. L'IV Rank è salito intorno a 76 e il Model Free IVR si mantiene vicino a 90: il mercato delle opzioni sta quindi prezzando una volatilità decisamente superiore rispetto ai mesi precedenti. Prezzo in discesa e volatilità in aumento rappresentano una combinazione coerente con maggiore domanda di protezione e crescente percezione del rischio.

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Open Interest e gamma

La lettura degli open interest rende il quadro ancora più chiaro: la struttura di Alphabet è decisamente sbilanciata.

Al prezzo attuale, tutta la fascia compresa tra circa 310 e 340 mostra una forte gamma negatività, con i nodi più pesanti concentrati soprattutto a 310, 320, 330 e 340. In altre parole, sotto il prezzo attuale il mercato presenta numerosi strike put molto carichi e una struttura che può amplificare i movimenti ribassisti.

Il vero cambio di regime arriva più in alto: la gamma positività diventa significativa solo da area 350, dove compare il nodo dominante dell’intera distribuzione. Sopra 350 la struttura cambia nettamente e le call diventano prevalenti, con ulteriori concentrazioni a 360, 370-380, 390 e 400.

Scheda sintetica

Gamma sensibilità put: sotto 340/330

Gamma flip: tra 340 e 345

Gamma sensibilità call: sopra 350

Il punto operativo è quindi ben definibile: Alphabet si trova ancora dentro una prima area di gamma negatività. Finché resta sotto 345-350, il mercato rimane fragile e le discese possono essere più veloci. Solo il recupero stabile di 350 riporterebbe il titolo in una zona monetariamente più equilibrata, con possibilità di estensione verso 360-380.

Con volatilità implicita elevata, privilegerei quindi strategie a rischio definito: call spread a debito solo sopra 350, mentre sotto quel livello eventuali operazioni rialziste vanno considerate più tattiche. Sul lato ribassista eviterei put nude comprate a prezzi di volatilità già elevati; meglio eventualmente put spread a debito o strutture ratio/verticali che riducano il costo della volatilità.

 

 

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