Strategia Barbell nei certificati: come affiancare rendimento e resilienza in portafoglio

Giovanni Picone Giovanni Picone - 08/07/2026 11:40

Dai certificati più esposti ai grandi trend dell'intelligenza artificiale alle strutture Low Barrier e Airbag: un approccio per coniugare ricerca della performance e controllo del rischio.

Il quadro del mercato

Negli ultimi mesi il mercato ha premiato in modo deciso le aree a maggiore crescita, riportando al centro dell'attenzione temi come l'intelligenza artificiale, i semiconduttori e alcuni mercati asiatici particolarmente esposti a questa narrativa. Sono proprio questi segmenti a offrire oggi alcune delle opportunità di rendimento più interessanti anche nel mondo dei certificati, soprattutto attraverso strutture ad alta cedola costruite su basket composto da titoli fortemente legati al tema Tech/AI o su indici azionari in ogni caso direttamente collegati al medesimo tema, soprattutto grazie all’inserimento nei basket dell’indice coreano Kospi (come analizzato in questo articolo). L’idea di una costruzione di portafoglio secondo una logica Barbell assume oggi particolare rilevanza in un contesto caratterizzato da valutazioni elevate nei comparti che stanno guidando il rally e da un quadro macroeconomico che potrebbe riportare volatilità anche sui listini più forti.

L’approccio “Barbell”

Tuttavia, maggiore potenziale di rendimento significa inevitabilmente anche una maggiore esposizione al rischio. Per questo motivo può risultare interessante ragionare secondo una logica "Barbell": affiancare a una componente più dinamica del portafoglio, destinata a intercettare i trend di crescita più forti, una seconda componente costruita con strumenti caratterizzati da un profilo di rischio più contenuto.

Nel mondo dei certificati questo approccio può tradursi nell'abbinare prodotti più aggressivi – come quelli su indici ad alta volatilità o su basket di società protagoniste della rivoluzione dell'intelligenza artificiale – a certificati progettati per offrire una maggiore capacità di assorbire eventuali fasi di mercato avverse. In quest'ultima categoria rientrano prevalentemente strutture Low Barrier e Airbag, che uniscono meccanismi di protezione più efficienti a una selezione di sottostanti generalmente più resilienti.

L'obiettivo non è rinunciare al rendimento potenziale, ma costruire un equilibrio tra ricerca della performance e gestione del rischio, evitando che l'intero portafoglio sia esposto esclusivamente ai temi oggi più in voga, o più in generale abbia troppa esposizione alla volatilità. Una filosofia che consente di partecipare alle opportunità offerte dai mercati senza perdere di vista la solidità complessiva dell'allocazione.

La selezione

Per questo abbiamo analizzato tutti i certificati investment attualmente quotati rientranti nella categoria dei certificati a capitale protetto condizionato con premi periodici, i classici “Cash Collect”. A questa categoria abbiamo applicato i seguenti filtri “matematici”: l'obiettivo non è individuare i certificati con il rendimento più elevato, ma quelli che offrono il miglior compromesso tra rendimento potenziale e rischio assunto. Di seguito i filtri:

  • Buffer barriera > 55%
  • Prezzo compreso tra il 90% e il 104% del nominale
  • Rendimento cedolare annuo >12% p.a.
  • Rendimento ai valori attuali >12% p.a.
  • Non in bid-only

Questa selezione ci consente di andare a ricercare strutture resilienti che presentino però un pickup di rendimento rispetto al 12% annuo, che possiamo considerare un benchmark per quella serie di certificati su indici tradizionali (ne abbiamo parlato qui) che possono essere utilizzati per la parte “core” di portafoglio. Questa ricerca è infatti orientata a creare rendimento ulteriore sulla parte più resiliente di portafoglio, senza snaturare l’esposizione al rischio della stessa.

E i seguenti filtri “qualitativi”, cercando di selezionare emissioni che potessero rientrare nei seguenti cluster:

  • Solo basket italiani + 1/2 EU
  • Solo basket italiani + 1/2 US (no Tech)

L’idea, pertanto, è quella di rimanere su basket che sappiano monetizzare valore senza ricorrere nuovamente all’esposizione verso la tecnologia americana o l’Intelligenza Artificiale, proprio perché tali tematiche rappresentano già il principale driver della componente più dinamica del portafoglio.

Decidiamo di applicare altri criteri qualitativi che ci portano ad escludere certificati con la contemporanea presenza di più asset con una volatilità più alta della media di mercato. Tra questi escludiamo quindi basket composti da coppie tra Stellantis, Rheinmetall, ASML Holdings, Siemens Energy, Commerzbank e Thyssenkrupp. Il ragionamento è legato al fatto che avere payoff resilienti su sottostanti più volatili del benchmark europeo (VSTOXX), snaturerebbe la view di asset allocation che stiamo analizzando. La selezione, che riproponiamo interamente, ci ha così portato ad analizzare i due certificati evidenziati in giallo. 

Strategia Barbell nei certificati: come affiancare rendimento e resilienza in portafoglio 1

Fonte: FreeFinancePRO

Sotto la lente finisce quindi il Phoenix Memory Step Down (Isin IT0006775628) di Marex agganciato ai titoli Banco BPM, Eni, STM e Deutsche Bank. Che è il primo certificato per ponderazione rischio (ossia buffer barriera) con rendimento che rispetta i filtri matematici e qualitativi sui sottostanti. Il certificato è agganciato infatti ad un sottostante con un basket prevalentemente italiano con un solo titolo europeo, per altro un bancario tradizionale. Rispetta anche il criterio “quantitativo” con un buffer barriera di circa il 55% e un rendimento del 17% annuo dato da un flusso cedolare mensile dell’1,417%. Nasce come un Low Barrier 40% ma sta patendo il calo di Eni, l’attuale worst of, per altro unico titolo del paniere ad essere in territorio negativo. Da analizzare anche questo aspetto perché molto sposta rispetto alla reale esposizione al rischio complessiva del certificato. Banco BPM è a +21% da strike, Deutsche Bank a +18,6%, STM a +15,9%. Unico negativo è Eni a -12,6%. Ad attenuare lo scenario negativo c’è anche l’opzione autocallable più aggressiva del solito. Prima data di rilevazione è la seconda mensile dall’emissione e cade il prossimo 13 luglio con trigger subito al 96% con step down decrescenti del 2% mese. Un po’ complicato ritenere che Eni possa colmare il gap già entro pochi giorni ma, ipotizzando anche solo una stabilità dei corsi del titolo petrolifero italiano, la rapida corsa al ribasso del trigger decrescente andrebbe a centrare l’autocall paradossalmente già a novembre. La resilienza della struttura autocallable si associa ad una cedola molto sostenuta, data proprio dal boost offerto da questa opzione, e dalla barriera capitale al 40%.

L’attuale configurazione del basket rappresenta probabilmente lo scenario più favorevole per questa tipologia di certificati, soprattutto considerando il potenziale richiamo anticipato rispetto all’emissione. Infatti, avere a disposizione un solo worst of ben definito, diminuisce il rischio complessivo del basket e al tempo stesso consente di avere accesso ad un rendimento molto più interessante se ponderato per il rischio. Questo per dire che, anche se dovesse rimanere in portafoglio e non centrare gli autocall di breve, è in ogni caso una struttura ben equilibrata capace di occupare egregiamente la casella di portafoglio riservata ai prodotti più “resilienti”.

Strategia Barbell nei certificati: come affiancare rendimento e resilienza in portafoglio 2

Fonte: Scheda RENDIMENTO Isin IT0006775628 / FreeFinancePRO

Il secondo certificato sotto analisi è il Phoenix Memory Step Down (Isin XS3395266136) firmato Barclays agganciato ai titoli Kering, STM, Thyssenkrupp e Unicredit. È una emissione appartenente alla nuova era dei Low Barrier, si tratta infatti di una barriera 25% con il certificato che nonostante il worst of (STM) a -11,16%, si presenta in ogni caso con un buffer barriera del 71% con un rendimento potenziale del 14,71% dato dalle cedole mensili dell’1,28% agganciate ad un trigger cedola del 35%. Struttura autocall tradizionale con primo appuntamento a novembre prossimo con primo trigger 100% e successivamente decrescente dell’1% mese. Non deve spaventare in tal senso il prezzo leggermente sopra la pari che di fatto incorpora semplicemente l’imminente cedola in pagamento nei prossimi giorni (data di rilevazione il 16 luglio prossimo), sia anche la possibilità di incassare più premi potenziali prima dell’eventuale richiamo. La reattività dei prezzi del certificato deve essere letta anche in tal senso. Di fatto un certificato da portafoglio, che può serenamente essere utilizzato per la parte maggiormente resiliente.

Ultimo step di analisi con l’ultimo cluster di osservazione, apriamo la selezione dedicata ai basket composti da due titoli italiani e massimo due americani ma che non siano appartenenti al segmento tecnologico/AI. Chiaramente mi aspetto una forma di resilienza in più e così puntualmente accade anche se non leggo questa asimmetria immediatamente con i parametri che ci siamo preimpostati. Arriviamoci per gradi. Il filtro ci porta a parlare del Phoenix Memory Airbag (Isin IT0006776659) emesso da Marex e agganciato ai titoli Intesa San Paolo, Unicredit, American Airlines e Carnival

Certificato che si distingue per una barriera capitale al 40%, un Low Strike per il calcolo dell’Airbag ugualmente al 40% e un flusso di premi mensili dell’1,35%. Il nostro filtro ci mette in evidenza questo certificato per un buffer barriera attualmente del 57%, ma non ci aggiunge il fatto che il livello, già resiliente di per sé, non racconta da solo il fatto è presente anche l’Airbag come ulteriore elemento di protezione. Il ricorso ai titoli US, con caratteristiche di rischio leggermente più alte, consente di non deprimere il rendimento potenziale che rimane su un più che accettabile 16,2% annuo. 

Certificato che non sfigura affatto nemmeno se andiamo a filtrare solo su Airbag con barriera 40% su questa tipologia di selezione di sottostanti per aree geografiche. E’ infatti una struttura che ha un profilo migliore anche se confrontata con basket contenenti titoli tech-US. 

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Fonte: FreeFinancePRO

Prezzo ancora vicino alla parità con attuali worst of i due titoli americani con Carnival a -7,7% da strike e American Airlines a -1,38%. Gli altri due asset del basket sono invece positivi. Citiamo questo certificato anche perché può essere utilizzato per le proprie caratteristiche come asset da portafoglio, in quanto, anche un pò in controtendenza, non ha l’autocall facilitato ma il trigger fisso al 100% a partire dalla rilevazione di settembre. Basket leggermente più rischioso dei precedenti ma che va a finanziare una struttura opzionale più asimmetrica grazie alla presenza dell’Airbag posizionato esattamente sul livello Low Barrier della barriera capitale (40%).  In uno scenario particolarmente negativo, inoltre, la presenza dell’Airbag riduce la sensibilità della perdita rispetto all’andamento del worst of oltre il livello barriera, introducendo un ulteriore elemento di asimmetria favorevole per l'investitore.

Conclusione

La logica Barbell non significa dividere il portafoglio tra strumenti "sicuri" e strumenti "rischiosi", né tantomeno rinunciare al rendimento potenziale. Significa piuttosto attribuire a ogni certificato un ruolo preciso all'interno dell'asset allocation. Da una parte trovano spazio emissioni pensate per intercettare i grandi temi di crescita dei mercati, accettando una volatilità più elevata in cambio di cedole particolarmente generose; dall'altra strumenti costruiti per offrire una maggiore capacità di assorbire eventuali fasi di debolezza, grazie a strutture opzionali più efficienti e a basket di sottostanti maggiormente equilibrati.

L'obiettivo finale non è individuare il "certificato migliore" in senso assoluto, ma costruire un portafoglio in cui ogni posizione contribuisca in modo coerente al profilo di rischio-rendimento complessivo. È proprio questa la filosofia che continueremo a sposare nella convinzione che, soprattutto nelle fasi di mercato più mature, sia l'equilibrio tra rendimento e gestione del rischio a fare realmente la differenza nel tempo.

 

A cura di Giovanni Picone
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