Un settore per diversificare il portafoglio. Tra cambio di guidance e nuove strategie aziendali, un focus su cosa offre la gamma di certificate quotati sul secondario.
Nel primo semestre del 2026 il settore automotive continua a rappresentare una delle aree più controverse dei mercati finanziari. Da una parte troviamo dazi commerciali, concorrenza cinese, margini sotto pressione e una transizione elettrica che continua a richiedere investimenti enormi. Dall’altra, valutazioni compresse, dividendi ancora elevati e alcune realtà industriali che stanno dimostrando una capacità di adattamento superiore alle attese.
È esattamente questo tipo di contesto che spesso genera le opportunità più interessanti per gli investitori. Quando il mercato tende a considerare un intero settore come problematico, il rischio è quello di non distinguere più tra aziende che stanno subendo il cambiamento e aziende che invece stanno imparando a sfruttarlo.
Per questo motivo il comparto automotive merita oggi una riflessione più approfondita, soprattutto per chi utilizza strumenti come i certificati di investimento, che possono trasformare volatilità, dispersione tra asset e incertezza in una fonte di rendimento potenziale.
Il mercato non sta comprando il settore, sta selezionando i vincitori
Uno degli errori più frequenti nell’analizzare l’automotive consiste nel considerarlo un unico blocco omogeneo. La realtà è molto diversa.
Oggi sotto l'etichetta "settore auto" convivono modelli di business profondamente differenti. Ferrari e Porsche vendono esclusività, scarsità e margini che chiaramente le avvicinano più al mondo del lusso che a quello dell'automobile tradizionale. In particolare, il gruppo Ferrari sta progressivamente estendendo il proprio brand oltre le quattro ruote, come dimostra il progetto Ferrari E-Building e soprattutto il recente sviluppo di Ferrari Luce, iniziativa che testimonia la volontà della società di valorizzare il marchio anche attraverso esperienze e attività ad alto valore aggiunto. Una strategia che ricorda più i grandi gruppi del lusso che i tradizionali costruttori automobilistici e che contribuisce a spiegare perché il mercato continui a riconoscere a Ferrari multipli significativamente superiori rispetto al resto del comparto.
Volkswagen resta il più grande conglomerato europeo del settore, con una presenza che spazia dal mass market ai marchi premium, ma deve gestire la complessa transizione elettrica preservando al tempo stesso la redditività delle attività storiche. BMW e Mercedes continuano a beneficiare della forza dei rispettivi brand premium, riuscendo a difendere margini e pricing power meglio della maggior parte dei concorrenti generalisti. Ford genera una parte rilevante dei propri profitti dai veicoli commerciali e dalle attività professionali, mentre Renault sta portando avanti una profonda ristrutturazione industriale puntando sull'efficienza operativa e sulle partnership strategiche. Stellantis, dopo anni di forte generazione di cassa, sta cercando di recuperare competitività in un contesto particolarmente sfidante tra dazi, pressione sui margini e rallentamento di alcuni mercati chiave.
Al di fuori dell'Europa il quadro è altrettanto eterogeneo. Tesla rimane il principale riferimento occidentale per l'elettrico e continua a essere valutata dal mercato più come una piattaforma tecnologica che come un costruttore automobilistico tradizionale, con aspettative fortemente legate all'intelligenza artificiale, alla guida autonoma e alla robotica. BYD rappresenta invece il vero protagonista della trasformazione in corso: grazie all'integrazione verticale, alla leadership nelle batterie e a una struttura di costi estremamente competitiva, il gruppo cinese sta guadagnando quote di mercato in numerose aree geografiche e viene oggi percepito come il principale sfidante globale dei produttori storici. Nio, infine, rappresenta il segmento più innovativo dell'automotive cinese, con una forte focalizzazione sulla fascia premium e su tecnologie distintive come il battery swapping, ma resta una realtà ancora impegnata a dimostrare la sostenibilità economica del proprio modello di crescita.
Il risultato è un settore dove convivono storie di lusso, tecnologia, turnaround industriali, campioni nazionali e nuovi leader cinesi. È proprio questa dispersione tra modelli di business, prospettive e valutazioni che rende oggi l'automotive uno dei comparti più interessanti da osservare per chi cerca opportunità tattiche di investimento.
La vera sfida arriva dalla Cina
Se esiste un tema dominante per l’automotive europeo, questo è senza dubbio l’avanzata dei produttori cinesi.
Negli ultimi anni la Cina non si è limitata a diventare il principale mercato mondiale per i veicoli elettrici. Ha costruito un vantaggio competitivo che oggi coinvolge l’intera filiera: batterie, software, componentistica, produzione e capacità industriale.
Le immatricolazioni dei marchi cinesi continuano a crescere rapidamente in Europa e stanno erodendo quote di mercato soprattutto ai produttori generalisti.
La pressione è particolarmente evidente nelle fasce medio-basse del mercato, dove il fattore prezzo rimane determinante e dove molti costruttori europei faticano a mantenere la competitività.
Al contrario, i marchi premium e luxury continuano a mostrare una maggiore resilienza grazie alla forza del brand e a una clientela meno sensibile al prezzo finale.
La transizione elettrica non è una corsa lineare
Se fino a pochi anni fa il mercato sembrava convinto che la diffusione delle auto elettriche sarebbe stata una progressione costante e lineare, il 2026 sta raccontando una storia diversa.
La domanda continua a crescere, ma con velocità molto differenti tra le varie aree geografiche.
La Cina resta il principale motore dell’elettrificazione globale. Gli Stati Uniti mostrano un andamento più selettivo. L’Europa procede a velocità inferiori rispetto alle aspettative iniziali.
Per i produttori occidentali questo significa dover sostenere contemporaneamente due mondi.
Da una parte occorre continuare a investire miliardi di euro nello sviluppo di nuove piattaforme elettriche. Dall’altra bisogna mantenere redditizi i business tradizionali che ancora oggi finanziano gran parte della transizione.
È una fase delicata che richiede disciplina finanziaria, capacità industriale e una gestione estremamente attenta del capitale.
Chi può monetizzare meglio questo scenario?
L’attuale contesto tende a favorire le aziende che possiedono almeno una delle seguenti caratteristiche:
• elevato potere di prezzo;
• forte generazione di cassa;
• esposizione limitata alla guerra dei prezzi sull’elettrico;
• capacità di condividere investimenti e piattaforme attraverso partnership industriali.
In questo scenario Ferrari continua a rappresentare probabilmente il caso più solido dell’intero comparto.
La società di Maranello viene valutata dal mercato più come un titolo del lusso che come un costruttore automobilistico tradizionale. La visibilità sugli ordini, la capacità di trasferire gli aumenti di costo ai clienti e la redditività straordinaria la rendono un’anomalia positiva all’interno del settore.
Ford rappresenta invece una storia di trasformazione industriale.
Il segmento dei veicoli commerciali continua a generare risultati robusti, mentre il gruppo sta cercando di costruire nuove fonti di crescita legate alle infrastrutture energetiche e allo storage. Una strategia che potrebbe consentire di ridurre progressivamente la dipendenza dal ciclo automobilistico tradizionale.
Renault è probabilmente il titolo che meglio rappresenta il tema dell’esecuzione manageriale. Pur operando in uno dei segmenti più difficili del mercato europeo, il gruppo sta mostrando una disciplina sui costi e una capacità di generare cassa che negli ultimi anni sono state spesso sottovalutate dagli investitori.
Più complessa la situazione di Stellantis.
Il titolo incorpora già gran parte delle preoccupazioni del mercato: rallentamento della domanda, impatto dei dazi, pressione competitiva e incertezza sulla velocità della ripresa operativa.
Proprio per questo motivo rappresenta probabilmente il caso più polarizzante del settore. Se il management riuscirà a dimostrare l’efficacia delle iniziative avviate negli ultimi trimestri, il potenziale di recupero potrebbe essere significativo. Se invece le difficoltà operative dovessero protrarsi, il percorso potrebbe richiedere più tempo del previsto.
Quattro titoli, quattro DNA differenti: Focus certificati
Arriviamo diretti sul tema certificati seguendo però la narrativa del nostro ragionamento. Perché il focus va ad abbracciare un paniere che risulta avere quelle caratteristiche di rischio-rendimento figlie di una dispersione dei rendimenti e non troppo esposto alla dinamica volatilità. Abbiamo applicato diversi filtri a tutte le emissioni presenti sul mercato secondario cercando strumenti con alto flusso cedolare ma allo stesso tempo sufficiente protezione: buffer dalla barriera di protezione maggiore di 35% e rendimento annuo maggiore del 16%, eliminando chiaramente gli strumenti in bid-only o poco competitivi.

Fonte: FreeFinancePRO
Guardando alla selezione effettuata, il Cash Collect Memory Step Down (Isin DE000VY51774) emesso da Vontobel che segue Stellantis (47,39% di volatilità implicita), Ford (46%), Renault (35%) e Ferrari (32,78%), è il più protettivo tra i certificati sul segmento automotive “tradizionale” quotati sul secondario con un buffer barriera del 45,59% e un rendimento annuo potenziale del 19,02%, dato dalle cedole mensili dell’1,52% e dall’attuale prezzo sotto la pari (98,60 euro).
Il top performer di questa serie invece è il Cash Collect Memory Step Down (Isin DE000VY2EJH8) emesso da Vontobel e legato ad un basket composto dalle sole Stellantis e Nio. Buffer barriera in questo momento del 32,32%, per via anche della barriera posta al 60% degli strike iniziali, ma un rendimento esplosivo del 29,19% annuo in ragione di cedole mensili del 2,23%.
Per chi volesse rimanere su temi “aggressivi”, si distingue anche il Cash Collect Memory Airbag Step Down (Isin DE000VY2EJJ4) sempre targato Vontobel che è andata a comporre un basket dove si vede la contemporanea presenza di BYD, Nio, Renault e Stellantis, di fatto tutti le azioni più “aggressive” del settore, ma con l’aggiunta della componente Airbag per attenuare il rischio potenziale. La struttura presenta oggi un buffer barriera del 29%, un prezzo sotto la pari (95,4 euro) con cedola dell’1,88% mensili che valgono un rendimento annuo potenziale del 25,25%.
A cura di Giovanni Picone
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